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Cronaca | 29 maggio 2020, 19:03

La Fase 2 per le imprese? Una ripartenza "lenta" e con incognite. Ma i costi per la salute "sono sostenibili"

Dopo il lockdown circa un'azienda su due è ripartita con buona parte del suo organico. Liquidità e pagamenti i maggiori crucci, mentre non si sa ancora quando si tornerà a parlare di normalità

La Fase 2 per le imprese? Una ripartenza "lenta" e con incognite. Ma i costi per la salute "sono sostenibili"

L'impegno per superare le difficoltà non manca, ma anche gli ostacoli sul cammino non sono pochi. E l'incertezza rischia di avere un peso decisivo sui piatti della bilancia. È questa in sintesi la situazione che fotografa l'indagine dell'Unione industriale di Torino dopo lunghi mesi di Covid-19 (anche) sul nostro territorio.

Ripartenza lenta

A cominciare dal fatto che, con la fine del lockdown, solo il 57% delle aziende di servizi e il 48% di quelle manifatturiere è ripartito con oltre il 75% del personale. Insomma, un andamento piuttosto lento, segnato da problemi come la crisi di liquidità e i pagamenti. Rispetto invece agli ordinativi interni (scesi in maniera anche significativa nella stragrande maggioranza dei casi) è invece l'export a regalare un po' di ossigeno, in calo, ma meno drammatico.

Sicurezza e salute? Costi sostenibili

Interessante invece il fatto che un aspetto particolarmente attuale come i costi dell’adeguamento sanitario sono considerati elevati, ma sostenibili, da oltre il 60% delle imprese. "Un dato - dicono da via Fanti - che riflette profondamente la cultura della sicurezza radicata nelle aziende del nostro territorio".

Quanto pesa la crisi? E' ancora presto
Alla domanda relativa alla valutazione dell’impatto della crisi, gli imprenditori hanno risposto che gli effetti sono ancora troppo imprevedibili. Solo il 31% si ritiene attrezzato per superarla, mentre un ulteriore 30% non ritiene di poter ancora fare previsioni, e il 26% si dice certo di conseguenze molto serie. Solamente il 10% vede questa situazione come un’opportunità.

Quel che appare certo, piuttosto, è che la normalità per come ce la ricordiamo è ancora lontana. Le previsioni sull’uscita dalla crisi, infatti, non vedono risposte certe: se le aziende dei servizi sono lievemente più ottimiste sui tempi di uscita (il 19% prevede entro l’estate e il 27% entro fine anno), nel manifatturiero quasi un terzo delle imprese ritiene impossibile fare previsioni. 

“Il nostro tessuto industriale s’impegna e sta cercando di uscire da quest’emergenza, pur utilizzando strumenti che ritiene ancora inadeguati rispetto alla gravità della situazione e dovendo affrontare forti problemi di liquidità - commenta  dichiara Dario Gallina, presidente dell’Unione Industriale di Torino - Tuttavia, questa rilevazione ci regala anche un dato molto importante: le aziende vedono l’innalzamento dei costi per la sicurezza come elevato, ma sostenibile".

"Una volta di più, le imprese del nostro territorio dimostrano quanto la cultura della salute di tutti sia radicata nel loro modo di essere, e fondamentale premessa per ogni attività produttiva. E proprio in ragione di questo, i criteri del click day per l’assegnazione dei 50 milioni del bando Impresa Sicura sono stati una grandissima delusione: è inaccettabile umiliare le aziende che hanno investito in progetti per la sicurezza, attraverso una procedura per il click più veloce, durata meno di un secondo".

"La responsabilità non è una lotteria. Sarebbe stato più opportuno utilizzare altri strumenti, come ad esempio il credito d’imposta", ha concluso Gallina.

redazione

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