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Economia e lavoro | 09 giugno 2020, 19:46

"Se il nido muore": Assonidi di Torino e provincia lancia una petizione e interroga Conte

La sigla che raccoglie nidi privati e paritari ha già raccolto 2400 firme per chiedere al Governo maggiore ascolto: "Denunciamo l'assenza di progettualità nei confronti delle strutture private o paritarie"

"Se il nido muore": Assonidi di Torino e provincia lancia una petizione e interroga Conte

"Non ci dicono come apriremo. Non ci dicono quando apriremo. Denunciamo coralmente l’assenza di progettualità di questo Governo nei confronti delle strutture per l’infanzia 0/6 private e paritarie". Un sentimento condiviso da molti - anche a livelli scolastici superiori - in queste settimane in cui si cerca di far ripartire il Paese dopo lo stop legato al Coronavirus. ma che Assonidi di Torino e provincia ha deciso di mettere nero su bianco, con una petizione affidata al web e che ha già raccolto quasi 2400 firme e punta a superare quota 2500.

"Questo è un grido disperato per richiedere idonei strumenti atti a programmare la riapertura dei nostri servizi in sicurezza e in modo duraturo - dicono i promotori dell'iniziativa -: un protocollo condiviso sostenibile finanziariamente, integrazione salariale sino a settembre 2020 e aiuti concreti a sostegno delle strutture e delle famiglie  per tutto il tempo in cui perdurerà l'emergenza Covid-19". "Le strutture per l’infanzia sono un pilastro della scuola italiana e sono state dimenticate, il Governo ha il dovere di sostenerle". 

E la scelta degli hastag non è affidata al caso, visto che sono stati selezionati #noncisiamo, #nonèandatabene e #noncelafacciamo, parafrasando proprio le parole d'ordine di speranza che invece hanno accompagnato il lockdown. "Abbiamo diritto a risposte, per noi e per le nostre famiglie. Non siamo disposti ad andare allo sbaraglio".

E il clima non è certo dei migliori, come spiega Davide, uno di coloro che lavora in questo settore, qui a Torino. "Abbiamo investito le nostre vite su questo servizio e purtroppo c’è l’effettivo rischio di non poter riaprire a settembre".

Massimiliano Sciullo

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