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Economia e lavoro | 21 marzo 2024, 13:13

TE Connectivity di Collegno: c'è la cassa fino a settembre 2025, ma la priorità ora è trovare un nuovo investitore

Oltre all'ammortizzatore sociale, anche possibili ricollocamenti, ma anche formazione e politiche attive. L'assessore Chiorino: “Ora confidiamo che la reindustrializzazione vada a buon fine. Avevamo detto che non avremmo lasciato indietro nessuno e così è stato”

TE Connectivity, sottoscritto l’accordo per salvare i lavoratori

TE Connectivity, sottoscritto l’accordo per salvare i lavoratori

Cassa integrazione fino all'estate 2025, nella speranza che nel frattempo un nuovo investitore si faccia avanti per rilevare l'attività. E intanto ulteriori strumenti come incentivi, eventuale ricollocazione, ma anche formazione e politiche attive del lavoro.

Questa mattina è stata ufficializzata, presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, la sottoscrizione dell’accordo tra Regione Piemonte, TE Connectivity, Città di Collegno, FIM CISL, FIOM CGIL e le Rsu aziendali per garantire i 222 lavoratori coinvolti. Per ora, si parla di uno scouting di diverse centinaia di aziende, ma alla fine sarebbero non più di tre o quattro quelle concretamente interessate.

La Regione Piemonte, tramite l’assessorato regionale al Lavoro guidato da Elena Chiorino, dopo un’opera di costante interlocuzione con gli attori, grazie  a misure rivolte alle imprese a disposizione, si è impegnata a promuovere investimenti e acquisizione di aziende in crisi, volte a una completa reindustrializzazione. 

Decisivo nel costruire un percorso che oggi arriva all’esito positivo tra le parti, il ruolo dell’Unità Crisi Integrata Regionale (UCRI) composta da Regione Piemonte, Agenzia Piemonte Lavoro e Sviluppo Lavoro Italia e di Alberto Anselmo, esperto nella gestione di crisi aziendali e azioni di politica attiva del lavoro a sostegno dei lavoratori di aziende in crisi.

Se da una parte rimane il dispiacere per quanto vissuto dai lavoratori di TE Connectivity, siamo soddisfatti di aver favorito il raggiungimento di questo risultato che vede un accordo tra le parti e ci permette di accompagnare i lavoratori e di continuare a seguirli passo dopo passo in questa vertenza, perché non considero finito qui il nostro compito. L’obiettivo è che la reindustrializzazione vada a buon fine: la Regione c’è e non lascia indietro nessuno. E’ una risposta che dovevamo dare, perché ci eravamo presi l’impegno di farlo” ha dichiarato Elena Chiorino, assessore regionale al Lavoro.

Volevamo dare serenità alle tante famiglie dei lavoratori TE Connectivity e così è stato grazie all’impegno della Regione Piemonte che, con le misure messe in campo, si è rivelato ancora una volta in interlocutore serio e affidabile di fronte all’emergenza”, è il commento di Maurizio Marrone, assessore alle Politiche Sociali.

Da parte loro, i sindacati sottolineano come in sede ministeriale si sia raggiunto "un accordo sul piano di gestione e riduzione degli impatti sociali che si dispiegherà per un anno e mezzo attraverso tavoli condivisi con regione Piemonte e tutte le Istituzioni competenti, tra cui anche il comune di Collegno, e che ci vedrà tutti impegnati sulla ricerca di una soluzione produttiva, sui percorsi formativi, di reindustrializzazione e ricollocazione e di incentivi agli esodi volontari", dicono Marco Barbieri di Fim Cisl e Giorgia Perrone di Fiom Cgil Torino.

Ma il ragionamento sulle delocalizzazioni è stato affrontato anche in una prospettiva più ampia, che prenda il caso TE come esempio da non ripetere in futuro crisi per delocalizzazione. "La normativa è assolutamente inadeguata per affrontare scelte aziendali di tale portata, ed è per questo che, tra le varie iniziative sindacali, negli scorsi giorni ci siamo anche recati a Bruxelles presso il Parlamento Europeo per discutere con alcuni eurodeputati della TE Connectivity e più in generale dell’urgenza di avere leggi davvero tutelanti, ed una politica industriale italiana ed europea. Abbiamo chiesto di agire su tutte le forze politiche italiane perchè si operi una maggiore pressione sulle istituzioni, a partire dal Mimit, e sulla multinazionale Te Connectivity, affinché si trovino soluzioni industriali adeguate alla tutela delle persone che oggi lavorano per la TE e le generazioni future a cui vorremmo lasciare un territorio non smantellato dal punto di vista industriale".

E qualcosa, nel frattempo, sembra essersi mosso: "Sappiamo che è stata approvata una proposta di riforma dei trattati europei che dovrebbe portare a una normativa europea stringente e maggiormente tutelante in materia di delocalizzazioni, ma questa dovrà essere approvata dai singoli Stati e non c’è più tempo da perdere. Il tessuto manifatturiero torinese si sta sgretolando da tempo e abbiamo il dovere di invertire la rotta a partire dal sito storico collegnese di produzione di connettori elettrici", concludono Fim e Fiom.

redazione

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