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Economia e lavoro | 18 giugno 2021, 15:42

Il Covid "boccia" la sanità del Piemonte: poco personale e strumentazioni vecchie. Cirio: "Mai più tagli: impariamo dagli errori del passato"

Secondo le statistiche Ires, nel mondo delle cure si è mostrata una grande carenza di medici e infermieri, ma anche strutture ormai non più all'avanguardia. Male anche la demografia: sparite due città come Saluzzo e Savigliano

Operatori sanitari con protezioni anti Covid

Dai numeri di Ires Piemonte emerge il profilo della regione ai tempi del Covid

La pandemia come un enorme stress-test sul Piemonte e sulla società: ha mostrato problemi, ma anche accelerato cambiamenti. Ecco cosa raccontano i numeri del "Piemonte Economico Sociale 2021" di Ires Piemonte, che traduce in numeri ciò che si è toccato con mano quotidianamente. E soprattutto delinea la situazione mentre all'orizzonte si affaccia un intervento di risorse pubbliche come non se ne vedevano da parecchi decenni.

Pagella negativa per la Sanità: mancano personale e strumenti all'avanguardia

A cominciare dal sistema sanitario piemontese, che ha saputo garantire servizi di eccellenza, ma mostrando anche carenza del personale (-6% nell'ultimo decennio, superiore al dato del -4% a livello nazionale), nella continuità del servizio e dell'obsolescenza delle strutture ospedaliere, in alcuni casi nemmeno recuperabili per gli standard attuali (soprattutto terapia intensiva). Il 41% delle strutture presenti negli ospedali ha più di 10 anni e dunque non più all'avanguardia, ben lontani dai limiti posti dall'Europa. Male anche l'integrazione tra servizi di territorio e quelli ospedalieri.

"Conoscenza è potenza - dice Alberto Cirio, governatore del Piemonte - e in questo i dati di Ires sono prezioni per avere un faro imprescindibile nell'organizzazione della nostra attività di governo. Sempre, ma soprattutto adesso. Emergono conferme su sensazioni che avevo avuto in questi mesi e che abbiamo toccato con mano stando in trincea, in questi mesi. Ora però abbiamo anche la conferma scientifica. A cominciare dall'errore di aver razionalizzato e tagliato in Sanità: tutte le forze politiche, da destra a sinistra. Abbiamo il dovere di riconoscere questo errore e non farlo mai più. E proprio le risorse economiche che arrivano in maniera straordinaria in questo periodo serviranno a quello". E sulle vaccinazioni: "Procedendo con questo ritmo, nonostante le incertezze e i casi come Astra Zeneca, avremo un autunno coperto. Ma dobbiamo continuare a monitorare le attività".

Sempre a livello di Sanità, preoccupano le diminuzioni delle visite e dei controlli, così come gli screening oncologici, che potrebbero colpire soprattutto le fasce d'età più fragili ed esposte. Tumori, ma anche malattie croniche e disturbi mentali o comportamentali (alimentari, soprattutto).

Calo demografico: "Sparite due città come Saluzzo e Savigliano"

Lavoro precario, disuguaglianze di genere, sottoutilizzo delle competenze sono invece alcune delle problematiche che colpiscono la società. Ma il nodo più difficile da sciogliere è numerico: mancano i piemontesi. "È come fossero sparite due città come Saluzzo e Savigliano, con il calo demografico e il freno alle migrazioni. Le coppie giovani faticano a fare figli e le nuove generazioni non riescono a entrare nel mercato del lavoro, nonostante abbiano maggiori competenze rispetto al passato. E avendo contratti precari sono quelli che sono usciti prima dal settore occupazionale appena la pandemia ha fatto sentire il suo peso", dicono da Ires.

Inoltre, una minore natalità sbilancia le fasce sociali verso quelle anziane. Mancano i giovani e solo in parte questo viene compensato dagli stranieri ("non sono italiani il 24% dei Millenials, ma forse non si fa abbastanza per la loro integrazione. A cominciare dalle competenze linguistiche e matematiche di base", ammoniscono i ricercatori). E anche le coppie straniere si stanno adeguando al modello di sviluppo piemontese, diminuendo il numero di figli.

