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Economia e lavoro | 02 gennaio 2024, 17:27

Le piccole imprese hanno grandi timori: il 2024 si annuncia durissimo per le pmi torinesi

In calo produzione (-12%), ordini (-8,7%), fatturato (-10,3%). Ma c’è la volontà di investire. Cellino: "Situazione sempre più difficile, ma non rinunciamo alla nostra missione di imprenditori"

lavoratori in azienda

Previsioni negative per i primi sei mesi dell'anno da parte delle pmi torinesi

Piccole imprese, ma anche grandi timori per i mesi a venire, almeno fino alla metà del 2024. E' questa l'immagine che riflette l'indagine realizzata da Api Torino per l'inizio dell'anno nuovo. Un avvio di sofferenze dopo un 2023 che, al giro di boa di un primo semestre positivo, già aveva mostrato segnali di frenata.

Vincono i pessimisti, specie nella manifattura: meglio i servizi

Per i primi sei mesi del 2024 il saldo ottimisti-pessimisti è complessivamente "pari": per la precisione -0,8%, ma in flessione rispetto al precedente +1,7%. Ci sono però differenze anche piuttosto evidenti tra settori di attività e filiere economiche di riferimento. Le imprese manifatturiere che operano nella filiera dell’industria (impianti e attrezzature) e in quella della mobilità, e che rappresentano una quota considerevole del campione indagato (54,5%), sono fortemente pessimiste. Il grado di fiducia del manifatturiero risulta ampiamente negativo: -17,6% nel caso della mobilità e -23,3% in quello dell’industria. Il livello di fiducia cresce solo nelle imprese dedite ai servizi (+42,3%). I tre indicatori classici sono tutti in calo: produzione -12%, ordini -8,7%, fatturato -10,3%.

Resiste la voglia di investire

Nonostante questo, crescono leggermente le imprese decise ad investire.  Con riferimento ai prossimi mesi il 38,2% delle imprese ha in programma nuovi investimenti (precedente 32,5%). In particolare, i nuovi investimenti interesseranno l’acquisto di nuovi impianti/macchinari, il rafforzamento delle competenze del personale occupato, attività di Ricerca e Sviluppo e transizione digitale.

Si tratta – commenta Fabrizio Cellino, presidente di API Torino -, delle conseguenze di una condizione interna al Paese e di quanto sta accadendo nel mondo. Le incertezze dei mercati e delle politiche, l’andamento dei costi dell’energia e delle materie prime, e ora in particolare il costo del denaro generano una sostanziale impossibilità ad effettuare previsioni anche nel medio termine e sono tutti elementi che rendono ancora più difficile lo sviluppo o la sostenibilità stessa delle PMI  in un momento in cui liquidità e redditività sono già in sofferenza”.

“Di fronte ad una situazione come questa, l’unica strada percorribile è quella dell’innovazione e delle alleanze, ma anche delle riforme - aggiunge - Le imprese non chiedono sussidi, ma condizioni accettabili per investire e fare programmi di sviluppo e crescita, in definitiva per creare ricchezza e occupazione. Non vogliamo comunque rinunciare alla nostra missione: alcuni dati della nostra indagine, come quelli relativi agli investimenti, riportano la volontà di andare avanti”.

Per il primo semestre 2024 è previsto inoltre anche un nuovo aumento della quota di imprese che ritiene di dover ricorrere alla Cassa Integrazione (16%), in crescita di 4,8 punti percentuali rispetto al dato attuale (11,8%). Se nel secondo semestre 2023 i livelli occupazionali hanno tenuto segnando un saldo ancora positivo, pari al +4,1%, le previsioni per il prossimo anno sono negative, con un saldo atteso pari a -1,7%. Il 41% degli imprenditori prevede nuove assunzioni per il prossimo semestre (contro il precedente 45,7%).

“Per la prima parte del 2024 è attesa una fase di ulteriore contrazione degli indicatori economici di carattere congiunturale: per circa un terzo del campione i livelli di produzione, ordini e fatturato saranno in calo. Solo dai mercati extra UE è attesa una ripartenza della domanda e, dunque, un parziale recupero in termini di fatturato”, conclude Fabio Schena, responsabile dell’Ufficio Studi dell’Associazione delle pmi.

Massimiliano Sciullo

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