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Politica | 04 novembre 2020, 20:32

E' ufficiale: il Piemonte è in zona rossa, misure in vigore da venerdì. Servirà l'autocertificazione per uscire di casa

Chiusi in tutta la regione i centri estetici, mentre restano aperti i parrucchieri. Stop a bar e ristoranti e tutti gli esercizi commerciali non di prima necessità

E' ufficiale: il Piemonte è in zona rossa, misure in vigore da venerdì. Servirà l'autocertificazione per uscire di casa

Il Piemonte rientra tra le regioni in zona rossa, assieme a Lombardia, Valle d'Aosta e Calabria. Lo ha confermato il premier Giuseppe Conte nel corso della conferenza stampa serale per illustrare le misure del nuovo Dpcm, in vigore da venerdì 6 novembre.

Come già anticipato nelle scorse ore, il Piemonte, in quanto regione a rischio elevato (il cosiddetto "scenario di tipo 4"), entrerà in un regime che si può definire di "semi lockdown", molto simile al panorama che nella scorsa primavera aveva abbracciato l'intero Paese. 

Per almeno 14 giorni (anche se il Dpcm ha validità fino al 3 dicembre) - ci sarà il divieto di ingresso o di uscita dai confini regionali, ma anche tra i diversi comuni all'interno della regione. Stesso discorso vale per gli spostamenti nel proprio comune di domicilio o residenza, salvo per comprovati motivi di lavoro, necessità e salute. La quotidiana "uscita di casa", quindi, andrà sempre motivata munendosi di autocertificazione.

Per quanto riguarda le scuole, fino al primo anno delle medie le lezioni proseguiranno in aula. Didattica a distanza per tutti gli altri anni. Saranno però sempre possibili in presenza attività come laboratori o per necessità legate a studenti disabili o con bisogni educativi speciali. Stop alle lezioni in aula per le università e le scuole di alta formazione, fatta eccezione per casi specifici. Per tutte le attività in presenza, dai 6 anni in su, sarà obbligatoria la mascherina

Chiusi in Piemonte bar, pub, ristoranti, gelaterie e pasticcerie, che però potranno continuare a lavorare in delivery (consegna a domicilio) e per fornire il cibo d'asporto fino alle 22. Restano aperti i centri commerciali, ma dovranno chiudere nei giorni festivi e prefestivi. Aperti, oltre ai negozi di alimentari, anche gli esercizi che vendono beni di prima necessità, quali edicole, tabaccherie, farmacie e parafarmacie e parrucchieri. Chiusi i centri estetici. 

Dopo palestre e piscine, lucchetto anche per i centri sportivi all'aperto. Resta la possibilità di compiere attività motoria a livello individuale, nei pressi della propria abitazione, con dispositivi di protezione.

Le attività produttive proseguiranno, seppure secondo i criteri di sicurezza, ma ai datori di lavoro del pubblico è chiesto di limitare al massimo la presenza, incentivando invece lo smart working.

"Non abbiamo alternative - ha commentato ancora Conte -: dobbiamo affrontare queste restrizioni per congelare l'impennata della curva del contagio. Comprendiamo la sofferenza psicologica, ma dobbiamo tenere duro. Siamo già al lavoro per mitigare le ripercussioni economiche sull'apparato produttivo. Porteremo in parlamento un nuovo decreto legge per l'immediata erogazione di indennizzi, che si può chiamare 'decreto ristori bis', mediante il quale punteremo ad accreditare immediatamente i sostentamenti sul conto corrente degli operatori economici direttamente colpiti". 

"Ci aspettano ancora mesi lunghi e difficili - ha concluso - ma rispettando le regole potremo raffreddare la curva epidemiologica e recuperare un margine di serenità".

Redazione

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