Economia: un calo simile alla crisi del 2008. E poca sostenibilità

Non solo sanità e società. Anche l'economia paga dazio alla pandemia. I numeri dicono che il calo del Pil piemontese è stato paragonabile a quello della crisi del 2008. Investimenti e consumi stanno riprendendosi lentamente, ma i redditi continuano a mostrare cali rispetto al passato. 
Preoccupazione anche per la stretta occupazionale, che per il momento ha colpito quelli non dipendenti e meno tutelati. Qui l'effetto è dovuto agli ammortizzatori sociali e al blocco dei licenziamenti. 
Le prospettive di ripresa? "Saranno sostenute da politiche internazionali, ma anche il calo dei contagi con il proseguimento della campagna vaccinale, la diminuzione delle restrizioni e il calo dell'incertezza".
Posizioni di retroguardia anche per quanto riguarda la sostenibilità e i traguardi fissati dall'Europa per il 2030: sia in termini di energia (bene la produzione da solare, male il termico) che in termini di agricoltura biologica.

Logistica e dintorni: ripensare Caselle anche in senso cargo

La logistica piemontese ha saputo garantire le necessità durante la pandemia, ma ha patito il fermo portuale della Liguria. Da giugno 2020 però si segna una leggera ripresa e, dal punto di vista dei veicoli pesanti in uscita, l'export ha visto 80.260 veicoli di media giornaliera nel primo quadrimestre 2021, in crescita del 22% sul 20%. "Bisogna ripensare lo scalo di Caselle anche in termini di cargo - dicono i ricercatori Ires - cosa che è riuscita a fare poco, anche nel passato recente. Mentre un impulso maggiore si è avuto sul trasporto ferroviario merci, più sicuro e flessibile in tempi di pandemia. Ma c'è ancora molto da fare rispetto ai traguardi fissati a livello europeo: servono investimenti e miglioramenti di alcune linee ferroviarie".

Crollato l'utilizzo del trasporto pubblico locale (-43%, pari a 26 milioni di passeggeri). Un effetto legato senza dubbio alle restrizioni della pandemia, ma che va in controtendenza rispetto ai traguardi fissati per la mobilità delle persone. Cambiano anche le destinazioni: i piemontesi, durante il Covid, hanno scelto parchi e aree verdi, quasi a delineare una nuova fruizione del tempo libero.

Reti digitali: boom con la dad e lo smart working, ma si zoppica

La connessione e il web sono stati elementi indispensabili in un'epoca di dad e smart working. Ma la pandemia ha mostrato gravi carenze in questo senso, tra infrastrutture e dotazioni. E' fissato per il 2023 un completamento della dotazione generalizzata e adeguata. 
Sono aumentati i servizi online della Pubblica amministrazione, circa 216, ma vengono poco utilizzati dai cittadini. Da inizio lockdown, però, l'accesso agli Spid ha avuto una crescita esponenziale: "Forse questa situazione ha cambiato le modalità e l'approccio delle persone", dicono da Ires. Restano poi criticità nella qualità dei servizi della PA, a cominciare della possibilità di "dialogo" tra un settore e l'altro. E poi l'adeguamento alle nuove tecnologie: spesso si tratta di servizi obsoleti.

Le soluzioni? Grandi risorse comportano grandi responsabilità

"Siamo in un momento particolare, fatto di sfide e opportunità - dice Paola Casagrande, direttore regionale Coordinamento Politiche e Fondi Europei Regione Piemonte - La recessione avuta anche a seguito della pandemia è stata profonda in termini quantitativi e gli effetti non sono nemmeno del tutto evidenti, forse. Gli interventi messi in campo hanno carattere temporaneo e alcune conseguenze le si vedrà nei prossimi mesi, con la fine dello stop agli sfratti e ai licenziamenti". "Uscire dalla crisi, però - prosegue - vuol dire trasformazione e potenziamento delle risorse che abbiamo a disposizione, per mettersi alle spalle l'emergenza e proiettarsi al futuro: l'Europa ci chiede un Piemonte più verde, più connesso e più vicino ai cittadini. Un patrimonio da consegnare alle prossime generazioni. Abbiamo grandi problemi, ma abbiamo anche tantissime possibilità, con il Pnrr che coincide con i Fondi Europei: un'enorme occasione, ma anche una grande responsabilità per non sprecarla".

Massimiliano Sciullo

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