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Cronaca | 06 novembre 2020, 05:17

Scaduto il giorno di tregua, da oggi (e per almeno 14 giorni) Torino si trova in Zona Rossa

Così come il resto del Piemonte, regole particolarmente stringenti per cercare di limitare la circolazione del Covid-19 e dunque alleggerire la pressione sul sistema sanitario

Foto: Pietro Izzo

Foto: Pietro Izzo

Sono state 24 ore di tregua, "per avere il tempo di organizzarsi" (come ha spiegato mercoledì sera in televisione il premier, Giuseppe Conte). Ma da oggi Torino, insieme a tutto il resto del Piemonte, si è risvegliata in piena Zona Rossa. Dunque, nel peggiore degli scenari possibili per quanto riguarda la circolazione del Covid-19 e con le limitazioni più stringenti.
Ecco dunque le regole cui bisognerà adattarsi, nella speranza che la situazione progressivamente migliori.

Stop agli spostamenti per 14 giorni
La zona Rossa è quella del cosiddetto "scenario di tipo 4", il peggiore possibile, con livello di rischio alto. Talmente alto da costringere a scelte drastiche. Ecco perché, da domani, in Piemonte - per almeno 14 giorni (anche se il dpcm ha validità fino al 3 dicembre) - ci sarà il divieto di ingresso o di uscita dai confini regionali, ma anche tra i diversi territori all'interno della regione. Questo a meno che non si abbiano comprovati motivi legati al lavoro, a necessità specifiche, motivi di salute e didattica in presenza. E' inoltre prevista la possibilità di fare rientro al proprio domicilio, abitazione o residenza.

Scuola: didattica in presenza fino alla prima media compresa
Una delle grandi differenze rispetto al primo lockdown riguarda le scuole. Se all'epoca tutti furono costretti alla didattica a distanza, in questo caso fino al primo anno di scuola media le lezioni proseguiranno in aula. Saranno però sempre possibili in presenza attività come laboratori o per necessità legate a studenti disabili o con bisogni educativi speciali. Stop in presenza invece per le Università e per le scuole di alta formazione. Per tutte le attività in presenza, dai 6 anni in su, sarà obbligatoria la mascherina.

Negozi chiusi, a parte quelli di prima necessità
Così come nel primo lockdown, anche in questo caso saranno costretti alla chiusura tutti quei negozi che non vengono ritenuti di prima necessità, così come i bar, i pub, i ristoranti, le gelaterie e le pasticcerie. Che però potranno continuare a lavorare in delivery e per fornire il cibo d'asporto fino alle 22. Restano aperti i centri commerciali, anche se resta lo stop per festivi e prefestivi. Aperti, oltre ai negozi di alimentari, anche edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie. Aperti anche parrucchieri, estetiste e barbieri.

Sport: chiusi anche i centri sportivi all'aperto
Dopo palestre e piscine, lucchetto anche per i centri sportivi all'aperto. Resta la possibilità di compiere attività sportiva a livello individuale, nei pressi della propria abitazione, con dispositivi di protezione.

Fabbriche e aziende aperte, ma spazio allo smart working
Le attività produttive proseguiranno, seppure secondo i criteri di sicurezza, ma ai datori di lavoro del pubblico è chiesto di limitare al massimo la presenza, incentivando invece lo smart working.

Massimiliano Sciullo

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