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Economia e lavoro | 04 maggio 2021, 11:51

Materie prime alle stelle, prezzi alla stalla in calo: anche gli allevamenti torinesi in ginocchio

Galliati (Coldiretti): "Stiamo lavorando a una proposta di legge che indicizzi i prezzi al costo di produzione"

Allevamento di bovini

Difficoltà anche per gli allevamenti di Torino e provincia

Con l’aumento esponenziale dei costi delle materie prime, anche nel torinese gli allevamenti zootecnici sono in difficoltà. A partire dal settore lattiero, senza dimenticare il settore suinicolo e della carne rossa dei bovini da carne.

 "Gli imprenditori agricoli vivono momenti di criticità, occorre approfondire gli aspetti strategici su cui lavorare – dice Fabrizio Galliati, presidente di Coldiretti Torino – a cominciare dal rafforzamento del sistema cerealicolo e produttivo italiano, per importare meno e riequilibrare i fabbisogni delle filiere agricole. Parallelamente, è urgente focalizzarsi sull’attualità, per affrontare l’aumento spropositato dei costi delle materie prime. La Coldiretti sta lavorando a una proposta di legge che indicizzi i prezzi al costo di produzione, perché le tante forme speculative e la concorrenza di Paesi che fino a pochi anni fa non puntavano sulla produzione agroalimentare, rischiano di stravolgere le dinamiche di mercato".

Confermano il trend preoccupante gli ultimi dati rilevati dalla Borsa Merci della Camera di commercio di Torino. Gli aumenti che si stanno continuando a verificare sui listini prezzi del mais e della soia, oramai da diversi mesi, stanno generando ulteriori difficoltà agli allevamenti per quanto riguarda i costi dell’alimentazione degli animali.

"A fronte di questa impennata dei prezzi delle materie prime – rileva Fabrizio Galliati - non si registra un altrettanto aumento dei prodotti di origine animale, che continuano a attraversare una fase di mercato condizionata pesantemente dalla pandemia da Covid-19. Un incremento delle materie prime si era osservato già nel 2020, ma sta proseguendo anche nel 2021, con aumenti ancora più marcati rispetto allo scorso anno".

Alla Borsa Merci di Torino, merce resa Franco Arrivo, nei giorni scorsi il mais è stato quotato a 260 €/tonnellata, con un aumento di 35 €/tonnellata nell’arco di 15 giorni, mentre un anno fa era a 182 €/tonnellata (+42%); balzo ulteriore in avanti della soia a 675 €/tonnellata (+15 €/tonnellata in 7 giorni), e che la porta ad avere un sovrapprezzo dell’81% rispetto allo stesso periodo di un anno fa (372 €/tonnellata).

A livello nazionale Coldiretti chiede di intervenire con azioni mirate e strutturali per l’autosufficienza interna delle filiere. "Il tema della genetica green – prosegue Fabrizio Galliati - può sostenere la produzione del territorio, difendere il patrimonio di biodiversità dai cambiamenti climatici e far tornare protagonista la ricerca italiana. Fondamentale, in questa prospettiva, l’importante risultato ottenuto nei giorni scorsi attraverso il dialogo con le istituzioni europee, che hanno promosso la genetica green come tema di innovazione ed evoluzione per le future strategie comunitarie".

"Anche nel Torinese gli imprenditori zootecnici stanno vivendo situazioni insostenibili – racconta Andrea Repossini, direttore di Coldiretti Torino, facendosi portavoce degli allevatori produttori di latte - non è accettabile che l’aumento dei costi del mangime sia totalmente slegato dal prezzo che viene pagato alla stalla per il latte che, al contrario, rimane stabile o addirittura scende. Oggi agli allevatori viene chiesto di investire verso la sostenibilità e la transazione ecologica ma, a queste condizioni, sarà impossibile andare in questa direzione. Ci vogliono certezze, ed è necessario poter guardare con programmazione al futuro del settore, modificando le attuali dinamiche imprenditoriali,  che hanno accusato  l’instabilità dei mercati e il disequilibrio della filiera".

Nel settore suinicolo si registrano aumenti dal 30 al 40 per cento, non solo sui mangimi, ma in generale su tutti i prodotti utilizzati per l’alimentazione: "I costi sono in forte aumento – rimarca Repossini -, e oggi incidono per più del 50 per cento dei costi di produzione. Per sopravvivere in questa situazione il valore dei suini dovrà aumentare per riuscire a pareggiare le uscite, ma la situazione è veramente complicata, considerando anche i trend di consumo attuale della carne".

Situazione pesante anche per l’intero settore della carne rossa bovina che vive un rincaro prezzi del 40 per cento: "Gli allevatori di bovini denunciano l’aumento dei costi delle materie prime nel settore -  conclude Repossini – che si somma all’aumento del ristallo e a un calo dei consumo di carne, elementi che non fanno altro che aggravare la situazione per chi produce carne bovina".

comunicato stampa

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