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Sanità | 14 novembre 2020, 07:02

La seconda ondata con gli occhi di chi ha sconfitto il Covid: "Ricordo la paura e lo smarrimento. Chi oggi nega, lo fa per paura"

Eleonora, mamma di due bambine, è stata ricoverata d'urgenza a marzo: "Vivo questa recrudescenza con un senso di rabbia per quello che si poteva fare e non si è fatto"

La seconda ondata con gli occhi di chi ha sconfitto il Covid: "Ricordo la paura e lo smarrimento. Chi oggi nega, lo fa per paura"

Sono giorni di smarrimento, per Torino, il Piemonte e non solo. E' la "seconda ondata", recrudescenza di un Covid che non se n'è mai andato, ma che abbiamo nostro malgrado riscoperto tra noi. Rispetto alla scorsa estate, però, tante cose sono cambiate. Le competenze, certo. Ma anche l'atteggiamento della gente, meno incline a sacrificarsi, più insofferente (e sofferente) e con vaste sacche di critici, se non negazionisti.
Uno scenario che lascia interdetti. Ancora di più chi - attraverso il Covid - ci è passato pochi mesi fa. E ora sembra un altro mondo. E' la storia di Eleonora, poco più che quarantenne, sposata e mamma di due bambine, che ha scoperto di essere positiva a marzo. E da lì è iniziato il vortice. 

Lei è stata positiva durante la prima ondata: cosa ricorda di quei momenti?
"Ricordo la paura di infettare i miei familiari, l’uso della mascherina e dei guanti anche in casa, e soprattutto l’esperienza terribile di un ricovero d’urgenza in un reparto ospedaliero in piena emergenza, con personale attento e umano, ma non attrezzato e non adeguatamente protetto, che aveva paura della malattia quanto me. Ricordo terapie pesanti, che oggi sono state del tutto abbandonate, e soprattutto ricordo malati in confusione, che non riuscivano a comunicare e che non potevano contare su un parente vicino che facesse da tramite con i medici e i familiari a casa, spesso anch’essi malati o in quarantena".

C'è un episodio che porta con sé, di quelle settimane?
"Ricordo una signora anziana ricoverata d’urgenza una notte in stato confusionale, senza ciabatte, camicia da notte o spazzolino da denti, con serie difficoltà respiratorie che l’hanno portata ad un passo dalla morte. Non aveva nulla con sé: i familiari erano malati e in isolamento e nessuno poteva fornirle un minimo di assistenza. Dividevamo carta igienica, acqua gasata e caramelle per la tosse, fino, per fortuna, ad un suo rapido miglioramento. Nei giorni seguenti mi ha raccontato tutta la sua vita, densa di affetti, di figli, nipoti e viaggi: il fatto che avesse potuto morire quella notte lì da sola senza salutare nessuno mi commuove ancora oggi".

Ora che c'è una seconda ondata, con quale spirito la sta vivendo?
"Dal punto di vista sanitario continuo ad essere preoccupata per i miei familiari, soprattutto gli anziani. Ma vivo certamente un sentimento di rabbia per quello che si poteva fare e che si sta facendo solo ora con grande ritardo, dopo un’estate sconsideratamente spensierata. Ho visto tutto il sistema del tracciamento e dell’assistenza domiciliare andare in tilt nelle primissime settimane di questa seconda ondata, con numerosi casi di persone bloccate a casa in estenuanti attese di tamponi, senza numeri o contatti da chiamare, in balia del nulla, mentre gli ospedali scoppiano. Poi la chiusura delle scuole è per me la sconfitta più grande di tutto il sistema, una misura estrema di cui oggi è difficile quantificare le conseguenze, sia in termini di didattica, sia per quanto riguarda la capacità relazionale dei nostri ragazzi".

In tanti sembrano aver dimenticato o rimosso la prima ondata e oggi negano la seconda. Che sensazione le dà?
"C’è chi nega per paura, chi per ignoranza. Ma i peggiori sono quelli che negano pensando di saperne più di tutti. L’arroganza mista a ignoranza è davvero la peggiore delle combinazioni, quella più dannosa".

Massimiliano Sciullo

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