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Attualità | 11 luglio 2022, 13:03

Il “buco nero” della cultura in Piemonte: il Covid brucia 421 milioni di euro e la ripresa è incerta

Disastroso il biennio 2020-2021 e nel 2022 cambiano le abitudini dei consumatori. Cinema, Musei e biblioteche: come ripartire?

osservatorio culturale del piemonte

Il “buco nero” della cultura in Piemonte: il Covid brucia 421 milioni di euro

Abitare l’incertezza. E’ questo il titolo scelto per la relazione La cultura in Piemonte. Partecipazione e strategie organizzative nel post Covid, redatta dall’Osservatorio Culturale del Piemonte. Parole che fotografano lo stato dell’arte di un settore letteralmente piegato dalla pandemia: dopo la crisi economica, il Covid ha infatti aperto un'ulteriore voragine su un settore che, solo nel 2020 e nel 2021, ha perso 421 milioni di euro.

Un vero e proprio buco nero a livello economico, un terremoto che rende la ricostruzione difficile e incerta. Sì, perché oltre ai meri e freddi numeri, in due anni sono cambiati i comportamenti delle persone. Le fondamenta. 

Musei, sono "spariti" i visitatori 

Se è vero che il 2021 si è chiuso con maggiori ingressi rispetto al 2020, il paragone con l'ultimo anno pre-pandemia (2019) è impietoso: sono infatti 2,66 milioni gli ingressi registrati, contro i 3,7 milioni di presenze di tre anni fa. Un ridimensionamento netto: -58%. Il trend nel 2022 è differente, con una ripresa comunque leggera: i primi 5 mesi hanno visto  1,7 milioni di ingressi, lontani comunque dai 2,4 milioni dello stesso periodo del 2019 (-28,5%).

Il cinema in ginocchio: Neflix spada di Damocle sul settore 

A versare lacrime amare è il settore del cinema. La pandemia può essere considerata la miccia, ma la vera bomba che ha fatto deflagrare il settore sono le piattaforme online. Netflix, Amazon Prime, Disney. Nel 2021 i consumi di cinema in Piemonte hanno registrato un ulteriore calo delle presenze e degli incassi: sono stati venduti in totale 1,7 milioni di biglietti nelle sale cinematografiche del Piemonte, il 14,1% in meno rispetto al 2020 e il 75,9% in meno rispetto al 2019 con un incasso di 11,4 milioni di euro (il 75,4% in meno del 2019). I dati disponibili sui primi 5 mesi del 2022 confermano la grande difficoltà per i cinema a recuperare quote di mercato: i biglietti venduti da gennaio a maggio dell’anno in corso sono il 40% di quelli venduti negli stessi mesi del 2019. 

Biblioteche, meno libri e più servizi digitali 

Il calo di utenti si registra anche in biblioteca, dove sempre di meno si sfogliano le pagine di un libro e sempre di più si consultano giornali, periodici e romanzi online. Nel 2020 i 224 mila iscritti nelle 109 biblioteche monitorate hanno preso in prestito 1,1 milioni di libri, oltre il 50% in meno rispetto al 2019. Tengono invece i servizi digitali,  ma nei primi cinque mesi del 2022 anche questo dato è già in calo. Insomma, un comportamento piuttosto ondivago e difficilmente interpretabile.

Cultura? Sì, ma all'aperto. E mancano 2.244 lavoratori

Più in generale, la sensazione è che il settore culturale sia rimasto in piedi grazie ai fondi statali e agli incentivi. L'unico comparto in risalita è quello dei videogiochi. Il 2022 vede un grande entusiasmo intorno agli spettacoli dal vivo, soprattutto all'aperto. Di certo, i 2.244 lavoratori persi nel biennio contraddistinto dalla pandemia, lasciano intendere quali siano state le difficoltà riscontate dal mondo culturale piemontese.

“Questi due anni di pandemia hanno fatto emergere una messe ricca di sperimentazioni nel mondo culturale, non solo politiche di resistenza, ma anche tentativi coraggiosi di innovazione che vanno raccolti, ed evidenziati, perché possano essere di ispirazione per altri operatori" afferma Luca Dal Pozzolo, direttore dell'Osservatorio Culturale del Piemonte. "Mai come ora c’è bisogno di rete, di conoscenze, innanzitutto, di intelligenza collettiva e di coraggio per stare dentro a una situazione per certi versi scomoda e rischiosa, senza abbandonare il lavorio quotidiano di smontaggio dei paradigmi esistenti e di ricomposizione per la costruzione paziente dei contenuti futuri” conclude.

Pensare di tornare alla situazione del 2019, ultimo anno di "normalità" ma già di crisi, sembra davvero una chimera.

Andrea Parisotto

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