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Cronaca | 05 luglio 2024, 13:37

Uccise il padre violento per difendere la madre, la Cassazione chiede Appello bis per Alex Pompa

Lo studente dell'alberghiero di Pinerolo, che nell'aprile del 2020 accoltellò il genitore nella loro casa di Collegno, era stato assolto in primo grado per legittima difesa ma condannato in Appello a sei anni e due mesi

La Cassazione chiede Appello bis per Alex Pompa, qui con la madre e il fratello

La Cassazione chiede Appello bis per Alex Pompa, qui con la madre e il fratello

La Procura generale della Cassazione ha chiesto un nuovo processo d’Appello per Alex Pompa, il ragazzo che nell’aprile del 2020 uccise a coltellate il padre a Collegno, al culmine dell’ennesima lite familiare per difendere la madre.

La richiesta del pg Dall'Olio

È evidente la necessità di una motivazione rafforzata davanti a un ribaltamento così evidente rispetto alla prima pronuncia - ha sottolineato il sostituto procuratore generale della Cassazione Marco Dall’Olio nel corso della requisitoria davanti ai giudici della Prima Sezione Penale - La motivazione della pronuncia di Appello deve essere massimamente rafforzata: il primo giudice assume come attendibili le testimonianze della madre e del fratello di Alex mentre i giudici d’appello con la sentenza hanno disposto l’invio degli atti in procura per falsa testimonianza. Partendo dal presupposto che si è trattato di un giorno di ordinaria violenza nella sentenza di Appello non è dato comprendere cosa abbia scatenato la condotta di Alex”, ha sottolineato il pg concludendo con la richiesta di annullamento con rinvio della sentenza impugnata e un nuovo processo di Appello.

Assolto in primo grado, condannato in Appello

Assolto in primo grado per legittima difesa, Pompa, che ora porta il cognome della madre, Cotoia, era stato condannato il 13 dicembre del 2023 a sei anni e due mesi dalla Corte di Assise di Appello di Torino. Secondo i giudici di secondo grado nell’agire di Alex Pompa, “nessuno spazio può trovare un’ipotesi di eccesso colposo in legittima difesa, tenuto conto della sede dei colpi (almeno 15 coltellate in regione dorsale), della reiterazione degli stessi (34) e del numero di armi impiegate (sei coltelli) che depongono unicamente nel senso di una condotta francamente aggressiva”.

Tra attenuanti e aggravanti

Nel corso del giudizio di Appello una pronuncia della Consulta, a cui si erano rivolti i giudici torinesi, aveva permesso l’applicazione della prevalenza di alcune attenuanti sulle aggravanti. “Alex non è un vendicatore, ha sempre tenuto comportamenti che sono stati ricostruiti attraverso le testimonianze della madre e del fratello e le registrazioni entrate nel processo - ha evidenziato l’avvocato Claudio Strata, difensore di Alex nel suo intervento davanti ai supremi giudici - Quella fu una serata fuori scala, anomala, quella sera esplose una bomba atomica. Il giudice d’appello non ha confutato gli argomenti posti alla base della sentenza di primo grado”. La sentenza è attesa in giornata.

redazione

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