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Economia e lavoro | 24 marzo 2023, 10:35

Torino e il deserto delle banche: in un anno spariti 56 sportelli. In tutto il Piemonte ce ne sono 158 in meno

Secondo i dati Fabi, nel 2021 erano 712 le presenze, contro le 768 del 2020. Un calo superiore alla media italiana per il Piemonte

foto di archivio e conferenza fabi

Torino e il deserto delle banche: in un anno spariti 56 sportelli

Ben 56 sportelli in meno, soltanto a Torino. Mentre in tutto il Piemonte se ne contano 158 in tutto, scomparsi tra il 2020 e il 2021. Quello che spesso si nota girando per la città, ora è anche nei numeri.

L'indagine di Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) su cifre Banca d'Italia lo conferma: nel capoluogo e provincia il calo è del 7,3%, ma su scala regionale si sale all'8,3%, ben al di sopra della media nazionale, che dice -7,8% per un totale di 1830 sportelli in meno. Colpa del banking online? Può darsi, ma di certo sono sempre meno i luoghi fisici a cui rivolgersi, così come gli sportelli bancomat per prelevare.

Male anche le altre province

A livello numerico, cali importanti anche a Cuneo (27 sportelli) e Alessandria (28 in meno), mentre il calo percentuale più robusto è a Novara (-14,9%). La provincia meno coinvolta è quella di Asti, che ha perso "solo" 7 sportelli, pari al 5,6%.

I dati sono stati divulgati in occasione del 22esimo congresso provinciale di Fabi, alla presenza del segretario nazionale, Lando Maria Sileoni.

Aumentano i dipendenti (ma è vero?)

Allo stesso tempo però aumentano i dipendenti. In Piemonte erano 39.453 nel 2020 e sono diventati 44.865. A Torino e provincia sono saliti da 30.492 a 36.109. Rispettivamente gli aumenti sono del 13,7 e del 18,4%. Anche Asti ha visto crescere i dipendenti (+9,2%), ma tutte le altre province registrano cali, soprattutto Alessandria e Cuneo (-8,6 e -4,1%).
Quello di Torino, però, potrebbe essere un dato "influenzato" dalla recente fusione tra Intesa Sanpaolo e Ubi Banca, che potrebbe aver aumentato la percezione statistica per il cambiamento di sedi legali del Gruppo bancario.

Inflazione e (meno) risparmi

Ma l'attualità fa rima anche con inflazione. Con relativo aumento dei tassi. "Un aumento dei tassi che pagano in prima persona i cittadini - dice il segretario provinciale uscente di Fabi Torino, Mauro Bossola - con un risparmio italiano che resta importante, ma che in questo periodo soffre".

E i dati confermano anche questo elemento. Nel 2022 si è scesi dell'1,3% in tutto il Piemonte, passando da 142.678 milioni (142 miliardi) di depositi a 140.824 milioni. Mentre nella corso dell'anno precedente si era registrata una crescita del 4,8%.

A livello torinese, il calo è sotto il punto percentuale (-0,9%), ma il dato precedente era di +3,3%. Da 76.163 milioni si è scesi a 75.463. La seconda provincia per depositi resta Cuneo, a quota 21.289 euro e in calo del 2,5%. Il calo più drastico è a Biella: -11,9%.

Calano anche i prestiti, a Torino in particolare. Da poco meno di 70 miliardi si è scesi a 64,6 miliardi. Una diminuzione del 7,5%.

Un contratto "lacrime e sangue"

Sul tavolo, non solo a livello provinciale, anche la trattativa per il rinnovo del contratto. "Sarà un contratto lacrime e sangue - dice il segretario generale Sileoni - Si sta creando una serie di combinazioni per cui gli interessi delle piccole e medie banche per la prima volta nella storia dei rinnovi contrattuali del settore del credito coincideranno con gli interessi delle grandi banche e questo porterà la controparte ad avere un unico interesse: risparmiare il più possibile e delegittimare il più possibile il contratto nazionale con deroghe”.

Questi due elementi per noi sono inaccettabili, quindi se non cambiano atteggiamento da dopo l’estate si andrà allo scontro”, ha aggiunto Sileoni.

Intesa Sanpaolo e Abi

E sull'uscita di Intesa Sanpaolo da Abi, Silleoni si dice fiducioso che la situazione trovi una composizione. "L’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, è una persona pragmatica,  intelligente, lungimirante e accorta politicamente per questo credo che non farà l’errore di isolarsi consentendo vantaggi ad altre banche in un settore in evidente competizione”.

"Al momento - ha spiegato Sileoni - quella di Intesa Sanpaolo di fatto è una mezza uscita perché dicono che  faranno parte della trattativa per il rinnovo del contratto limitandosi ad ascoltare. Dal punto di vista politico noi speriamo rientrino quanto prima. Ci stiamo lavorando per costruire le condizioni per il rientro, ci vorrà un po’ di tempo”.

Massimiliano Sciullo

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