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Economia e lavoro | 08 giugno 2022, 14:30

Buoni pasto, i negozianti dicono basta: il 15 giugno c'è lo sciopero. "Devono essere economicamente sostenibili"

Nel mirino le commissioni al 20%. Ferraro (Epat): "Di fatto è una tassa occulta per gli esercizi da oltre 200 milioni all'anno"

registratore di cassa

Il 15 giugno non saranno accettati i buoni pasto nei negozi e nei ristoranti di Torino

Torna a infuriare la bufera sui buoni pasto. Da sempre oggetto di dibattito, l'attenzione su questo tema oscilla tra momenti di massima allerta e altri di silenzio. Appartiene sicuramente alla prima categoria la giornata del 15 giugno, quando scatterà anche a Torino lo sciopero dei buoni pasto.

Niente buoni per 24 ore

I negozi per 24 ore non accetteranno alcun pagamento tramite buoni pasto. "Un blocco necessario - spiegano da Ascom Confcommercio - per far arrivare alle Istituzioni l’appello, troppe volte ignorato, per una strutturale riforma di un sistema che, per via di commissioni al 20%, non è più economicamente sostenibile. A questa iniziativa aderiscono anche le imprese della distribuzione commerciale, dai piccoli esercizi di vicinato fino a supermercati e ipermercati della distribuzione organizzata".

Con questa giornata di sospensione del servizio vogliamo sensibilizzare i lavoratori e più in generale i consumatori sulle gravissime difficoltà che le nostre imprese vivono quotidianamente a causa delle elevate commissioni che dobbiamo pagare sui buoni pasto – spiega Paolo Troccoli vicepresidente Epat con delega alle tematiche dei buoni pasto -. Parliamo di una vera e propria tassa occulta che supera anche il 20% del valore del buono. La nostra è una protesta che ha l’obiettivo di salvaguardare la funzione del buono pasto perché se si va avanti così sempre meno aziende saranno disposte ad accettarli. Insomma, il buono pasto rischia di diventare davvero inutilizzabile. C’è bisogno di una vera riforma che renda il sistema economicamente sostenibile anche per le nostre imprese che in fin dei conti sono quelle che danno il servizio ai lavoratori. Ma è altrettanto urgente far si che la prossima gara Consip da 1,2 miliardi di euro non venga aggiudicata con gli sconti delle precedenti perché saremo sempre noi a pagarli”.

Una tassa occulta da 200 milioni

Nella Gara per le grandi committenze pubbliche del servizio buoni Pasto - aggiunge Claudio Ferraro, direttore Epat - la centrale pubblica di acquisti Consip, conferma che le commissioni a carico della rete degli esercizi convenzionati dipendono esclusivamente dal risparmio di spesa per le casse dello Stato. Per questo si parla di una tassa occulta sulla ristorazione e distribuzione del valore di oltre 200 milioni l’anno, che pagano solo ed esclusivamente gli esercenti convenzionati. In sintesi lo Stato risparmia non curandosi della qualità del servizio degli oneri per gli esercenti e questo non ci pare una politica di incentivazione alle economie delle piccole medie aziende soprattutto nel post Covid. il problema si eviterà solo garantendo il valore facciale del buono che invece con tale meccanismo lo Stato compra scontandosene il valore del 20%”.

Massimiliano Sciullo

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