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Economia e lavoro | 11 luglio 2023, 17:08

Inflazione, tassi e fondi Ue: il caldo scioglie la fiducia delle aziende, ma Torino si mostra più ottimista del resto del Piemonte

Frena il comparto manifatturiero, ma i servizi regalano vivacità. Marsiaj: "Preoccupa l’atteggiamento conflittuale del nostro Paese verso l’Europa, emerso nel caso del MES e del PNRR". Gay: "Serve un piano 5.0"

Persone al tavolo con numeri e computer

Frenano i numeri dell'economia torinese e piemontese, pur restando positivi

Torino sorride più del resto del Piemonte, ma è un sorriso smorzato. Quasi accennato. Se a marzo, infatti, il clima di fiducia degli industriali era decisamente vivace, oggi non si può dire lo stesso, anche se i numeri restano accompagnati dal segno "più".
Pesano, dopo la crisi dei costi dell'energia, la corsa dell'inflazione e la conseguente politica monetaria scelta dalla Banca centrale europea, che innalza i tassi di interesse e quindi i costi finanziari. A Torino e in Piemonte sono soprattutto le aziende della manifattura a soffrire, mentre i servizi reagiscono meglio.

Marsiaj: "Preoccupati per inflazione, tassi di interesse e rapporto con la Ue"

"La nostra indagine previsiva di giugno rileva con estrema sensibilità i segnali di un rallentamento della manifattura a livello mondiale ed europeo, oltre che locale - dice Giorgio Marsiaj, presidente dell'Unione Industriali Torino - Significativi sono il raffreddamento delle attese su produzione e ordini e il calo dell’export, che segue peraltro un lungo periodo di robusta crescita. Altrettanto puntuale è inoltre la rilevazione dell’asimmetria tra manifattura e servizi: anche in questo caso, si tratta di un elemento comune a gran parte delle economie avanzate".  

"Nelle ultime settimane abbiamo potuto registrare segnali di tenore opposto - aggiunge Marsiaj - In particolare, positiva è l’attenuazione delle pressioni sui costi, a partire dall’energia. Sull’altro piatto della bilancia c’è la persistenza dell’inflazione (l’Italia è al secondo posto in Europa), che condiziona la politica monetaria e dunque il livello dei tassi di interesse. Preoccupa l’atteggiamento conflittuale del nostro Paese verso l’Europa, emerso nel caso del MES e del PNRR, con il controverso pagamento della terza rata. Come ha ribadito anche il Governatore della Banca d’Italia, il PNRR deve restare una priorità assoluta e uno strumento determinante per rilanciare la crescita nazionale".

I numeri torinesi (meglio del Piemonte)

Scorrendo le cifre, tuttavia, restano molto robusti gli indicatori a consuntivo, a conferma del fatto che siamo ben lontani dal prefigurare una svolta negativa della congiuntura. Per il terzo trimestre 2023 il 26,5% delle aziende prevede un aumento della produzione, contro il 13,7% che si attende una diminuzione: il saldo, pari a +12,8%, diminuisce di 10 punti percentuali rispetto alla rilevazione di marzo ed è di 5 punti superiore al saldo del Piemonte nel suo complesso. Trend analogo per gli ordinativi, con un saldo del 10,3% e un calo di 15 punti rispetto alla scorsa rilevazione.

Rallenta l’export che registra un saldo in equilibrio tra ottimisti-pessimisti. Buon andamento per gli investimenti: sono quasi il 25% le aziende con programmi di spesa di un certo impegno, una quota leggermente inferiore alla media piemontese (27,0%). Frena ulteriormente il ricorso alla cassa integrazione, che interessa il 4,2% delle imprese, in calo di 2,1 punti percentuali rispetto a marzo. Stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse (82%), tornato sui valori medi di lungo periodo.

Sembra chiudersi, nella provincia di Torino, la tradizionale forbice tra imprese medio-grandi (oltre 50 dipendenti) e imprese di minori dimensioni (sotto i 50 addetti), con attese sulla produzione rispettivamente pari a 20,9% e 14,8%, per il prossimo trimestre.

