/ Economia e lavoro

Economia e lavoro | 16 luglio 2020, 11:31

Il coro del commercio: "Impensabile un secondo lockdown". Ma la pandemia sta cambiando il volto dei negozi: nessuno compra online quanto Torino

Positivo il giudizio sulla gestione sanitaria della crisi, ma sono bocciate le scelte sul piano economico (80% gli scontenti). Con nuove restrizioni, un terzo dei negozi potrebbe chiudere, grandi timori sull'occupazione in autunno. In ginocchio il turismo e il non alimentare.

Il coro del commercio: "Impensabile un secondo lockdown". Ma la pandemia sta cambiando il volto dei negozi: nessuno compra online quanto Torino

Un "virus economico", in cui una ricaduta sarebbe "impensabile" per nove negozianti di Torino su dieci. Lo dice l'ultima indagine di Ascom Confcommercio, che mette in luce come - secondo gli esercenti del capoluogo piemontese - la crisi sanitaria è alle spalle (e la sua gestione è stata giudicata ampiamente positiva, tanto che il 55% non teme rischi futuri per la salute), ma quella economica è ancora forte e presente, con effetti sul giro d'affari e sull'occupazione. Soprattutto quando con agosto verrà meno, per legge, lo stop ai licenziamenti. E le scelte per il sostegno delle imprese sono sostanzialmente bocciate. Nel frattempo, però, sta cambiando il dna del commercio: sono sempre di più le realtà che aprono alle vendite online e alle consegne a domicilio.

"Fotografiamo una situazione, la prima dopo il Coronavirus, con dati ancora difficili - dice Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia -. La fiducia delle imprese è crollata a meno di un terzo rispetto a un anno fa e le prospettive da qui alla fine dell'anno non aprono a grandi recuperi".
"La preoccupazione principale, oltre che sui consumi, è sull'occupazione: la cassa integrazione è partita, pur con diversi intoppi. Ma l'incognita è per l'autunno, correlata all'andamento dei consumi, che calano e colpiscono soprattutto i settori non alimentari. I segnali di vivacità riguardano le nuove formule che la pandemia ha reso indispensabili, come il digitale e le consegne".

L'indagine
Peggiorano ancora i tempi di pagamento dei clienti, che faticano a saldare le proprie posizioni e continueranno sulla stessa tendenza nei prossimi mesi, mettendo sempre più a rischio la tenuta finanziaria delle imprese. Proprio i ritardi nei pagamenti, combinati alla lenta ripresa della domanda, contribuiscono a "prosciugare" la liquidità delle aziende del terziario. E per lo stesso motivo aumentano le domande di credito, anche se accelerano anche le risposte e i tempi di lavorazione da parte degli istituti bancari.

La cosiddetta “Fase 3”, fissata con gli inizi di maggio, non è coincisa con un recupero dei consumi: la contrazione su base annua appare ancora molto forte (-29,4%). A soffrire di più sono ancora le imprese della ricezione turistica, reduci da un trimestre di quasi totale azzeramento dell’attività, con un elevato numero di disdette in termini di prenotazioni per la stagione estiva. In questo senso, gli operatori del settore auspicano per lo meno di minimizzare le perdite nei mesi di luglio, agosto, settembre, puntando sulla più che probabile propensione dei turisti (italiani) a trascorrere le vacanze nella Penisola. 

Il potenziale recupero estivo, pur immaginando un consuntivo decisamente lontano dai livelli dello scorso anno, potrebbe contribuire al ristoro di tutto l’indotto, dai pubblici esercizi (bar, ristoranti), fino alle imprese del commercio al dettaglio “no food”, comparti altamente colpiti dal lockdown dei mesi di marzo e aprile.

Le "lezioni" della pandemia
La pandemia da Covid-19 ha modificato le abitudini dei consumatori, anche a Torino. Imponente l'accelerazione degli acquisti online, che a fine anno potrebbero far segnare un incremento del 55% rispetto al 2019. E su questa scorta un terzo delle imprese del terziario di Torino soggette alle restrizioni del lockdown si è visto "costretto" a rivedere i propri modelli di offerta al cliente. 

Uno dei trend più evidenti presso i consumatori della provincia di Torino è legato alla spesa on line, il cui ricorso durante la crisi è stato fortemente incrementato: le ricerche su Google in questo senso hanno registrato un’impennata. La propensione alla spesa on line è stata evidente in tutto il Piemonte (primo nel ranking tra le regioni italiane). La provincia di Torino si configura come il territorio nel quale tale pratica è risultata in assoluto la più diffusa. 

Le imprese del terziario di Torino che soddisfano l’attitudine alla spesa on line dei consumatori sono aumentate del +154% in pochi mesi. Tra gli operatori che oggi svolgono e.commerce, tre su cinque sono di fatto "neofiti".

Al fianco della spesa on line, nel periodo di crisi si è diffuso fortemente anche il fenomeno della consegna dei prodotti a domicilio, in netto rialzo nel territorio della provincia di Torino. Si tratta di una pratica a corredo degli acquisti in rete, ma talvolta anche slegata dal commercio elettronico. Anche nel caso delle consegne a domicilio il Piemonte si posiziona al primo posto nel ranking tra le regioni italiane. La provincia di Torino è seconda in termini di diffusione del fenomeno, dietro soltanto a Parma.

Le imprese del terziario di Torino che soddisfano l’attitudine alla spesa a domicilio dei consumatori sono aumentate del +200% in pochi mesi. Tra coloro che oggi svolgono consegne a domicilio, due su tre sono di fatto "neofiti".

In linea generale, proprio le innovazioni introdotte per l’emergenza hanno solo mitigato l’impatto della crisi: un terzo di esse è riuscita a mantenere lo stesso livello dei ricavi pre-Covid, il 44% ha minimizzato le perdite, il 22% è riuscito almeno a sopravvivere. Tuttavia, la direzione è quella che va verso una evoluzione strutturale dei modelli di business delle imprese: il 58% di coloro che hanno introdotto per la prima volta l’e-commerce nel proprio modello di offerta intende mantenerlo anche nei prossimi mesi; il 65% di coloro che hanno introdotto per la prima volta le consegne a domicilio nel proprio modello di offerta intende mantenerlo anche nei prossimi mesi.

Le pagelle dei negozianti
In generale, le imprese del terziario della provincia di Torino promuovono l’efficacia delle misure a contrasto dell’emergenza sanitaria, mentre giudicano insufficienti i provvedimenti per limitare il dilagare della crisi economica: l’80% degli imprenditori si dichiara del tutto insoddisfatto delle misure a contrasto della crisi economica. Sale all’85% invece la quota di coloro che ammette che, in caso di ritorno del virus, non sarebbe possibile reggere una nuova sospensione, che rappresenterebbe il colpo di grazia per il tessuto produttivo del territorio (a rischio sarebbe la tenuta addirittura di un terzo delle imprese di commercio e servizi del territorio).

Massimiliano Sciullo

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium