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Economia e lavoro | 25 maggio 2021, 10:35

"Perderò il lavoro, da qui a 6 mesi". Ecco la grande paura che la pandemia lascia nella testa dei torinesi

E' il pensiero fisso di oltre una persona su cinque, in Piemonte: più le donne che gli uomini, soprattutto se sono persone con una bassa scolarità e se sono lavoratori autonomi

Donna preoccupata seduta davanti a una saracinesca

Con l'avvento della pandemia sempre più torinesi temono di perdere il lavoro da qui a sei mesi

Non solo strascichi di salute e comportamenti sociali ormai mutati, rispetto alle abitudini del passato. La pandemia, in questo anno e mezzo, sta lasciando in eredità ai piemontesi anche una vera e propria ossessione: quella di perdere il proprio lavoro. Lo dicono i dati dell'ultima ricerca Ires Piemonte sul clima d'opinione. E Torino (insieme a Vercelli e Alessandria) è tra le province più angosciate.

Proprio nelle ore in cui rimbalzano le polemiche e i dibattiti tra sindacati e ambienti confindustriali sul divieto per legge ai licenziamenti, il timore di ritrovarsi disoccupato è il pensiero fisso di almeno una persona su cinque (il 22,2%): temono di perdere il lavoro entro i prossimi sei mesi, proprio come capitava nel 2020, ma una quantità doppia rispetto al 2019.

Donne, autonomi e con titoli di studio limitati

In particolare, scorrendo i dati risultano particolarmente preoccupate alcune categorie, rispetto ad altre: le donne (23,9%) più degli uomini (20,8%), ma sono più preoccupati anche coloro che hanno solo la licenza media (27,6%) o il diploma (24,8%) rispetto a chi ha laurea (17,2%) o post laurea (11,4%). Infine, rispetto ai dipendenti, soffrono di più i lavoratori autonomi, con percentuali addirittura doppie (oltre il 40%). Quasi inevitabile, infine, che per i cassintegrati la preoccupazione sia più pesante che mai (55,9%), con il timore che con la fine del blocco ai licenziamenti per legge, loro possano essere tra i primi a venire esclusi dal mercato del lavoro.

Casa, sanità e bollette: ecco i maggiori timori in famiglia

Se ai piemontesi viene chiesto poi di esprimere un giudizio sullo stato di salute dell'economia italiana, tra passato e futuro, la valutazione risulta essere molto critica. Oltre i 2/3 infatti pensa che il peggioramento sia stato grave, ma guardando al futuro il pessimismo si affievolisce. Il grave peggioramento è previsto da meno di una persona su cinque (19,6%) e compare un moderato ottimismo, visto che oltre un quarto delle persone (26,8%) prevede che la situazione sarà un po’ migliore. 

E anche per la propria famiglia, la speranza è che si possa arrivare a un miglioramento.  Le maggiori preoccupazioni derivano dalle spese per la casa (22,4%), dalle spese sanitarie (18,9%) e dalle bollette (17,9%).

Massimiliano Sciullo

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