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Sanità | 15 aprile 2021, 12:51

Figli in crisi: la neuropsichiatria infantile dell’Asl To3 attraversa lo tsunami delle richieste di aiuto

In aumento da anni, dall’autunno sono cresciute ancora di più, fino a esplodere nelle scorse settimane. “Senza scadere nel semplice ottimismo: i giovani potranno uscirne più maturi e con una personalità rinforzata” sostiene il direttore del servizio

Il dottor Marco Rolando durante il lockdown della scorsa primavera

Il dottor Marco Rolando durante il lockdown della scorsa primavera

È paragonabile a uno tsunami l’aumento di richieste di aiuto che ha travolto nelle ultime settimane il servizio di neuropsichiatria infantile dell’Asl To3, impegnato nell’assistenza di bambini e adolescenti, fino al compimento dei 18 anni. E gli addetti ai lavori lanciano un appello: “Facciamo attenzione a ciò che comunicano i media, e non ripetiamo a bambini e ragazzi che porteranno nel futuro le cicatrici della pandemia. Da questa esperienza si può uscire con una personalità rafforzata e recuperando il dialogo all’interno della famiglia”.

L’accelerazione in pandemia

L’aumento di richieste di assistenza e sostegno psicologico è recente ma ha fatto esplodere una tendenza in corso da anni, così come rivela il dottor Marco Rolando, direttore della neuropsichiatria infantile e del dipartimento materno infantile dell’AslTo3: “Un aumento costante delle richieste di aiuto in realtà si verificava già da 5 o 6 anni ma è da questo autunno, con la seconda ondata dei casi Covid e le relative misure restrittive, che la crescita, soprattutto dei casi urgenti, si è accentuata, per incrementare ancora nelle ultime settimane”.

Molte situazioni di sofferenza sono quindi preesistenti ma vengono accentuate dalla situazione pandemica: “Nel settore psichiatrico la crescita delle richieste d’aiuto è netta. Possiamo stimare un aumento del 30% circa, soprattutto dei casi più gravi – spiega Rolando –, quando cioè ci troviamo di fronte al rischio di suicidio, ad atti di autolesionismo, crolli psicotici e comportamenti dirompenti”. Quali le cause? “L’assenza della scuola in presenza, e la didattica a distanza, sono solo concause che peggiorano una situazione di fragilità psichica già esistente. La crisi economica e l’isolamento delle famiglie, negli ultimi anni, avevano già minato la tenuta del sistema famigliare. La fragilità materiale ed economica si è sommata a quella culturale”.

Quali i problemi più frequenti? “Sono aumentati i disturbi del comportamento alimentare ma anche le patologie legate alla dispersione scolastica come la fobia scolare e il ritiro sociale, che erano comunque già esplosi prima della pandemia – sottolinea Rolando –: si stratta di una tendenza a ritirarsi nell’ambiente domestico a volte con il solo supporto dei mezzi informatici, che tuttavia non sono da demonizzare, perché in tanti casi rimangono l’unico embrione di socialità e di comunicazione su cui lavorare”.

Disturbi più precoci

Ad alcune difficoltà i giovani sarebbero comunque andati incontro, ma nella situazione attuale, in tanti casi, la crisi arriva prima del tempo: “Assistiamo a una precocizzazione dei disturbi: quelli che si manifestavano tra i 15 e i 17 anni oggi fanno la loro comparsa già tra gli 11 e i 13. Si è anticipato il quindi il momento della loro deflagrazione” spiega Rolando. Ad avere più bisogno di assistenza sono soprattutto i ragazzi mentre i più piccoli sembrano aver retto meglio l’impatto della pandemia: “Chiedono aiuto soprattutto gli adolescenti, sia maschi che femmine, con una lieve predominanza femminile invece nella fase della preadolescenza. I bambini più piccoli, invece, hanno patito meno l’isolamento domestico perché non ancora completamente inseriti nel contesto sociale. È stato quindi più semplice, in questo caso, limitare i danni”. Non sono mancate comunque le richieste di aiuto per la prima infanzia: “Ci sono capitati bambini molto piccoli con disturbi del sonno e con disturbi somatoformi, cioè mal di testa, dolori addominali: in queste situazioni è la stanchezza e la fatica dei genitori che si riflette sui piccoli”.