Servizi meglio della manifattura

A livello settoriale, il terzo trimestre segna una decisa divaricazione tra le valutazioni di manifattura e servizi. In particolare, rallenta la metalmeccanica e soprattutto la meccatronica, che mantiene tuttavia un saldo positivo tra attese di aumento e riduzione di produzione e ordini. Al contrario, nei comparti non-meccanici il saldo scende al di sotto del punto di equilibrio, per effetto soprattutto della svolta recessiva di tessile-abbigliamento e carta-grafica.

Bene l’alimentare, reggono gomma-plastica, legno, edilizia e impiantisti, automotive, industria elettrica, prodotti in metallo, macchinari e apparecchi. Per quanto riguarda il terziario, in tutti i comparti i saldi sono decisamente positivi e in quasi tutti i casi si rafforzano rispetto a marzo.

I numeri del Piemonte. Gay: "Serve un piano Industria 5.0"

Meno ottimisti i numeri regionali. Per il terzo trimestre del 2023, le attese sulla produzione delle oltre 1.200 imprese piemontesi restano positive, in linea con quelle del secondo trimestre: il 22,4% delle aziende prevede un aumento dei livelli di attività, contro il 14,5% che si attende una diminuzione.

Il saldo ottimisti-pessimisti è pari a +13,7% (era +15,6% a marzo). Il 19% delle aziende prevede un aumento dell’occupazione, contro il 5,2% che ne prevede la riduzione, e un saldo ottimisti-pessimisti pari a +13,7% (era 16,6% la scorsa rilevazione). Si assestano le attese sugli ordini, con un saldo del +4,4% in calo di oltre 10 punti percentuali rispetto alla scorsa rilevazione. 

Frenano, invece, le aspettative sull’export, con un saldo ottimisti-pessimisti pari a -2,5%, probabilmente a causa del protrarsi dell’incertezza e al rallentamento dell’economia globale. Buono il livello degli investimenti, che interessano oggi il 27% delle rispondenti (era il 28,4% a marzo). Cala ulteriormente il ricorso alla cassa integrazione, che interessa ora il 5,6% delle imprese. Stabile il tasso di utilizzo di impianti e risorse, tornato sui valori medi di lungo periodo (80%). Resta ampia la forbice tra le imprese medio-grandi (oltre 50 dipendenti), più ottimiste sui livelli produttivi (saldo +11,5%) e le più piccole (sotto i 50 addetti), che registrano un saldo di 5 punti inferiore (+6,3%).

Si assestano ancora gli aumenti dei prezzi, rispetto al 2022: il saldo tra chi prevede un aumento e chi una diminuzione dei costi è pari al +9,0% per i prezzi delle materie prime (era il 25,1% a marzo), a +1,1% per l’energia (era il 0,6%) e +19,7% per logistica e trasporti (era il 28,0%).

"Le attese delle nostre imprese restano positive - dice Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte - Siamo al dodicesimo trimestre di crescita consecutiva dei tre indici principali per l'economia Piemontese: l’utilizzo degli impianti, +12,8% in tre anni; investimenti, +11,5% rispetto a dopo la pandemia; occupazione, con una crescita di 26,3 punti nel saldo ottimisti pessimisti. Un percorso che anche grazie alla riduzione del costo dell’energia, sta agevolando i programmi di sviluppo, come dimostra il ricorso alla Cig ai minimi storici. 

Nella lettura delle previsioni dei nostri associati sono percepibili i timori legati ai due nostri principali mercati di riferimento, Germania e Francia. Così come pesano inflazione e aumento dei tassiOggi più che mai diventa quindi ancora più urgente un piano Industria 5.0, che razionalizzi e stabilizzi gli incentivi esistenti per gli investimenti, consentendo alle imprese di programmare a medio-lungo termine. Integrando questo programma nel Pnrr con il supporto alle Pmi tecnologiche del piano europeo Sure 5.0, avremo anche messo basi importanti di supporto all’accelerazione dei percorsi formativi e di aggiornamento professionale".

Massimiliano Sciullo

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