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Economia e lavoro | 07 settembre 2020, 17:10

Fiom, è allarme auto: "Il Covid ha colpito, ma anche senza saremmo ormai all'eutanasia. La Famiglia Agnelli si sdebiti con questa città"

Lazzi: "Nel 2020 prodotte meno di 8000 auto in tutto, di cui solo 801 Cinquecento elettriche, ma non c'è nessuno che affronti il problema del lavoro, dalla Regione al Comune". Domani a Beinasco l'edizione ridotta della Festa dei metalmeccanici CGIL torinesi

Fiom, è allarme auto: "Il Covid ha colpito, ma anche senza saremmo ormai all'eutanasia. La Famiglia Agnelli si sdebiti con questa città"

"È stato un anno particolare su cui si è aggiunto Covid. E siamo molto preoccupati, perché la classe dirigente di questa città non sembra orientata a immaginare un futuro per la città". Edi Lazzi, segretario generale di Fiom Torino, lancia un allarme che ormai risuona sempre più forte e sempre più spesso.

La cassa di risonanza si trova nelle cifre, del settore auto. Attualmente gli stabilimenti torinesi in produzione sono Mirafiori e Grugliasco con Maserati. "E il dato del 2019 con 21mila autovetture era allarmante rispetto alle 43mila del 2018 o addirittura le 218mila del 2006, non parliamo degli anni 70. Fino ad agosto 2020, invece, si è arrivati a poco meno di 8000 (7995), di cui 801 Cinquecento elettriche". Senza Covid? "Sarebbero state 10-11mila, non cambia la sostanza. O a Torino si decide di dare una sterzata, o siamo all'eutanasia. Nel 2006 pesavamo il 25% della produzione auto in Italia, ora pesiamo il 4% tra gli stabilimenti. E non è vero che in Europa non si produca più auto: se ne producono ancora oltre 19 milioni e siamo noi in Italia a farne circa 671mila. In Francia ne fanno 1,8 milioni, in Germania oltre 5 milioni e in Spagna oltre 2 milioni. Nel mondo, addirittura, si è salito da 53 milioni del 2007 a oltre 71 milioni nel 2018, anche se ovviamente molto riguarda i Paesi dell'Est".

"Sarebbe meglio sentire dire che alle istituzioni non frega più nulla del settore auto e di chi ci lavora - provoca Lazzi - non questo silenzio assordante o addirittura dichiarazioni con commenti positivi".

Le istituzioni battano un colpo

I giorni lavorati sono pochissimi. "Siamo a circa il 30% da gennaio-febbraio ad agosto, con 4 giorni a marzo, nessuno ad aprile, 10 a maggio, 7 a giugno e 10 a luglio. Tutto nel silenzio, mentre in questa città bisognerebbe parlare con forza di lavoro". "Non pretendo di avere la verità in tasca, ma come sindacati metalmeccanici con Fim e Uilm siamo gli unici ad aver detto cosa servirebbe a Torino e al Piemonte. Avete sentito altri farlo? Sindaci, presidenti di Regione, assessori e così via, intendo". "Abbiamo chiesto da tempo un incontro con FCA, ma tutto rimane lettera morta - aggiunge Lazzi -. Per quello servirebbe un'azione comune, a quasi dieci anni dal referendum di Mirafiori, che come Fiom abbiamo pagato carissimo. E cercheremo di parlare anche con l'Unione industriale e il nuovo presidente Marsiaj. Il silenzio mostrato fin qui è inspiegabile".

Il ruolo della Famiglia Agnelli

Sul tavolo, prospettive sul green e non solo per il mondo auto. "Bisogna pressare la famiglia Agnelli-Elkann su questo tema: sono debitori con la città e Fiat ha Torino nel suo acronimo. I lavoratori hanno avuto stipendi, ma con il loro impegno hanno generato ricchezza per quella famiglia. In un momento di crisi come questo è doveroso ridare indietro qualcosa a questa gente, anche se ormai FCA si trova in minoranza rispetto a Psa".
La Punto in Polonia? "Ci si stupisce, ma c'era una lettera che lo lasciava capire in maniera chiara, quando si comunicava ai fornitori di FCA questa strategia. Magari quelli più grandi e strutturati potranno continuare a farlo, ma i più piccoli andranno in sofferenza".
Ma la partita non è persa. "Ce la dobbiamo giocare e servono nuovi modelli. Qui a Torino possiamo produrre il segmento City car, con le nuove propulsione elettriche e ibride e abbassando il prezzo della 500, mentre a Grugliasco si tiene la gamma alta di Maserati. Ma serve anche un investimento pubblico, con le risorse in arrivo dal Recovery fund, tra infrastrutture di ricarica, paline e la fabbrica di batterie. Ma serve un'idea. Altrimenti sprofonderemo nella povertà".

Un'alleanza con Arci, Anpi e il mondo cattolico

Intanto, domani a partire dalle 10, alla presenza della segreteria generale Francesca Re David e con il responsabile del settore auto Michele De Palma, Fiom celebrerà la sua festa (in forma ridotta rispetto al passato) facendo il punto sulla situazione sindacale. Appuntamento a Beinasco presso la bocciofila di via Spinelli. Sul tavolo anche una collaborazione con Arci, che in questo periodo aiuta le famiglie più in difficoltà distribuendo cibo e beni di prima necessità. "Una cooperazione importante per fare un pezzo insieme, d'altra parte il sindacato affonda le sue radici nel mutualismo", spiega Lazzi, "anche se sarebbe meglio intervenire prima".
E con Anpi, nel nome di Vera e Libera Arduino - figlie di operai trucidate dai nazifascisti - Fiom fonderà una sezione dell'associazione partigiani. "Siamo in un Paese in cui sembra che le donne non facciano e non contino. Vogliamo dare un segnale di attenzione".
Con loro ci sarà anche Libera, con Don Ciotti. "Con cui siamo amici da sempre. È un sacerdote, ma proprio una persona come Nosiglia ha avuto la visione più lucida di quello che sta succedendo in questa città. Il mondo cattolico si sta dimostrando particolarmente attento ed è un bene trovare una strada comune. Questa città ce la può fare, ci sono competenze e capacità, ma bisogna che tutti facciano la loro parte. Non ha ordinato il medico di occupare ruoli di responsabilità: se non si è in grado di affrontare un momento come questo, si vada a casa, dal segretario della Fiom a salire".

Massimiliano Sciullo

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