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Economia e lavoro | 22 luglio 2022, 06:08

Occupazione, per l'artigianato è profondo rosso: in 15 anni persi quasi 75mila posti di lavoro

Le previsioni sulla seconda metà del 2022 sono sostanzialmente stabili. Felici (Confartigianato): "La crisi si somma a problematiche di lunga data"

apprendista al lavoro

Cala l'occupazione nel settore artigiano: ormai da 15 anni

Una sostanziale tenuta, da qui alla fine dell'anno (si stima un saldo negativo di 63 imprese in tutta la regione), ma una crisi i cui effetti si fanno sentire ormai da molti anni. Secondo l'ultima indagine di Confartigianato Piemonte, se a fine 2021 le aziende del settore erano 117.286, la quota dovrebbe rimanere grossomodo identica entro il 2022. 

Ma il numero che davvero preoccupa è che in 15 anni si sono persi quasi 75mila posti di lavoro. Dai 313.533 del 2007, tra titolari e dipendenti, si è scesi a 238.895. “Il periodo di crisi va a sommarsi alle problematiche di lunga data che caratterizzano il mercato italiano - dice Giorgio Felici, presidente di Confartigianato Piemonte -: un cuneo fiscale insostenibile, burocrazia eccessiva, una mancanza di investimenti in formazione dei giovani che negli ultimi mesi ha portato ad un’enorme difficoltà nel reperire le risorse umane necessarie, nonché l’assenza di una politica industriale coerente e su misura per i territori”.

Secondo i dati dell'Osservando, poi, si nota come nell’ultimo trimestre 2021 e nel primo semestre del 2022 il clima di fiducia abbia visto crescere il pessimismo. Questo nonostante il leggero miglioramento di alcuni indicatori, che rimangono pur sempre negativi. Pesa l'incertezza economica, cui si somma la recente crisi di governo. 

Il comparto dell’artigianato piemontese – commenta Giorgio Felici, Presidente di Confartigianato Imprese Piemonte – nonostante le importanti manifestazioni di forza e resistenza osservate nelle ultime analisi congiunturali, è sottoposto ad una fortissima pressione dettata dalle concause dell’enorme crisi che investe tutti i settori. Tale congiuntura va a sommarsi alle problematiche di lunga data che caratterizzano il mercato italiano: un cuneo fiscale insostenibile, burocrazia eccessiva, una mancanza di investimenti in formazione dei giovani che negli ultimi mesi ha portato ad un’enorme difficoltà nel reperire le risorse umane necessarie, nonché l’assenza di una politica industriale coerente e su misura per i territori”.

Tutto il tessuto produttivo, nazionale e locale, è frenato da inefficienze radicate e ritardi rimasti sopiti – continua Felici - ma che oggi devono essere tempestivamente affrontati per riuscire a raggiungere la tanto ricercata ripartenza economica. I nostri imprenditori sono in attesa di segnali concreti per riattivarsi, sia attraverso misure strutturali di riduzione del cuneo fiscale e di snellimento della burocrazia, sia tramite una facilitazione all’accesso di nuovi strumenti di finanza d’impresa, alla ricerca e ai progetti di innovazione digitale e tecnologica, di transizione ecologica e di internazionalizzazione”.

Massimiliano Sciullo

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