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Economia e lavoro | 17 novembre 2020, 14:46

Ristori in ritardo, Confesercenti: "Ci avevano detto entro il 15 novembre, ma da due giorni tantissimi si lamentano di non aver ricevuto nulla"

Il presidente Banchieri: "I nostri centralini sono subissati. Questo, insieme agli esclusi dai benefici, la dice lunga sulla considerazione che ha di noi il Governo"

Ristori in ritardo, Confesercenti: "Ci avevano detto entro il 15 novembre, ma da due giorni tantissimi si lamentano di non aver ricevuto nulla"

Il 15 novembre è passato, sul calendario, ma non tutte le promesse sono state mantenute. Si tratta delle promesse sui ristori, che dal Governo erano stati garantiti al più tardi entro il 15 novembre. Sono passati due giorni da quel termine ultimo e sono tante le segnalazioni da parte di commercianti e addetti alla somministrazione che lamentano di non aver ancora ricevuto i soldi.

A lanciare l'allarme è Confesercenti Torino, per voce del suo presidente Giancarlo Banchieri: "Sono tantissime le imprese del commercio e della somministrazione a Torino e provincia che non hanno ancora ricevuto il contributo previsto dal decreto Ristori. Da ieri - dice Banchieri - i nostri uffici sono subissati di telefonate da parte di operatori che giustamente lamentano il ritardo. La data limite indicata dal governo era il 15 novembre, ma dopo un buon avvio nei primi giorni, il flusso dei bonifici si è interrotto".

"Tutto ciò sarebbe inaccettabile in un periodo normale - rincara la dose il presidente di Confesercenti - , lo è a maggior ragione in un periodo in cui le imprese hanno disperato bisogno di liquidità. Ancora una volta il governo promette e non mantiene. Si tratta di un comportamento che la dice lunga sul grado di considerazione nel quale sono tenute le nostre imprese".

Ma non sono solo i ritardi a irritare i commercianti: "Se a questo si aggiunge la lunga lista degli esclusi dai benefici, il quadro è sempre più preoccupante. È inammissibile che alle imprese si diano non solo sostegni palesemente insufficienti, ma che neppure questi arrivino nei tempi promessi. Allora è il caso di ribadirlo: è a rischio una parte significativa del nostro tessuto commerciale, con risvolti drammatici anche sul piano occupazionale e sociale. Vicende come questa inducono a pensare che le istituzioni non ne siano del tutto consapevoli".

Massimiliano Sciullo

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