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Economia e lavoro | 20 marzo 2023, 11:01

Grandi opere, a Torino è allarme tangenziale: in grave ritardo quarta corsia e tratta Est. E resta il nodo Baldissera

Materiali e caro prezzi hanno rallentato i cantieri in Piemonte, ma se ne finiranno 33 entro dieci anni. Gay (Confindustria) "Bisogna fare in fretta per trovare i fondi che ancora mancano"

La tangenziale di Torino

La tangenziale è una delle opere maggiormente in ritardo secondo l'Osservatorio di Confindustria Piemonte

La tangenziale Est, ma anche l'ammodernamento e la quarta corsia della tratta già in uso. E poi la messa in sicurezza dell'autostrada Torino-Aosta nella zona della frane di Quincinetto. E poi il raddoppio della ferrovia Torino-Pinerolo. C'è molta provincia di Torino nella lista dei "cattivi" di Confindustria Piemonte, che ha presentato l'edizione aggiornata dell'Osservatorio delle infrastrutture regionali. Un dossier che evidenzia come il 2022, per colpa dei rincari e degli effetti legati anche alla guerra in Ucraina, abbia inevitabilmente frenato sull'andamento delle operazioni.
Il rapporto 2022 è stato allargato da 50 a 72 infrastrutture monitorate, aggiungendo 22 opere ritenute fondamentali dalle imprese piemontesi. Tra queste 6 sono finanziate dal Pnrr per 321,84 milioni, che si aggiungono alle altre 15 opere finanziate dal Pnrr già oggetto dei passati rapporti Oti. Tra le opere aggiunte, anche il Traforo del Monte Bianco perché da settembre sarà oggetto di piano di riqualificazione che determinerà la chiusura per quattro mesi l’anno fino al 2040.

Le opere in grave ritardo

In tutto sono 9 le opere definite in "grave ritardo". E quattro sono appunto legate al capoluogo. Ma anche Cuneo non sorride: tangenziale variante di Demonte, Traforo di Armo Cantarana sono tre delle spine per il territorio della Granda, mentre le ultime due opere riguardano Asti (Varianti di Castell'Alfero e Calliano) e Novara (ferrovia verso Malpensa).

Le opere in orario

Ma ci sono anche lati positivi, come i progressi in linea con le previsioni per la Torino-Lione, gli adeguamenti per la ferrovia verso Savona, il potenziamento di Interporto Sito, la linea Uno della metro, il completamento del passante ferroviario, il migliramento del collegamento ferroviario verso Aosta e il nodo idraulico di Ivrea con la ricostruzione del ponte Ribes.

Le frenate

Tra le opere che hanno frenato (per ora contrassegnate da un semaforo giallo che invita all'attenzione) c'è il raddoppio del traforo del Frejus, ma anche il collegamento Torino-Ceres passando per Caselle. Quindi la linea metro 2 e la ferrovia Canavesana (Pont-Rivarolo-Chieri).

Baldissera e non solo: il nodo Torino

Ma accanto a ciò che sta già accadendo, ci sono anche alcuni interventi che il mondo delle imprese piemontesi segnala come particolarmente urgente. E per Torino ci sono temi che diventano ormai ricorrenti (se non quotidiani): su tutte, il cosiddetto "nodo Torino", che comprende i nuovi sottopassi di piazza Baldissera, ma anche di corso Maroncelli e corso Spezia per consentire un attraversamento più veloce della città da Nord a Sud.

Il valore complessivo delle opere che dovrebbero essere concluse entro il 2032 ammonta a oltre 23 miliardi, pari a quasi due punti di Pil regionale per i prossimi dieci anni - commenta Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte -. "Insieme alle proposte contenute nel piano industriale che abbiamo condiviso con la Regione nel 2021. Competenze e innovazione, accompagnate da infrastrutture materiali e immateriali finalmente al passo con i tempi, sono le condizioni indispensabili per rafforzare il percorso di crescita che questo territorio ha avviato subito dopo il lockdown. Diventa quindi necessario accelerare le procedure per reperire i 10 miliardi che al momento non sono ancora stati erogati su queste opere essenziali per il Piemonte”.


Le opere più importanti sono ripartite. Parliamo della Pedemontana Biellese, dell’avanzamento della Tav e della Asti-Cuneo, ma anche di opere di rango inferiore. Dal Governo stiamo avendo un ottimo supporto e il dialogo è continuo e costante. Da un punto di vista delle infrastrutture siamo in momento favorevole per la nostra regione, con una ricaduta positiva soprattutto per il lavoro e la viabilità”, commenta Marco Gabusi, assessore ai Traporti e Infrastrutture della Regione Piemonte.

 

La sintesi dell'Osservatorio: 72 opere sotto la lente

Complessivamente delle 72 opere monitorate nel 2022: 23 risultano in linea con il programma, 20 hanno subito un ritardo nell’ultimo anno, 9 sono in grave ritardo, 17 sono ancora allo stadio di proposta e 3 sono infine concluse. Entro quest’anno l’Osservatorio Oti stima che saranno ultimati quattro cantieri: il raddoppio del tunnel autostradale del Frejus; la seconda canna del tunnel del colle di Tenda; il potenziamento dell’interporto Domo 2 di Beura-Cardezza nel Verbano-Cusio-Ossola; la riapertura del collegamento tra il passante ferroviario del capoluogo e la linea Torino-Ceres. A queste si aggiunge l’avvio dei lavori di adeguamento della linea ferroviaria tra Bussoleno ed Avigliana, che fanno parte dei lavori della parte italiana della Torino-Lione, per cui sarà lanciato un bando di avvio lavori sempre quest’anno. Entro il 2026, quando dovranno essere spesi tutti i 4,05 miliardi di euro destinati alle infrastrutture piemontesi dal Pnrr, l’Osservatorio Oti prevede che altre 17 opere vengano ultimate. Nel 2030 se ne aggiungeranno altre otto, mentre nel 2032 verrà tagliato il nastro per quattro opere, portando il totale in dieci anni a 33 infrastrutture ultimate.

 

Quasi un terzo degli interventi che saranno ultimati entro dieci anni, riguardano il corridoio Mediterraneo che comprende: completamento della Torino-Lione ferroviaria; ripavimentazione della A4 Torino-Lione; il potenziamento del nodo ferroviario di Novara e della linea Acqui Terme-Ovada-Genova; il raddoppio del tunnel autostradale del Frejus. Tre interventi ricadono sul corridoio Reno-Alpi con la conclusione nel 2025 del Terzo Valico, le bretelle ferroviarie merci sul nodo di Novara e il quadruplicamento della Tortona-Voghera. Ben sei opere agevoleranno insisteranno sui valichi alpini, due riguarderanno il sistema aeroportuale, dieci insisteranno sui nodi urbani, e infine nel 2026 si stima il completamento del piano per la Banda Ultralarga, che riguarda il sistema delle connessioni immateriali.

Massimiliano Sciullo

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