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Sanità | 13 gennaio 2024, 09:00

"Il mal di vivere"

I consigli di Nutrigenomica di Simona Oberto

"Il mal di vivere"

Siete soddisfatti della vostra vita? Quanti possono effettivamente rispondere di sì, perché gratificati e sereni? Quanti hanno realmente compreso il significato della propria esistenza e, forti di questa conoscenza, si impegnano ogni giorno per portare avanti i propri progetti di vita con la consapevolezza di rivestire un ruolo primario nella loro realizzazione?

Io sospetto che siano veramente poche le persone che possano rispondere in modo affermativo a questi quesiti e penso che non sia un caso che i disturbi dell’umore, come la depressione e l’ansia, le fobie e gli esaurimenti nervosi siano in continuo aumento, senza distinzione di età, sesso o livello sociale.

Possiamo addirittura affermare che tali affezioni patologiche hanno raggiunto una diffusione quasi epidemica nella nostra società. Il problema è che questa “negatività emozionale” sta diventando la nuova normalità. Una sorta di “mal di vivere” in cui si trovano imbrigliati milioni di persone nel mondo, sempre più incapaci di esprimere il loro vero stato d’animo o, al contrario, di trattenere reazioni violente, accompagnate da attacchi d’ira e comportamenti irrazionali. A livello culturale purtroppo siamo poco propensi a manifestare i nostri reali sentimenti, timorosi di esprimerli con franchezza per paura che gli altri siano indifferenti alle nostre pene, oppure che ne siano infastiditi o, al contrario, troppo coinvolti.

Questo atteggiamento ci porta a negare le nostre emozioni e a reprimerle. A volte, simuliamo una serenità che non proviamo, fingendo di vivere una vita tutto sommato gratificante, ma che in realtà non ci soddisfa affatto e questa depressione emozionale ci spinge alla ricerca dei pericolosi surrogati della felicità e così ci abbuffiamo del tanto amato cibo zuccheroso, “amico fedele”, sempre pronto nella nostra dispensa a qualsiasi ora del giorno e della notte; oppure abusiamo di alcol e di droghe che annebbiano la nostra mente e “alleggeriscono” situazioni che non siamo in grado di tollerare o gestire.

La verità è che viviamo in una “società malata” dove, ammalati e sani vivono inconsapevoli del proprio reale stato di salute/malattia. Così il “sano” finisce per comportarsi da ammalato, perché, incapace di riconoscere un sintomo, dietro il quale si nasconde quasi sempre, più che una malattia vera e propria, un suo errato stile di vita, si trascina da uno studio medico all’altro e, aggiungendo ogni volta nuovi farmaci, con il tempo si ammalerà! E il malato, sempre più negativo e impaurito, perché, quasi sempre, non informato sul suo reale stato di salute, finirà per accettare la sua malattia, senza reagire e difficilmente guarirà!

La verità è che non siamo più abituati ad ascoltarci e sentirci. Non conosciamo il nostro corpo e le sue più elementari funzioni biologiche. Non sappiamo collegare un disturbo ad una causa, un sintomo ad un cattivo funzionamento organico...buio totale! Ma ossessionati dalla speranza della “non malattia” a tutti i costi, demandiamo completamente alla scienza medica, permettendole di intervenire, decidere e giudicare al nostro posto.

Così espropriati delle nostre capacità di percezione e di valutazione, il nostro corpo diventa sempre più un “estraneo”, di cui conosciamo poco o niente, una sorta di nemico che potrà tradirci da un momento all'altro, mentre la nostra mente sarà invasa da pensieri disturbanti e il nostro cuore appesantito da “emozioni malate”.

Il problema è che l’accumularsi di emozioni ferite e bistrattate, sommate a uno stile di vita squilibrato, apre la strada a ogni tipo di patologia di carattere sia fisico che psicologico. Il corpo malato si accompagna sempre a una mente confusa e stressata che può facilmente cadere in uno stato depressivo. Molti studiosi considerano la depressione una sorta di collera rivolta verso sé stessi, rimasta inespressa al di sotto della soglia della coscienza, dove, implode lentamente. Alcuni ricercatori hanno individuato un legame fra la depressione e i traumi vissuti nella prima infanzia. Le ricerche hanno dimostrato che i neonati e i bambini che sono stati vittime di maltrattamenti, di abusi o di indifferenza hanno maggiori probabilità di essere depressi da adulti.

