(Adnkronos) -
Due titani della chitarra, Steve Hackett (Genesis) e Steve Rothery (Marillion), si uniscono per la prima volta in un album. Il progetto si chiama ‘The Roaring Waves’, un album di sette brani strumentali in uscita il 28 agosto per InsideOutMusic. La notizia, da sola, basta a scuotere il mondo del rock progressivo, ma ad accendere le speranze dei fan anche di un tour insieme è l'italiano Riccardo Romano, musicista, co-autore e co-produttore del disco che all’Adnkronos racconta cosa si prova a trovarsi in studio, fianco a fianco con due giganti che hanno scritto la storia del rock: "Quando lavoro con loro non penso mai al cognome, sennò non ce la farei. Per me sono Steve e Steve", confida Romano, svelando il segreto per gestire la pressione.
Romano, musicista, produttore e arrangiatore, è stato il ‘terzo uomo’ fondamentale che ha permesso a questa storica unione di concretizzarsi in un concept album con la profondità del mare come tema centrale. Il primo singolo ‘The Black Sea’ è uscito 3 giorni fa e su YouTube conta già 132mila visualizzazioni. Ma come nasce un progetto di questa portata? "La storia è questa: Steve Rothery e Steve Hackett sono amici", racconta Romano. "Un po' di anni fa, in conclusione di un tour, Steve Hackett ha invitato Steve Rothery sul palco. Nei camerini, parlando, hanno detto: 'Perché non replichiamo questa esperienza?'. Lì è stata messa la prima pietra". Quando i due hanno iniziato a scrivere, si sono resi conto di aver bisogno di un aiuto. Essendo Romano già da dodici anni nella band di Rothery, la scelta è stata naturale. "Ho iniziato a viaggiare nel corso di questi ultimi anni, avanti e indietro. Abbiamo iniziato a scrivere insieme, letteralmente a sei mani, questo album".
Il processo creativo è stato un ritorno alle origini. "Facevamo delle lunghe jam session di improvvisazione", continua Romano. "Poi io ascoltavo queste sessioni, a volte di ore, e insieme a loro mettevo insieme le parti migliori. Questa scrematura ha portato alla stesura finale dell'album". Un lavoro che, pur essendo durato otto anni dal concepimento alla masterizzazione finale negli studi di Abbey Road, ha avuto un tempo effettivo molto più breve, diluito tra gli impegni dei due chitarristi. In un'epoca dominata dagli algoritmi, ‘The Roaring Waves’ è un manifesto controcorrente. "È un disco estremamente suonato. C'è pochissima elettronica", sottolinea Romano. "Tutto è suonato: chitarra, batterie vere, bassi e tastiere". Questo approccio diventa un atto rivoluzionario. "Certe volte la rivoluzione parte al contrario", riflette Riccardo. "Da parte loro c'è l'orgoglio del passato, come a dire: 'Noi abbiamo fatto grandissime cose con una metodologia, non cambiamola'".
Questa filosofia si lega alla visione di Romano sullo stato del rock progressivo, un genere che vede prigioniero del suo stesso passato. "Onestamente, non vedo quel coraggio e quell'apertura mentale che c'era nello spirito degli anni '70. Paradossalmente, il prog, che era una forma mentis, un approccio di libertà musicale, è diventato uno stile. Manca il concetto del pioniere che vuole fare qualcosa che è stato detto di meno". Per lui, l'arte deve essere sempre "tentativo". Ed è anche per questo che la sua opinione sull'intelligenza artificiale, è netta: "A me non piace. Mi lascia molto perplesso e cerco di farne un uso tendente allo zero assoluto". È una difesa dell'arte "fatta a mano", con le imperfezioni che "donano fascino alle cose". "L'intelligenza artificiale rischia di appiattire, di far suonare le cose magari perfette ma piatte. E poi incrocia dati del passato. Questo vuol dire che non potrà mai creare qualcosa di realmente nuovo. Manca il tentativo, manca il coraggio".
Ma come si gestisce la pressione di lavorare con tali icone? L'antidoto è l'etica del lavoro. "Steve Hackett è uno stacanovista assurdo, ha 76 anni, si sveglia alle sei di mattina per fare esercizi di chitarra. Ha un'etica professionale mostruosa. Quando lavoriamo, lo facciamo ininterrottamente: pausa pranzo di 10 minuti, e passiamo giornate intere a suonare. Pensare solo alla musica diventa un antidoto alla timidezza". La lezione più grande? "Questo senso etico, questo grande rispetto per la musica. Lavori con persone che hanno dato tanto, ricevuto tanto e non sono ancora appagati, sono artisticamente vivi".
‘The Roaring Waves’ è un concept che, suggerisce, "ha bisogno di attenzione e immersione". Ma il viaggio potrebbe non essere ancora finito e, sull'onda dell'entusiasmo, chissà che non si pensi già a un secondo album insieme: "L'ipotesi c'è. Ci stanno ragionando". E un tour? "Sarebbe straordinario portare questo disco live, magari con dei bis dei successi di Genesis e Marillion", confessa Riccardo. La risposta, però, è nelle mani dei fan: "Steve (Hackett, ndr) una volta ha risposto: 'Dipenderà dal feedback del pubblico'". Mentre si prepara a tornare a Londra, dove è al lavoro per l’album da solista di Steve Hackett, Romano ci lascia con l'immagine di un'arte che, per essere viva, deve rimanere umana, imperfetta e, soprattutto, coraggiosa. “Come si dice a Roma: ci devi provà”. (di Loredana Errico)













