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Economia e lavoro | 12 marzo 2021, 11:47

Ancora un rinvio per le revisioni auto, l'ira degli addetti ai lavori: "A rischio la sicurezza stradale, ma anche un intero settore"

Ciricosta (Cna Servizi e Comunità): "Da anni non vengono nemmeno adeguate le tariffe all'Istat: tantissime aziende sono in difficoltà"

Francesco Circosta

Francesco Circosta, presidente di Cna Servizi alla Comunità

Ancora una proroga per le revisioni auto: i controlli che infatti sarebbero stati in scadenza dal 1° settembre scorso al prossimo 30 giugno, infatti, sono stati prorogati ancora di altri 10 mesi. Dunque anche i certificati di revisione avranno una durata ulteriore di 10 mesi.

Una notizia che, se da un lato può essere accolta positivamente dagli automobilisti, dall'altro crea più di un problema per gli addetti ai lavori del settore. Anche perché, se di mezzo c'è una questione economica, non è di minore importanza quella della sicurezza sulle strade.  “Allo scopo di evitare questa ulteriore proroga della scadenza delle revisioni anche per i veicoli fino a 35 quintali, abbiamo presentato una proposta di emendamento", affermano i vertici della CNA Piemonte.

Iniziative che non hanno sortito i risultati attesi, da parte del Ministero dei Trasporti. E Francesco Circosta, il presidente regionale di CNA Servizi alla Comunità, categoria che rappresenta anche centri di revisione, è durissimo: “Siamo stanchi delle continue proroghe che pregiudicano prima di tutto la sicurezza stradale. Inoltre, il settore delle revisioni offre lavoro a 30 mila persone in Italia, da anni non adegua la tariffa nemmeno all’ISTAT. I mancati guadagni mettono in gravissima difficolta le aziende, per non parlare dei mancati ricavi erariali da gettito Iva. A determinare frustrazione nei centri di revisione italiani è anche il fatto che sull’adeguamento delle tariffe, ferme da 12 anni, finalmente ottenuto a dicembre nella Legge di Stabilità, manca ancora all’appello il varo del decreto attuativo".

"Una beffa ulteriore per la categoria - prosegue -, che rilancia l’urgenza di un cambio di passo e di un tempestivo intervento del nuovo Governo, anche alla luce del fatto che sempre più imprese del settore vorrebbero fossero avviate azioni legali per la richiesta di un vero e proprio risarcimento dei danni subiti”.

M.Sci

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