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Economia e lavoro | 03 maggio 2024, 09:42

Te connectivity, la beffa arriva dall'Abruzzo: Collegno chiude, ma a San Salvo si apre un nuovo parco fotovoltaico

I sindacati: "L'azienda dichiara impegno a favore di territorio e comunità, ma poi sposta le produzioni torinesi in Cina e Usa. Vale solo il massimo profitto?"

protesta sindacale davanti al grattacielo

Amarezza per il destino dei 225 lavoratori della Te Connectivity di Collegno

La beffa, per i lavoratori Te connectivity di Collegno, arriva dall'Abruzzo. Mentre alle porte di Torino si avvicina la fine del conto alla rovescia per la produzione di piccoli connettori per l'elettronica, infatti, in queste ore a San Salvo (provincia di Chieti) l'azienda multinazionale inaugura un parco fotovoltaico. Un'occasione, raccontano i sindacati, in cui è stato ribadito “l’impegno dell’azienda a favore del territorio e della comunità locale all’insegna della sostenibilità”.

Parole che feriscono chi - sono 225 le persone coinvolte - rischia a breve di non avere un lavoro, sul territorio torinese. Mentre i prodotti che vengono tutt’ora fatti a Collegno per il mercato italiano ed europeo saranno presto prodotti in Cina e Usa. "Può esserci sostenibilità ambientale senza quella sociale? Può una multinazionale come TE considerare solo il massimo profitto?", si chiedono i rappresentanti dei lavoratori.

In particolare, Marco Barbieri (Fim Torino e Canavese) sottolinea come "Il confronto preventivo con le OO.SS. sulle scelte strategiche delle aziende, soprattutto quando si tratta di licenziamenti e chiusure di siti e delocalizzazioni, dovrebbe essere ulteriomente rafforzato dalla normativa e diventare prassi nelle relazioni sindacali. Diversamente, un po' come accade oggi, si continuerà ad intervenire esclusivamente per occuparsi delle conseguenze di tali scelte". E Giorgia Perrone, Fiom Torino, aggiunge: "La normativa italiana sulla delocalizzazione è inefficace nella tutela di lavoratori e lavoratrici del nostro territorio: serve una normativa europea che renda antieconomico lo spostamento delle produzioni e che al contempo crei le condizioni per l’insediamento e la permanenza di imprese. Serve una politica salariale, industriale ed energetica all’altezza delle sfide che stiamo affrontando".

"Non è tollerabile
- conclude - che le multinazionali come la TE Connectivity, che hanno estratto tutto quello che potevano da un luogo e dalla sua comunità, possano andarsene non appena si presenta la necessità di fare investimenti per mantenere sempre lo stesso livello di profitto”.

Massimiliano Sciullo

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