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Cronaca | 14 aprile 2020, 07:00

Pandemia Coronavirus: ecco perché gli uomini si ammalano più delle donne (VIDEO)

Intervista alla ricercatrice Silvia De Francia, esperta in Farmacologia di genere: “Il 65/70% di popolazione che si ammala di Covid-19 è costituita da uomini. Per loro la sintomatologia è peggiore e la mortalità è di 3 a 1 rispetto alla popolazione femminile”. Le ragioni? Legate a biochimica, sistema immunitario e codice genetico

Pandemia Coronavirus: ecco perché gli uomini si ammalano più delle donne (VIDEO)

Ce lo dice la realtà dei dati. Partendo dalla Cina, passando attraverso i numeri forniti dell'Istituto Superiore della Sanità, fino a quelli dalla Regione Piemonte. Il Coronavirus ha un'incidenza maggiore sugli uomini rispetto alle donne. Perché?

Lo abbiamo chiesto a Silvia De Francia, ricercatrice in Farmacologia che lavora al Dipartimento di Scienze Cliniche e Biologiche dell'Università di Torino e insegna Farmacologia al corso di laurea in Infermieristica a Cuneo. È specializzata in Farmacologia di genere, quella branca della farmacologia che evidenzia e definisce differenze di efficacia e sicurezza dei farmaci in funzione del genere.

 

“Il 65/70% di popolazione che si ammala di Covid-19 è costituita da uomini – spiega la ricercatrice -. Per loro poi la sintomatologia è peggiore, quindi prevede un maggiore aggravamento delle condizioni generali di salute. Inoltre fra chi si ammala, la mortalità è maggiore nel sesso maschile in un rapporto di 3 a 1 rispetto a quella femminile”.

Quali le motivazioni? La risposta è molteplice.

“Il motivo principale è da ricercare nella biochimica e in particolare nell'enzima ACE2. Il virus sfrutta questo enzima per entrare all'interno delle cellule da infettare. Dati, per ora soltanto di screening sulla popolazione asiatica, hanno dimostrato che questo enzima è molto più espresso nella popolazione maschile spalancando di fatto le porte al virus. Si tratta tra l'altro di un enzima molto espresso sulle membrane polmonari”

C'è poi una spiegazione legata al sistema immunitario: “Le donne, fin da bambine, sono molto più forti. Nel momento in cui si fa un vaccino ad una bambina, ne trae più vantaggio rispetto ad un bambino. Il testosterone è immunosoppressore, mentre gli estrogeni, che caratterizzano la vita produttiva della donna fino alla menopausa, sono immunostimolanti”.

Infine una considerazione che passa dal codice genetico: “L'uomo è XY e la donna XX. Molti dei geni che regolano le risposte immunitarie si trovano nel cromosoma X e la donna ne ha due copie, quindi ha delle risposte immunitarie decisamente più forti".

Silvia De Francia lavora all’Ospedale San Luigi di Orbassano e si occupa nello specifico di ottimizzazione delle terapie farmacologiche, ma ha dato adesione all'ospedale Amedeo di Savoia per iniziare ad effettuare sperimentazioni cliniche su alcuni farmaci che vengono impiegati anche nelle terapie contro il Coronavirus.

“Oggi non c'è una terapia specifica contro il Covid-19. Si sta dando un abito nuovo a farmaci vecchi. A partire dagli antimalarici, poi i farmaci antiretrovirali per la terapia anti HIV, il farmaco antiebola remdesivir (proprio quello che sta valutanto l'Amedeo di Savoia in collaborazione con il San Luigi) e ancora un farmaco per il trattamento dell'artrite reumatoide”.

Insomma, nel mondo sono in corso moltissime sperimentazioni aperte di tipo clinico che richiedono molto tempo, sia sulle terapie di cura che sulla ricerca di un vaccino preventivo.

“La sperimentazione è molto lunga perchè passa attraverso tante tappe, quella pre-clinica in vivo e in vitro. Poi ci sono gli studi clinici su pazienti malati e sani. Non darei credito ad un vaccino che esca questa estate. Ci va almeno un anno, forse un anno e mezzo perché possimao assumere un vaccino con certezza”.

La ricerca ha bisogno di fondi, soprattutto in Italia, dove le ricercatrici che hanno isolato il ceppo italiano del Coronavirus erano precarie. “Senza fondi è difficile fare ricerca, soprattutto in ambito clinico e sanitario. Ma non solo per comprare il materiale specifico. È necessario anche finanziare in modo continuativo e corretto i ricercatori, spesso bloccati in contratti a scadenza. Poi l'investimento deve essere cospicuo sul pubblico. Il nostro sistema sanitario nazionale, che era ed è ancora oggi uno dei migliori al mondo, ha subito grossi tagli. Affrontare una epidemia di questo tipo con meno di 300 posti letti di terapia intensiva in Piemonte è stato un errore. Occorre imparare che il privato non è in grado di curare il popolo. Serve un sistema pubblico basato su principi di universalità e di equità”

E infine Silvia De Francia fa un appello contro la violenza di genere: “Oggi che siamo tutti costretti in casa, il mio pensiero va alle donne vittime di violenza. Sono calate le segnalazioni di violenza domestica solo perché le vittime sono bloccate in casa con il loro persecutore. Rilancio, allora, l'invito della ministra per le Pari opportunità e la Famiglia Elena Bonetti. Infischiatevene delle autocertificazioni e uscite di casa a denunciare. Oppure chiamate il numero nazionale antiviolenza 1522”.

Cristina Mazzariello

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