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Economia e lavoro | 23 ottobre 2020, 16:08

La paura del lockdown spegne il Natale in anticipo: "Produzione di panettoni e pandori in calo del 30%"

De Santis (Confartigianato Torino): “Nuove restrizioni sarebbero per noi un ko. Nel secondo semestre 2020 si perderanno a Torino 209 imprese artigiane”

La paura del lockdown spegne il Natale in anticipo: "Produzione di panettoni e pandori in calo del 30%"

A volte, più del lockdown, è la paura del lockdown a fare danni. E una dimostrazione arriva dal mondo dell'artigianato, che mostra un effetto già piuttosto delineato sul settore della produzione di dolci della tradizione delle Feste.
Secondo un sondaggio effettuato su un campione di associati di Confartigianato Torino, l’incertezza sul futuro in vista del Natale sta già generando una minor produzione del 30% dei dolci natalizi artigianali (panettoni, pandori e simili), che si scaricano su circa 1.600 pasticcerie e gelaterie, di cui 1.200 sono imprese artigiane, circa il 76% del settore (dato regionale).

“Siamo preoccupati per l’escalation di provvedimenti restrittivi che ricadono o che potrebbero ricadere sulle nostre attività - dice Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino -. Molte imprese artigiane del settore dolciario e gastronomico stanno lavorando in vista del Natale con una spada di Damocle sulla testa, per via di un futuro economico e sociale pieno di incognite. Non possiamo permetterci nessun lockdown e nessuna chiusura, neanche parziale o temporanea. Una malaugurata serrata nelle settimane pre-natalizie, costerebbe troppo a Torino e al Piemonte: novembre e dicembre sono mesi chiave per la nostra economia e non possiamo permetterci passi falsi”.

Ma gli effetti si potrebbero vedere anche su scala più vasta. L’ufficio studi di Confartigianato ipotizza infatti che nel secondo semestre dell’anno 2020 a Torino si registrerà una diminuzione di imprese artigiane pari a 209 unità. A Torino l’occupazione nell’artigianato al 31 dicembre 2019 si attestava sulle 122.880 unità lavorative di cui 70.796 autonomi e 52.084 dipendenti.

“Il nostro messaggio è rivolto soprattutto ai decisori istituzionali e di Governo - continua De Santis - Le nostre realtà hanno sofferto pesantemente nei mesi di chiusura totale ma hanno anche investito tante risorse per garantire la massima sicurezza nei propri locali in vista della ripresa delle attività. Per questo motivo è necessario che le autorità di controllo vigilino sugli assembramenti esterni alle attività produttive e commerciali che, purtroppo, da tempo registrano numerose criticità”.

“Purtroppo – sottolinea De Santis - non è diffuso, come dovrebbe, il convincimento che solo l’adozione di comportamenti responsabili, in ogni momento della vita sociale come nei luoghi della vita privata, consenta la riduzione della diffusione della pandemia. Abbiamo toccato con mano che questo virus non si diffonde solo nei luoghi di lavoro, che sono più tutelati e vigilati rispetto ad altri e quindi più sicuri. Le criticità sono i trasporti e gli assembramenti nei luoghi e momenti della socialità. Siamo imprenditori ma siamo anche cittadini, e sentiamo doppiamente il peso delle responsabilità. Allo stesso modo chiediamo alla politica maggiore tutela, se non si vuole cancellare definitivamente intere filiere di imprese artigiane.”

“Le nostre aziende artigiane - conclude De Santis - hanno subìto, mediamente, durante il lockdown un calo del fatturato del 60 per cento ma in caso di nuova serrata l’asticella si alzerà ulteriormente. Per un’impresa su tre questo si tradurrà in un colpo da ko. Bisogna evitare a tutti i costi un nuovo stop alle attività produttive e potenziare al contrario le altre limitazioni capaci di abbassare la curva”.

Massimiliano Sciullo

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