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Economia e lavoro | 05 gennaio 2021, 11:55

Il paradosso dell'automotive torinese: Mirafiori e Grugliasco gli unici stabilimenti Fca a crescere nel 2020 del lockdown

Lo dicono i dati di Fim Cisl: da 19110 si è passati a 36702 vetture prodotte in un anno. Uliano: "Ma si partiva da un volume talmente basso che sono bastati tre mesi di 500 elettrica a fare meglio. Ora sarà decisiva la risposta del mercato". Soffre Maserati: "Stellantis ci investa con forza"

catena di montaggio auto

Fca si prepara al futuro e alla fusione con Psa

Il paradosso dell'automotive torinese emerge da un dato solo: il Polo composto da Mirafiori e Grugliasco è stato l'unico in tutto l'universo Fca italiano a essere cresciuto nel corso del 2020. L'anno peggiore della storia recente, quello del lockdown e della pandemia. Quello che tutti vorrebbero cancellare dalla memoria, ma che in realtà ha visto lo stabilimento storico di Fiat e quello alle porte di Torino realizzare più vetture di quante ne avesse prodotte nel 2019

E' quanto raccontano i dati del report di fine anno di Fim Cisl, che, a livello italiano registra, una riduzione del 12,4% rispetto al 2019 (poco più di 717mila unità contro le quasi 819mila dell'anno precedente). A Torino e Grugliasco, invece, le cose sono andate diversamente: "Mirafiori è l'unico stabilimento, sommato alla Maserati di Grugliasco, con il segno positivo rispetto al 2019 - dice Ferdinando Uliano, segretario nazionale Fim-Cisl Responsabile del settore automotive - e questo con tre soli mesi della 500 elettrica, a conferma del periodo produttivo particolarmente debole che ha preceduto quest'anno. Per gli altri restyling legati ai modelli che saranno realizzati nel polo torinese, si potranno valutare gli effetti soltanto nei prossimi mesi".

Le cifre torinesi parlano chiaro: "Si è passati da poco più di 19mila a oltre 36700 vetture prodotte, con un aumento del 92% e con la 500 elettrica che, da sola, pesa per circa 19mila vetture realizzate in soli tre mesi. E che in un periodo così breve ha fatto più di quanto realizzato in un anno delle varie tipologie di Maserati costruite a Grugliasco e Mirafiori".

La conseguenza è stata l'azzeramento della cassa integrazione, da anni presente nello stabilimento, con l'ingresso anche di nuove risorse. "I contratti in scadenza a dicembre sono stati prolungati a fine gennaio 2021 - dice ancora Uliano -. Ma ora sarà importante la risposta degli ordinativi a gennaio: se confermeranno la domanda per un prodotto così innovativo, questo porterà alla stabilizzazione dei volumi di lavoro per Mirafiori". Che si sta spendendo, in questo periodo, anche per costruire dispositivi di protezione contro il Coronavirus: "Circa 300 persone lavorano alla realizzazione delle mascherine e questa attività continuerà".

Ma tasto dolente, come accennato, è proprio Mirafiori: "Stanno soffrendo i modelli realizzati tra Grugliasco e Torino: rispetto ai numeri del 2017, vetture come Ghibli e Levante oggi sono a un terzo: speriamo che una nuova spinta arrivi dai nuovi modelli ibridi. Di certo, chiederemo a Stellantis di investire con forza su questo marchio, così come per Alfa Romeo".

"Il rimbalzo era piuttosto facile, alla luce dei numeri precedenti - concorda Davide Provenzano, segretario provinciale di Fim Cisl -. Adesso bisogna capire quanta profondità avrà la 500 elettrica sul mercato e quali prospettive potrà avere nel medio periodo, anche alla luce delle attuali difficoltà dei modelli Maserati". "Per quanto riguarda la fusione con Stellantis, invece, Mirafiori si deve candidare a sito importante sia dal punto di vista produttivo che da quello progettuale, anche per quanto riguarda l'elettrico e le batterie".

Ma se Torino è l'unico polo con il segno più, anche la tendenza nazionale regala comunque segnali confortanti. "In tutta Italia registriamo un dato in calo, ma che racconta di un secondo semestre che ha permesso un recupero rispetto al primo semestre del 2020, quando il lockdown aveva portato a una diminuzione del 35%", spiega Uliano, che aggiunge. "Per quanto riguarda gli investimenti da 5 miliardi, in tutta Italia siamo a buon punto: gran parte del piano è stato effettuato nei vari stabilimenti nazionali e questo speriamo che possa portare a un aumento dei volumi nei mesi del 2021".

Il futuro, adesso, si chiama Stellantis. "Si apre una nuova partita per assicurare il futuro degli stabilimenti nazionali - conclude Uliano -. E' una grande opportunità per le due realtà che si sono fuse, in un settore in cui servono sempre più investimenti. Non dovranno però esserci nazionalismi, altrimenti sarebbe la morte di Stellantis: non è successo con gli americani di Chrysler e non deve accadere ora".

Massimiliano Sciullo

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