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Attualità | 04 luglio 2020, 07:32

Il coronavirus fa vivere a Torino il primo derby a porte chiuse della storia

Malgrado il +41 in classifica Sarri avvisa la Juve: “Per il Toro questa è sempre la partita più importante”. Longo: “Serviranno cuore e testa”

Il coronavirus fa vivere a Torino il primo derby a porte chiuse della storia

Non è certo il problema più grosso che ha lasciato in eredità il coronavirus, ma ad un elenco sterminato si aggiunge anche il fatto che oggi pomeriggio all’Allianz Stadium si giocherà il primo derby di Torino a porte chiuse.

Non era mai successo, laddove non sono riusciti gli eccessi degli ultras (con le conseguenti squalifiche) è arrivato il covid-19. Juve-Toro andrà in scena alle 17.15 senza il contorno del pubblico sugli spalti, quel colore e calore che da sempre ha fatto della stracittadina e della battaglia delle coreografie e degli striscioni  - quando non beceri e volgari – uno spettacolo nello spettacolo. Poche centinaia di persone tra campo e tribune, ingresso riservato solo agli addetti al lavori, un silenzio irreale che circonderà l’avvicinamento alla sfida e le grida di giocatori e allenatori a bordo campo che si potranno udire in modo nitido come mai sarebbe potuto accadere in circostanze diverse.

Se questo derby, comunque finisca, passerà alla storia proprio perché giocato a porte chiuse, per finire negli almanacchi del calcio sarà necessario che il Toro confezioni l’impresa. Capace di vincere una sola volta negli ultimi 25 anni (il confronto dell’aprile 2015, giocato all’Olimpico), la formazione granata parte nettamente sfavorita anche stavolta, visto l’abissale distacco di 41 punti che separa le due squadre. E quei tifosi granata che non potranno essere presenti nel settore ospiti dell’Allianz Stadium, hanno deciso di darsi appuntamento stamattina, di fronte alla curva Primavera, in via Filadelfia, per l’iniziativa “Eravamo 4 amici al bar che volevano cambiare il Toro”, il secondo flash mob di contestazione organizzato in queste settimane: obiettivo il presidente Urbano Cairo, il cui indice di gradimento è al minimo storico.

Come una Juve nettamente più forte, sia in campo che in panchina, più organizzata e con l’obiettivo scudetto nella testa, possa avere paura di questo Torino viene difficile da pensare, eppure alla vigilia Maurizio Sarri ha messo in guardia i suoi: Il derby è sempre una partita particolare, che esula da qualsiasi logica. Affronteremo una squadra motivatissima, per il Toro questa è sempre la partita più importante. Noi dovremo essere bravi a pareggiare questo livello motivazionale, se no diventa complicato”. Poi l’ex tecnico del Napoli è tornato sulla scelta di giocare alle 17.15, che già nelle settimane passate aveva detto che proprio non gli andava giù: “Se penso e parlo per l’intero movimento, dico che giocare a questo orario è penalizzante. Se parlo da allenatore della Juventus dico che si gioca alle 17 e basta”, ha tagliato corto.

Con talmente tante soluzioni a disposizione, Sarri avrà solo l’imbarazzo della scelta, anche se appare probabile che voglia confermare là davanti CR7 e Dybala, che nelle ultime gare hanno segnato spesso e volentieri, dando la sensazione di aver ritrovato lo smalto dei giorni migliori, specialmente il talento argentino. Moreno Longo non ha di questi “pensieri”, ha il problema di dover schierare il miglior Toro possibile, ma con il rischio di mettere in campo tutti e cinque i diffidati, per i quali un cartellino significherebbe saltare la successiva sfida contro il Brescia, che per la classifica e la corsa alla salvezza, è più importante del derby.

Alla domanda se è più emozionato o preoccupato, avvicinandosi al primo derby da allenatore, il tecnico granata ha risposto in maniera disarmante. “Sono concentrato, perché è una partita di cartello e molto sentita da noi e dai nostri tifosi. L’atteggiamento migliore è quello di essere uniti”. Longo ha lasciato intendere che Zaza, recuperato dal problema muscolare della scorsa settimana, difficilmente partirà titolare, ma più che sui singoli si è soffermato sulla squadra: “Si dovrà giocare con cuore e testa”. E sfoderare la partita dell’anno, per provare a realizzare la missione impossibile di fermare Ronaldo e compagnia.

Massimo De Marzi

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