È durato poco più di una settimana il tentativo di congelare i rincari del diesel alla pompa. Il price cap introdotto da Eni lo scorso 28 settembre – e rapidamente replicato da numerose compagnie del settore – si è infranto contro il calendario fiscale, lasciando spazio a un immediato adeguamento verso l’alto delle tariffe. La compagnia del cane a sei zampe aveva inizialmente prospettato l'intenzione di mantenere saldo il tetto tariffario fino al termine del 2026, ma la tenuta dell'iniziativa si è scontrata con la scadenza delle misure governative.
La barriera fissata a 2,19 euro al litro ha retto fino a ieri, 5 ottobre. A decretarne la fine è stata la mancata attivazione del meccanismo sulle cosiddette accise mobili: come denunciato dall'Unione nazionale consumatori, in Gazzetta ufficiale non è comparso alcun decreto utile a prorogare o rimpiazzare lo sconto di 6,1 centesimi giunto a termine. Di conseguenza, a partire da oggi l’imposta sul gasolio è tornata al livello ordinario di 672,90 euro per mille litri, segnando un incremento secco di 50 euro per mille litri.
Fin dal principio, del resto, il gruppo energetico aveva vincolato l'operazione al quadro normativo, specificando che il calmiere era "correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore", senza margine di assorbimento autonomo dei rincari fiscali. Esaurito il beneficio statale, la reazione sui listini è stata immediata.
I dati raccolti da Staffetta Quotidiana (quotidiano specializzato nell’informazione energetica) certificano infatti un incremento di sei centesimi al litro sui prezzi consigliati del gasolio da parte di Eni, mossa che ha comportato l'adeguamento della soglia massima a 2,25 euro al litro. Un ricarico comprensivo di Iva che, pur incidendo al momento per soli due millesimi sul dato medio nazionale, riflette una tensione diffusa che non risparmia nemmeno le altre fonti di alimentazione, con incrementi segnalati anche per Gpl e metano.
Il riflesso della fine dello sconto emerge già dalle ultime rilevazioni del Mimit (Ministero delle Imprese e del Made in Italy) per la modalità self service: lungo la rete stradale ordinaria il costo medio del gasolio si attesta a 2,244 euro al litro (mentre la benzina scende a 2,043 euro), mentre sui tratti autostradali il diesel raggiunge i 2,267 euro, a fronte di una verde che registra 2,054 euro.
Al momento non vi sono indicazioni sul fatto che anche altre compagnie petrolifere ritareranno i propri prezzi, ma la decisione del gruppo Eni fa presupporre che la "tregua" venga meno anche presso altri rivenditori. Una dinamica che riapre l'allarme sui costi di trasporto e sulla spesa delle famiglie.