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Economia e lavoro | 20 settembre 2020, 14:00

Artigianato, l'occupazione fa paura: "Le imprese non sono ammortizzatori sociali"

Crollano sia le assunzioni che l'avvio dell'apprendistato. De Santis (Confartigianato Torino) lancia l'allarme: "Le proroghe forzate scaricano altri costi sulle imprese"

Artigianato, l'occupazione fa paura: "Le imprese non sono ammortizzatori sociali"

Nel mondo delle piccole imprese è ancora una volta l'occupazione a fare paura. Una recente indagine predisposta da Confartigianato conferma infatti una valutazione pessimista degli artigiani sul futuro delle proprie imprese. Anche se la fase acuta della pandemia da Covid -19 sembra superata, gli effetti negativi sull’economia sono ancora ben presenti. In particolare, sono molto negative le previsioni sull'andamento occupazionale (– 31,98%) e le previsioni di assunzione di apprendisti (-46,34%).

E' questo il contesto in cui si sono innestate le misure varate dal Governo per fronteggiare le conseguenze economiche ed occupazionali, con la proroga forzata dei rapporti a tempo determinato. “Migliaia di posti di lavoro sono prorogati per legge per un periodo equivalente a quello di sospensione dell’attività lavorativa anche se l’azienda non ha più bisogno di quella figura e senza che vi sia alcun collegamento con gli effettivi fabbisogni aziendali”, fa notare con preoccupazione Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino.

“Questa norma è decisamente un controsenso che rischia di mettere in difficoltà migliaia di imprese già pesantemente penalizzate da una crisi economica senza precedenti – aggiunge De Santis -. Una misura controproducente con costi diretti e indiretti elevatissimi che ancora una volta vengono scaricati sull’impresa, che è chiamata a farsi carico delle approssimazioni di una politica miope in materia di lavoro”.

“Sicuramente è opportuno che in una fase critica le aziende facciano la loro parte per aiutare la ripresa - continua De Santis -, ma le imprese non possono essere trasformate in ammortizzatori sociali, c’è il serio rischio di rinviare a domani le chiusure di intere filiere di imprese artigiane. Le nostre imprese mandano un messaggio chiaro alla politica: incentivare l’occupazione in questo momento da solo non basta ( la maggioranza del campione afferma che non assumerà comunque anche a fronte di incentivi). È necessario sostenere gli investimenti (bloccati o non programmati per i due terzi degli imprenditori) per far ripartire la domanda di beni e servizi, intervenire sulla eccessiva burocrazia che pesa come un macigno sulle imprese facendo lievitare costi e impegni, in termini di tempo e risorse”.

“ Condividiamo appieno le recenti parole di Monsignor Nosiglia – continua De Santis - che considera il lavoro il primo dovere della politica e che “non ci si può limitare un pure importante assistenzialismo che dura però poco tempo e lascia le cose come le ha trovate”. Apprezziamo anche la disponibilità della Sindaca che domenica ha accolto l’appello dei rappresentanti dei lavoratori assumendosi l’impegno ad aprire un tavolo condiviso: noi artigiani ci siamo sempre quando si tratta di condividere una visione, una strategia per il rilancio del lavoro e di Torino”.

Promossa, invece, la cassa integrazione allungata di 18 settimane per tenere la forza lavoro legata alla azienda. “Il prolungamento della cassa-prosegue De Santis-risponde all’esigenza specifica delle MPI di continuità dell’impresa che, nella professionalità dei collaboratori fondano la gran parte del loro successo. Si spiega dunque l’importanza assegnata allo strumento, positivo anche a fronte del vincolo del divieto al licenziamento. Anche il rischio che ci siano aziende che chiudono per impossibilità di conciliare il divieto al licenziamento per poi riaprire, pur presente, per i due terzi degli artigiani sarà un fenomeno contenuto”. “ Positivi anche il sostegno alla cassa integrazione e la decontribuzione ma gli effetti positivi si vedono dove ci sono prospettive di rilancio del mercato come nel caso delle costruzioni. Su tutto pesa poi l’incertezza di una ripresa dell’emergenza sanitaria per la quale le MPI si attendono una strategia di Governo preventiva che eviti il ricorso a nuovi lockdown”.

Massimiliano Sciullo

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