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Cronaca | 14 marzo 2020, 07:20

"Io, torinese a Parigi ai tempi del Coronavirus: Qui rimuovono il problema, ma guardano noi italiani e i cinesi con sospetto"

"Dopo il messaggio di Macron qualcuno sta prendendo coscienza, ma le misure sono ancora vaghe e contraddittorie. Però non possiamo comprare mascherine in farmacia e alcuni supermercati sono già stati svuotati"

Foto: Xavier Cantat

Foto: Xavier Cantat

Serena Reinaldi, 42 anni e un figlio, vive ormai a Parigi dal 2002. In terra transalpina fa l'attrice di teatro e ha vinto anche un'edizione del Grande Fratello locale qualche anno fa. A Torino però c'è ancora la sua mamma ed è rimasta in contatto con tanti amici, con cui in questo periodo sta condividendo notizie e timori, di fronte all'emergenza del Coronavirus. "Giovedì sono state annunciate grandi misure da parte del presidente, Macron, ma venerdì ne sono state annunciate altre e in parte sono contraddittorie con quelle di ieri: non è un momento facile".

Le difficoltà coinvolgono tutti gli ambiti della vita. Ma quello che Serena conosce da più vicino riguarda il suo lavoro: "Ero in taxi per andare a Nantes, per uno spettacolo che mi avrebbe visto sul palco alle 20. Erano le 14 e mi hanno chiamata per dire che saltava tutto: spettacolo annullato e anche le tournée sono a forte rischio. Il danno economico è enorme, per tutte le famiglie delle persone che lavorano nelle compagnie, anche perché per ora lo Stato ha promesso sussidi soltanto a chi si trova in quella che in Francia è definita disoccupazione tecnica, come i ristoranti o simili. Ma poche ore fa sono stati ufficialmente chiusi teatri e cinema".

Ma come viene vissuta la situazione, in Francia?
"Sembra che la gente voglia rimuovere la cosa, anche passeggiando per le strade si vede che si comportano come se niente fosse. Quasi fosse un meccanismo di difesa. Ma c'è da capirli: in Francia ci sono stati due mesi di scioperi selvaggi di fila ed è stato uno choc. La gente è provata".

E per voi italiani?
"Siamo il popolo untore. Se per strada sentono parlare nella nostra lingua si spostano. E lo stesso accade con i cinesi. E pensare che io non vengo a Torino da agosto, da quando sono venuta a trovare mia mamma. Però c'è poca consapevolezza, in generale: minimizzano. Anche io, forse, sto cominciando a rendermi davvero conto di cosa succede in questi ultimi giorni".

E le prime regole che vi sono state imposte?
"Vaghe e contraddittorie. Le scuole chiuse, mentre i locali, i cinema e i teatri rimasti aperti in un primo momento, ma con la raccomandazione di stare a distanza. E poi chiusi, così come è arrivato il divieto di raggruppamenti superiori alle 100 persone. Lo stesso vale per il trasporto pubblico. Ma lo stesso governo per ora si confronta con numeri diversi da quelli dell'Italia, credo che la situazione andrà peggiorando man mano che anche da noi si verificheranno nuovi casi".

E domani, domenica, si vota.
"Sì: hanno mantenuto le elezioni municipali per non venire meno al principio democratico, ma sarà molto complesso. Hanno parlato di penne monouso e accessi uno alla volta al seggio. Credo che però l'affluenza sarà più bassa del normale. E intanto, giorno dopo giorno, forse stringeranno anche qui i bulloni come è già successo in Italia. Il problema è che non hanno fissato una data, che può anche essere spostata, ma a livello psicologico almeno potrebbe aiutare ad andare avanti".

C'è stata la corsa ai supermercati?
"In alcuni sì, ho già notato scaffali vuoti. E nelle farmacie non possiamo comprare le mascherine, riservate a chi fa professioni sanitarie. Così in giro si vedono solo i turisti con le mascherine, soprattutto cinesi".

Cosa farete?
"Ci stiamo preparando: non rimarremo a Parigi. Pensiamo di andare in campagna sperando che finisca in fretta".

Massimiliano Sciullo

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