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Economia e lavoro | 19 settembre 2020, 08:30

La crisi e il Covid non sciolgono il rebus: in Piemonte è ancora caccia al dipendente-fantasma

Secondo le ultime indagini, quasi 3 profili su 10 sono introvabili da parte delle aziende che avrebbero intenzione di assumere: analisti e progettisti di software, attrezzisti, ingegneri, ma anche operai e meccanici o installatori

La crisi e il Covid non sciolgono il rebus: in Piemonte è ancora caccia al dipendente-fantasma

In Piemonte, nonostante la crisi epocale che sta attraversando, tante imprese artigiane faticano ancora a trovare figure professionali formate e preparate.

Nella nostra regione, infatti, nel periodo pre-Covid compreso tra il 2018 e il 2019, le imprese avevano previsto 231.760 assunzioni, di cui 65.440 di difficile reperimento, pari al 28,2% del totale.

Le professioni più difficili da reperire in Piemonte sono analisti e progettisti di software, con una difficoltà di reperimento del 62,8% delle assunzioni. A seguire attrezzisti di macchine utensili e professioni assimilate con il 52,4%, ingegneri energetici e meccanici con il 47,6%, tecnici della vendita e della distribuzione con il 45%, elettricisti nelle costruzioni civili e professioni assimilate con il 44,7%, operai macchine utensili automatiche e semiautomatiche industriali con il 44,7%, meccanici e montatori di macchinari industriali e assimilati con il 44,6%, installatori e riparatori di apparati elettrici ed elettromeccanici con il 43,9%, cuochi in alberghi e ristoranti con il 41,9%, meccanici artigianali, riparatori automobili e professioni assimilate con il 36,5%, professioni sanitarie riabilitative con il 35,8% e tecnici esperti in applicazioni con il 35,2%.

"Ci rattrista sapere che l’artigianato, nonostante stia attraversando una crisi epocale, registra ancora un gap tra offerta e domanda di lavoro - commenta Dino De Santis, presidente di Confartigianato Torino -. Dedicarsi a un’attività artigianale non è facile per un giovane neanche se ha il vantaggio di rilevare l’azienda di famiglia: la tassazione è devastante, l’accesso al credito è puramente teorico. Ma quello che andrebbe ripensato è il concetto stesso di lavoro: l’artigianato è una scuola di vita, un servizio alla comunità che richiede impegno e dedizione quotidiano. È uno strumento educativo e di crescita capace di modellare i giovani, di renderli capaci di migliorarsi e di alzare ogni giorno l’asticella delle proprie prestazioni. Non è un mero luogo fisico da occupare per tutta la vita”.

Massimiliano Sciullo

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