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Economia e lavoro | 05 giugno 2020, 15:08

La Fase 2 dei commercianti torinesi? Per il 15% di loro non è mai iniziata. Ma c'è chi è pronto a lavorare anche ad agosto

L'indagine Epat - Ascom rivela le difficoltà, ma anche la voglia di resistere dell'85% delle attività che sono ripartite, anche se i ricavi sono un terzo del normale. Ma solo uno su dieci ha aumentato i prezzi

La Fase 2 dei commercianti torinesi? Per il 15% di loro non è mai iniziata. Ma c'è chi è pronto a lavorare anche ad agosto

A dieci giorni dalla riapertura dei negozi a Torino e provincia, in vetrina continua a fare bella mostra di sé una diffusa incertezza. Lo dice l'ultima indagine dell'Epat che, in questa Fase 2, quantifica in circa il 15% il numero di negozi che nonostante il semaforo verde sono rimasti fermi allo stop. Tra coloro che ancora non hanno riaperto, poi, 4 operatori su 10 non prevedono di farlo e solo 2 su 10 pensano di farlo entro l’estate. Troppe le difficoltà e i timori, tanto che - per chi ha rialzato la serranda - i ricavi non sono andati oltre il 30% rispetto allo scorso anno. Cifre che si allineano a quelle annunciate ieri dalla sindaca, Chiara Appendino, durante una partecipazione a una trasmissione televisiva. "Hanno fatto investimenti importanti per mettere in sicurezza la propria attività - ha detto anche la prima cittadina -. Questo fa capire quanta preoccupazione c’è ed è normale che ci sia visto il momento che stiamo vivendo".

Tra gli intervistati, solo il 10% dichiara di essere stato nella necessità di rivedere i prezzi mentre le maggiori preoccupazioni per il 65% degli operatori intervistati riguardano la limitazione nel tempo della cassa integrazione e il non poter mantenere i livelli occupazionali. Migliori notizie invece arrivano sul fronte del credito e degli aiuti: il 60% ne ha fatto richiesta e il 55% li ha già ottenuti.

Ma a fronte di tante difficoltà, il sentimento diffuso non è quello della resa: ad agosto saranno al lavoro oltre l’85% degli esercizi intervistati e in questa continua mutazione di abitudini e meccanismi, il 70% dei negozianti intende continuare con l’asporto e il delivery come nuova formula di proposta commerciale cresciuta esponenzialmente durante il periodo di lockdown. Ma purché questa si sposi con le esigenze di una movida "sostenibile", senza alimentare comportamenti come il consumo di alcol in luogo pubblico.

“Gli operatori fanno i conti con il 30% dei ricavi rispetto al periodo precedente al lockdown – dichiara Claudio Ferraro direttore di Epat Torino e provincia e curatore dell’indagine - ma tra mille dubbi non cessa la voglia di lavorare neanche ad agosto, per una città che deve ripartire ed un’economia da rilanciare; la sensibilità della politica deve interpretare questa volontà non per dare sussidi ma per restituire la dignità del lavoro.”

“I dati che abbiamo raccolto raccontano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che la ripresa è ancora molto lontana e che solo tra molti mesi si potrà fare l’effettiva conta dei danni – commenta Alessandro Mautino presidente Epat Torino e provincia. Sottolineo in questo contesto l’encomiabile spirito di rivalsa e di sacrificio delle nostre imprese che faranno di tutto per superare questa incredibile situazione. Ma lo Stato non deve abbandonarci: serve fare di più sia per gli ingenti danni che l'emergenza ha provocato alle imprese, sia per i danni sociali che un’eventuale perdita di aziende e dei suoi posti di lavoro genererebbe”.

redazione

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