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Attualità | 26 febbraio 2020, 11:04

L'esperto avverte: «Il Coronavirus incarna paure inconsce, ma il vero pericolo è il panico»

Il professor Luca Steardo, neurologo e psichiatra docente universitario: «La paura è fisiologica, ma senza lucidità si rischia di allontanare l'attenzione dal pericolo stesso». L'allarmismo un meccanismo rischioso: «Nell'era dei social le notizie si amplificano moltiplicando ansie e timori»

L'esperto avverte: «Il Coronavirus incarna paure inconsce, ma il vero pericolo è il panico»

«Il nuovo Coronavirus sta generando una psicosi perché ha incarnato paure inconsce che non trovavano un bersaglio e ne hanno trovato uno preciso, riversando su di esso tutte le nostre ansie. Il modo in cui la popolazione si pone dinanzi ai pericoli, infatti, non è sempre proporzionato al rischio oggettivo, in questo caso c’è un allarmismo ingiustificato con una reazione collettiva, come l’assalto ai supermercati. Lo ha detto professor Luca Steardo, neurologo e psichiatra che insegna Scienze psichiatriche all’Università Giustino Fortunato di Benevento.

«A questo punto va considerato che la paura è una naturale - prosegue l'esperto - e fisiologica reazione emozionale dinanzi al pericolo. Guai se non vi fosse. Per una specie incapace di identificare un pericolo e di affrontarlo per superarlo, o comunque evitarlo, non vi è stato spazio nel processo evolutivo. Tuttavia bisogna che la reazione sia commisurata all’entità oggettiva del pericolo. Una reazione non adeguata, perché eccessiva o insufficiente rappresenta di per sé un rischio, diventa di per sé dannosa. L’assenza di   una serena disamina critica del reale pericolo può generare risposte emozionali prive di fondamento e dannose perché capaci di allontanare l’attenzione dal pericolo stesso. Nel caso specifico il timore dell’epidemia rappresenta l’ancestrale paura dell’ignoto che provoca in ciascuno una reazione regressiva causa dello smarrimento di ogni razionalità». Come sempre ‘il sonno della ragione provoca mostri’ e in questi giorni si assiste ad una caccia all’untore in termini moderni ma non troppo differente nella sostanza in quella descritta nelle pandemie del passato.

Però è tempo di non cedere a pericolosi allarmismi e a sterili psicosi di massa. «Difatti dobbiamo sottolineare – spiega il professor Steardo - che il nuovo Coronavirus appartiene a una famiglia di virus che alberga da sempre negli animali, volatili e mammiferi e ha fatto il salto nell’uomo in una regione, in Cina, dove c’è l’utilizzo a scopo alimentare di animali anche selvatici e dove i boschi sono stati assolutamente depredati dal cemento, come nella contea dove è sorto il virus».

Per quanto riguarda i sintomi, ha detto ancora il professore, «questo virus dà una sintomatologia di tipo influenzale o parainfluenzale ma è nuovo, lo conosciamo ancora poco, non abbiamo una specifica terapia e neanche un vaccino».  Essendo nuovo «non abbiamo sviluppato difese immunitarie per difenderci, come per i virus influenzali o parainfluenzali, per i quali molta parte della popolazione è anche vaccinata».

I dati forniti al momento, indicano che il virus ha un’alta diffusibilità, ma relativamente scarsa letalità nel senso che provoca sintomatologia di tipo influenzale, con tosse, starnuti, impegno delle prime vie aree, dolori ossei e muscolari, stato di stanchezza, può provocare anche nausea (qualche volta), raramente disturbi intestinali. Inoltre solo nel 15% dei casi si ha polmonite e solo il 4% ha bisogno di terapia in reparti di emergenza o rianimativi e per il momento la mortalità pare si attesti fra 2 e 2,5%”.

Chiaramente, secondo l’esperto, «bisogna allarmarsi solo dinanzi a gravi disturbi respiratori e bisogna precisare che il virus è pericoloso per pazienti fragili, quali gli anziani, pazienti con patologie cardiovascolari, diabete, malattie oncologiche o ematologiche, ma, per quello che si sa al momento, la patologia non giustifica particolari allarmismi bensì rigorose regole igieniche per limitarne la diffusione».  

In questo caso ad amplificare il timore sono anche i social network: «Il timore di una pandemia nell’epoca dei social fa sì che il timore si moltiplichi, perché questa iper comunicazione sull’argomento porta ad amplificare le notizie, nonché alla diffusione di molte false notizie». Inoltre ad aumentare le paure «c’è il retropensiero che gli occidentali hanno sulle patologie che arrivano dall’estremo oriente e che porta a vederle come più pericolose. Psicologicamente, se una malattia sorge nei nostri Paesi riteniamo che si possa controllarla meglio, se viene da un mondo lontano, in parte ignoto si amplificano i timori. Per molto tempo in questi giorni si è ritenuto che forse questo virus poteva essere stato generato in laboratorio e questo illustra l’atteggiamento psicologico con cui si sta affrontando questa situazione».  

Certamente l’allarmismo è «generato dalla paura di un pericolo di cui non si conosce l’origine (per molti giorni non è stata chiara l’origine di questo virus) e per il quale si sente dire che non abbiamo armi per difenderci. Tuttavia l’atteggiamento più responsabile è quello di seguire con scrupolosità le indicazioni e i suggerimenti forniti dalle Agenzie e dalle Autorità Sanitarie  nazionali ed internazionali che vigilano  con eminenti esperti sulla  salute  pubblica, non facendoci contagiare da un panico, oggi assolutamente immotivato, in grado solo di deformare i termini e le dimensioni di un problema reale, che, in quanto reale, richiede tanta misura,  tanta competenza  e tanta razionalità per essere affrontato e superato» conclude l'esperto.

Redazione VareseNoi

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