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Economia e lavoro | 12 maggio 2020, 16:42

Unione Industriale di Torino: non solo Giorgio Marsiaj, per la poltrona di presidente scende in campo anche Enrico Maria Rosso

Per la successione di Dario Gallina un nome inatteso: "Non mi propongo contro qualcuno, ma per sottoporre la mia visione di un'associazione in cinque pilastri. A cominciare dall'eliminazione delle categorie: bisogna fare una squadra unica"

Unione Industriale di Torino: non solo Giorgio Marsiaj, per la poltrona di presidente scende in campo anche Enrico Maria Rosso

Colpo di scena nella corsa alla poltrona di presidente per l'Unione Industriale di Torino per la successione dell'attuale presidente Dario Gallina (diventato nel frattempo numero uno della Camera di Commercio torinese. Quella che fino a pochi giorni fa sembrava essere una passerella in discesa per Giorgio Marsiaj, presidente dell'Amma, adesso fa i conti anche con un altro candidato: si tratta di Enrico Maria Rosso, imprenditore del comparto automotive e rappresentante in Piemonte della Camera di Commercio degli Stati Uniti.
Certo, la rincorsa sembra proibitiva per Rosso, 52 anni, originario di Giaveno: un po' perché l'inserimento nella competizione è arrivato proprio sul gong, un po' perché lo stesso Marsiaj, classe 1947, può contare su una lunga carriera nel mondo della rappresentanza industriale e soprattutto su un bacino di voti come quello delle aziende metalmeccaniche che, con buona probabilità, rivolgeranno la propria preferenza verso colui che già le guida.

Questa sfida non la scoraggia?
"No. Ho maturato la decisione di candidarmi alla presidenza dell'Unione industriali di Torino mosso dalla semplice, ma per me decisiva, ambizione di portare un contributo di idee in un'associazione chiamata, come tutte le rappresentanze di categoria, a immaginare un nuovo orizzonte per l'Italia".

La sua dunque è una candidatura "alternativa"?
"Non sono candidato contro qualcuno, e Giorgio Marsijai ha la mia considerazione e la mia stima. Sono persuaso che il ruolo dell'impresa, nella stagione scandita dalla pandemia, debba ritrovare una centralità sociale, abbandonare ogni forma di collateralismo con la politica locale e nazionale per riguadagnare una piena autonomia insieme a una rigorosa interlocuzione con le altre rappresentanze".

A chi si ispira?
"Faccio mie le valutazioni del presidente designato di Confindustria nazionale, Carlo Bonomi. A Torino e al Piemonte serve un gioco di squadra, occorrono motivazioni nuove per affrontare un tornante impegnativo della lunga e confusa stagione del globalismo, troppo spesso esaltato nella sola sua dimensione ideologica mentre oggi si impone una riflessione più pratica e  correzioni indispensabili. Indietro non si torna, ma guardare avanti significa cercare nuovi paradigmi. L'Unione deve diventare la "casa dell'impresa", con radici solide nel territorio, costruire sinergie con tutti i soggetti istituzionali e le associazioni di rappresentanza e i portatori di interessi diffusi. Un solido tessuto industriale non può fare a meno di un ambiente accogliente, della condivisione di obiettivi verso cui tutti dobbiamo tendere perché la tutela dell'impresa è un segmento importante della tutela degli interessi generali. È con questo animo che ho messo la mia candidatura a disposizione degli imprenditori: una candidatura di servizio, senz'altra ambizione".

Presentando il suo programma, lei ha parlato di 5 pilastri. I cosiddetti "pillar".
"Sono le basi su cui gettare, nella mia idea per lo sviluppo dell’associazione, le fondamenta per una casa solida e duratura. Hanno una valenza singola, ma insieme rilasciano tecnica, organizzazione, concezione e metodologia tali da rendere l’intera struttura inattaccabile quasi come una fortezza che insieme si prepara alla 'guerra'. Quella guerra che ogni singolo imprenditore e ogni singola azienda dovrà affrontare nei prossimi anni per sopravvivere al cambiamento. Ci vogliono arguzia, mestiere, relazioni forti, network, contatti istituzionali, strategia, ma soprattutto creatività, intuizione e passione. Queste sono le doti di colui che dovrà rappresentare il nostro territorio industriale, senza queste ritorneremo ad essere quasi perfetti sconosciuti".

Quali sono questi pilastri?
"In sintesi, fare una unica squadra, procedendo all’unificazione delle Categorie in un’unica grande 'famiglia' e dando forza all’intero Sistema. Sotto il nome di Confindustria Torino dovrebbero rientrare tutte le Associazioni datoriali del territorio senza nessuna esclusione perché solo un peso Politico unitario può fare la differenza. Oggi la divisione e il proliferare di sigle ( anche interne alla stessa Associazione) è sinonimo di malessere. E quindi creare una Lobby forte: avere un dialogo costante con Paesi in via di Sviluppo, ma anche verso Paesi con Economie stabili. Occorre portare avanti Lobby di territorio verso quei Paesi. Abbiamo tutte le caratteristiche per confrontarci con i numerosi Cluster internazionali facendo Sistema e usando la forza di un’unica squadra".

Nel suo programma lei sottolinea anche il concetto della leadership.
"La casa degli imprenditori deve essere sempre aperta, ma occorre anche che il padrone di casa abbia doti di leadership da vendere. Tante volte si è stati troppo autoreferenziali e questo ha allontanato quegli imprenditori che avevano creduto in un progetto comune. Leadership significa prendere posizioni dure quando servono, significa essere sempre presenti quando c’è bisogno di aiuto, significa saper ascoltare e tante volte cambiare il proprio punto di vista. 

Gli ultimi due pilastri?
"Favorire incontri strategici tra i massimi gruppi produttivi e gli associati. Serve un’azione forte per rivendicare il ruolo di mediatore per costruire una base di contatti duraturi con i più importanti Gruppi mondiali per affermare l’identità delle nostre imprese. Il ciclo meet at home, con una serie sistematica di invitation eccellenti a Torino servirà a favorire un percorso B2B a tutti gli Associati. Occorre portare a Torino gruppi come GE, Walmart, Volkswagen, Microsoft, Samsung, JCB, KIA e molti altri. E poi creare un super Consorzio per l’attrazione degli investimenti, con la partecipazione degli Istituti bancari del Territorio, il coinvolgimento dei Sindaci, della Regione, della Città Metropolitana, della Città, delle Fondazioni Bancarie e del Politecnico di Torino".

 

Massimiliano Sciullo

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