Da Kobe a Michael Jordan: pochi mesi dopo lo spettacolo al Teatro Colosseo, ecco che Federico Buffa torna a raccontare i miti del basket con "Number 23 - Vita e splendori di Michael Jordan", questa volta a Le Rosine Golf Club di Grugliasco, giovedì 16 luglio alle 21:30.
Number 23. Vita e splendori di Michael Jordan è uno spettacolo scritto e interpretato da Federico Buffa, accompagnato in scena da Alessandro Nidi al pianoforte e prodotto da International Music and Arts.
Quale parte della vita di Michael Jordan sarà raccontata nello spettacolo?
"Dalla nascita fino alla fine del periodo agonistico, che per me è la partita di Utah, con l'ultimo tiro di gara 6 e il sesto titolo. La parentesi successiva a Washington a 40 anni la ritengo irrilevante anche se ha fatto vedere cose notevoli anche lì. Il racconto andrà avanti e indietro nella sua vita, ad esempio parlo delle due Olimpiadi quando Michael dice alla madre di voler andare ai Giochi dopo aver visto quelli del '72".
Quale Michael Jordan ci sarà in questo spettacolo?
"Tutti i fuoriclasse sono degli ossessivi compulsivi, lui ha portato l'ossessione compulsiva a un livello insensato. Jordan ha delle ragioni per essere com'è, Kobe Bryant è cresciuto in un ambiente benestante e trattato da sua madre come se ogni giorno fosse il suo compleanno. Quindi perché questa cattiveria? Secondo me ha visto Jordan ha pensato che quel modello fosse quello giusto e lo ha seguito in ogni atteggiamento".
Rispetto allo spettacolo su Kobe Bryant, quali sono le differenze?
"Sono due spettacoli totalmente diversi: quello su Kobe era uno spettacolo teatrale in senso stretto, ogni parola corrisponde a un suono, ogni sera è lo stesso spettacolo. Quello su Jordan invece è un'improvvisazione, che ovviamente ha dei contorni, ma se voglio aggiungere qualcosa lo faccio. Lo farò dopodomani, farò delle cose che non ho mai fatto e le posso fare senza problemi".
Come sarà l'interazione tra musica e racconto?
"E' un dialogo musica parola, il maestro Nidi oltre a suonare canta anche in maniera improvvisata. Ci sono tre canzoni, una assomiglia a un pezzo di Paolo Conte ma non lo è. La musica ci interessa specialmente per la parte legata alla crescita di Michael in un'ambiente segregato com'era la Carolina degli anni '60. Michael cresce in un paese insanguinato, in un sud devastante. Fa la sua prima elementare in una classe segregata, che è quello che gli ricorda suo padre prima della partita Carolina-Georgetown in cui segna per vincere e si mette definitivamente sulla mappa".
Che ricordi ha di Michael Jordan?
"L'ho giocare circa 90 volte e penso di essere un privilegiato per essere stato a bordo campo in gara 5 del '97 e gara e gara 6 del '98, cioè essere a 5-10 metri dall'azione e vedere lui dominare non soltanto la partita, lui ha un dominio sciamanico su nove giocatori, tre arbitri, ventimila telespettatori. Cerco di far vedere, rubando qualche immagine, che cosa fosse il Delta Center quando lui ruba la palla. E la ruba perché sta facendo un lavoro psichico col suo mental coach. Jordan è una costruzione basata su un essere umano totalmente fuori dalla norma ma che centra metodi di pensiero e allenamento che stavano nascendo in quegli anni. Oggi è normale, lui lo faceva negli anni '90 quando quel tipo di lavoro non era la norma".
Cosa ne pensa del progetto NBA Europe?
"È segno dei tempi, cioè l'Eurolega non ce la fa e ancora una volta prevale l'americanizzazione dello sport dove lo spettacolo è predominante. Secondo me l'NBA non vuole gli slavi, i greci, i turchi, però se tu vuoi vedere una partita di basket che non ha eguali al mondo è Stella Rossa - Partizan. Se crei un mondo dove non ci sono gli slavi secondo me manca un pezzo".