La riorganizzazione della rete di assistenza

Un aumento così netto delle richieste di aiuto ha messo a dura prova il servizio di neuropsichiatria infantile: “La rete di assistenza messa a punto sta comunque tenendo – assicura Rolando –. Abbiamo riorganizzato il servizio formulando dei percorsi diagnostici per le singole patologie negli ambulatori di secondo livello concentrati soprattutto a Pinerolo e Rivoli. In sostanza si accede con prescrizione agli ambulatori di I livello disseminati sul territorio dell’Asl To3 ma poi, dopo la fase diagnostica, si accede a quelli di II per le patologie specifiche”. Nel frattempo si sta pensando a un ulteriore servizio di assistenza al di fuori degli ospedali: “Un aiuto ulteriore potrà arrivare dallo sviluppo di centri diurni semi residenziale che permettano la gestione integrata del giovane in situazione critica, senza ricorrere al confinamento in comunità”. Anche il modo di affrontare i casi che necessitano un’ospedalizzazione è cambiato: “Il nostro III livello, dove si procede con l’ospedalizzazione, è l’ospedale Regina Margherita. Tuttavia quando si tratta di casi meno gravi abbiamo cercato di ricoverare bambini e ragazzi nelle pediatrie dei singoli ospedali, in modo da non perdere il rapporto con il territorio”.

Per ogni caso di bambino o ragazzo in crisi, spesso ci sono due genitori da aiutare. Il direttore della neuropsichiatria infantile, spiega come si è dovuto tenere conto anche di loro: “Nel processo terapeutico bisogna prendere in carico spesso anche i genitori e farlo senza colpevolizzarli ma coinvolgendoli. Formiamo quindi delle micro-équipe in grado di occuparsi dei diversi aspetti del disturbo del paziente ma anche del sostegno psicologico di padre e madre”.

Consigli per i genitori

C’è un consiglio da dare proprio ai genitori in modo da superare meglio il periodo di crisi dei figli? “Senza scadere nel semplice ottimismo, dobbiamo considerare che la situazione per i giovani è difficile ma si può superare con l’aiuto degli adulti, e mi riferisco non solo ai genitori ma anche ai servizi sanitari. I giovani potranno uscirne più maturi e con una personalità rinforzata”. Una delle concause dei disturbi: l’isolamento domestico può diventare una risorsa per i genitori: “A fronte di una riduzione delle attività esterne di tipo ludico, o di apprendimento, è necessario parlare e comunicare di più con bambini e ragazzi. Potrà essere l’occasione per risintonizzarsi con i figli, recuperando una dimensione comunicativa che prima, dovendo rincorrere le attività fuori casa, si tendeva a perdere”. Mantenere uno sguardo rivolto a se stessi, e alla propria salute, favorisce il benessere dei giovani: “Padri e madri devono chiedere l’aiuto dei servizi sanitari prima che il proprio bambino cominci a stare troppo male. Non bisogna avere paura di rivolgersi ai servizi. Della dimensione psichica ci accorgiamo solo quando le cose vanno male: dobbiamo invece imparare a prendercene cura anche nella normalità”.

Come aiutare i giovani a guardare al futuro? “Non è detto che finita la pandemia finisca anche questa situazione critica. Tuttavia ripetere che la didattica a distanza e Internet siano dannosi per i ragazzi non serve a nulla. Tutti tendiamo a ricercare un ‘colpevole’: è importante però iniziare ad accettare la complessità delle cause che sono alla base del disagio psichico e a dare il giusto spazio alla tutela dello sviluppo relazionale delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi”.

Elisa Rollino

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