In poche parole, esiste un nesso tra le esperienze di vita e la propria biologia. Anche lo stress apre la strada a questo pericoloso disturbo dell’umore. Di solito le persone depresse presentano un livello elevato di ormoni dello stress (steroidi), come il cortisolo; anzi sono in uno stato cronico di attivazione, a causa di una disfunzione nel circuito di biofeedback, incapace di segnalare al cervello che il livello dello steroide nel sangue è già alto.

Così l'asse ipotalamo – ipofisi - ghiandole surrenali non fa che pompare nel sangue una quantità sempre maggiore di questa tipologia di ormoni. Pensate che le autopsie rivelano quasi sempre, nel liquido cerebrospinale, un livello di neuropeptidi, a monte della stimolazione surrenalica, 10 volte superiore al normale dei suicidi in confronto a chi è morto per altre cause. Oramai è dimostrato che le esperienze negative vissute stimolano la secrezione di particolari ormoni che, se in eccesso, creano una sorta di circuito di feedback che sfugge al controllo; una sorta di “circuito distruttivo” in cui le persone depresse sono intrappolate.

Il fatto è che l'eccesso di ormoni dello stress influenza negativamente le fluttuazioni anche degli altri ormoni dell'organismo, andando a modificare non solo le funzioni fisiche, ma anche quelle comportamentali.

Il risultato può essere una serie di schemi di comportamento estremamente limitanti che alla fine spingono le persone in un “buco nero” dal punto di vista emotivo. Si rimane bloccati nei propri traumi, sia recenti che passati. Non bisogna sottovalutare la componente emozionale, essa può, se non curata, portare a gravi alterazioni comportamentali. Noi non siamo semplicemente delle macchine composte da un corpo che viene mosso da un cervello in balia della carica elettrica che deve far battere il cuore ed emanare scintille dalle sinapsi.

Noi siamo un sistema intelligente che comporta un rapido e imponente scambio di informazioni tra mente e corpo, perché le nostre cellule si parlano e il cervello partecipa alla conversazione! Sto parlando di un'integrazione tra corpo e mente, di una intelligenza emotiva e perfino di un'anima e di una componente spirituale.

Ciascuno di noi è un sistema dinamico dotato di un costante potenziale di cambiamento in cui l'autoguarigione costituisce la regola, anziché l'eccezione miracolosa. Il nostro corpo possiede una sua saggezza che lo guida, se non ostacolato, verso l’equilibrio e la salute psicofisica e noi, consapevoli di questo, non possiamo che sentirci responsabili del suo buon funzionamento. Non possiamo continuare a comportarci come una macchina inanimata che aspetta di essere riparata dal meccanico, ma dobbiamo aumentare la nostra capacità potenziale di intervenire sul nostro stesso organismo per assumere un ruolo attivo nel mantenimento del nostro stato di salute.  

È vero! Le variabili coinvolte nella comparsa dei disturbi e delle patologie sono centinaia e molto soggettive: possiamo seguire una dieta alimentare equilibrata e soffrire lo stesso di gastrite o di colite; possiamo praticare attività fisica ed essere comunque in sovrappeso; possiamo dedicare giornate al riposo, allo svago, all'educazione dei nostri pensieri e soffrire lo stesso di ansie e depressione. Molte volte le cause della malattia sono inconsce e difficilmente rilevabili, o volutamente ignorate! La malattia è comunque sempre un segnale che qualcosa non va nel nostro vivere e pensare. Molte volte è l’unica strada in grado di farci riflettere e di cambiare. Non esiste una ricetta miracolosa, una panacea in grado di curare tutti i mali del mondo!

L'unica cosa che possiamo fare è aiutare il nostro corpo in quello che sa fare bene! Riconoscere i sintomi e non soffocarli e avere uno stile di vita equilibrato è il nostro “compito principale”.

La nostra deve essere una collaborazione, una comunicazione fluida e continua, una stretta relazione che ci permette di sentirci partecipi e più responsabili del nostro destino, capaci di comprendere, almeno in parte, la complessità della nostra esistenza, che ci permette di sentirci uomini “liberi” dai condizionamenti e dai preconcetti, meno indottrinati e controllati da una società che ci vuole, a volte, privi di principi e valori...schiavi del materialismo, della superficialità e per questo condannati a vivere da eterni malati!

Redazione

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