/ Economia e lavoro

Economia e lavoro | 13 ottobre 2021, 17:50

Due giorni al green pass obbligatorio in azienda, la patata bollente soprattutto tra i piccoli: "Scaricati peso e tensioni"

Dalle grandi aziende alle pmi, passando per gli artigiani: sono soprattutto le realtà ridotte a parlare di "problema addossato sulle aziende, spesso nuclei famigliari". E c'è anche il problema degli autotrasportatori: "Tra italiani e stranieri serve omogeneità"

persona che mostra il green pass

Dal 15 ottobre scatta l'obbligo di green pass all'interno delle aziende

Circa 48 ore al green pass obbligatorio: le aziende (anche) del territorio di Torino si stanno preparando a quello che rappresenta - volente o nolente - un traguardo storico negli ultimi due anni, scanditi dalla pandemia e relativa crisi socioeconomica. A campione o a tappeto che sia, il controllo dei certificati (di vaccinazione o di tampone recente) saranno indispensabili per fare accedere i lavoratori in fabbrica.
E se soprattutto le aziende di grandi dimensioni sembrano pronte (Unione Industriali di Torino ha più volte ribadito il proprio sostegno alle posizioni di Confindustria, su questi temi), i problemi sembrano esserci soprattutto per i più piccoli.

Le pmi: "Tensione come mai prima d'ora: scaricano su di noi un peso enorme"

Tra coloro che spiegano la situazione tra le cosiddette pmi (piccole e medie imprese) c'è Corrado Alberto, presidente di Api Torino. "È un grosso problema, che ha creato tensioni e spaccature notevoli. Ci sono numeri anche impattanti di persone che non hanno fatto il vaccino e non intendono nemmeno fare il tampone: numeri che forse sono stati sottovalutati, ma che ora rischiano di bloccare intere aziende. Pensiamo che impatto possono avere 7-8 persone su un totale di 40".
Non si discute il principio di urgenza, "ma non sta a noi fare i guardiani, soprattutto perché le pmi sono realtà poco più che famigliari. Siamo sempre gli stessi: non siamo un negozio o un ristorante, dove l'accesso del pubblico è vario e non controllabile".

E accanto ai costi dei tamponi, c'è anche un'obiezione legata al passato: "Siamo aziende che, grazie ai protocolli anti Covid, hanno potuto lavorare anche durante la zona rossa e in pieno lockdown. Cos'è cambiato nel frattempo?".

Gli artigiani: "Regna la preoccupazione: servono chiarimenti"

Anche il settore dell'artigianato si avvicina alla data del 15 ottobre con più di qualche timore. "Bisogna capire meglio, attendiamo chiarimenti - dice Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino -: per ora c'è solo tanta preoccupazione tra le nostre aziende. Cosa può succedere se in un'officina di poche persone una è convintamente no vax? O se in una bottega con il dipendente c'è un collaboratore che non intende ottenere il green pass? L'impatto sarebbe enorme". E ancora: "Non siamo agenti di pubblica sicurezza, non possiamo metterci a controllare le persone che lavorano con noi. E con i clienti? Come ci si dovrebbe comportare? E per quei mestieri, come il giardinaggio per citarne uno, in cui si lavora strettamente all'aperto?".

Il problema degli autotrasportatori: "Serve applicazione omogenea"

Ci sono infine categorie particolari con criticità particolari. Per esempio quella degli autotrasportatori. “Chiediamo al Governo maggiori chiarimenti sulla norma per la categoria degli autotrasportatori: diversamente si rischia di compromettere la lenta e faticosa ripresa e di penalizzare un intero settore già duramente provato dalla crisi sanitaria”, dice il presidente regionale di categoria per Confartigianato, Aldo Caranta. “Vogliamo evidenziare la necessità di garantire l'omogena applicazione della norma su tutto il territorio nazionale che andrebbe rispettata dai lavoratori nazionali e da quelli stranieri, per non incorrere ad alcuna forma di alterazione del mercato”.

Massimiliano Sciullo

Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium