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Cronaca | 25 febbraio 2020, 15:32

Coronavirus, dopo la corsa ai supermercati ora c'è il rischio dieta (e quello dello spreco). Col "mistero" della farina

Da domenica tantissime persone hanno fatto scorta di prodotti. Borgia (Festival giornalismo alimentare): "Attenzione a variare ciò che si mangia, ma anche non buttare via troppo cibo, anche nei ristoranti"

Coronavirus, dopo la corsa ai supermercati ora c'è il rischio dieta (e quello dello spreco). Col "mistero" della farina

Anche questa mattina gli scaffali di molti supermercati torinesi mostravano la faccia di quella che ormai è uno degli effetti "tangibili" del Coronavirus: l'assalto ai prodotti da parte della gente per fare scorta. Uno scenario che si ripete ormai da domenica e che richiede agli stessi centri di grande distribuzione di "rifornire" fin alle prime ore della mattina per quanto possibile.

Da più parti arrivano inviti a desistere da questi comportamenti, difficilmente giustificabili al momento, ma evidentemente l'ansia ha la meglio, almeno in questi primi giorni. E se da un lato i ritmi per chi lavora nei supermercati sono decisamente fuori dal comune, dall'altro si va incontro anche ad almeno un paio di  rischi: quello dello spreco di cibo e quello di una dieta male assortita.

Proprio alcuni dei temi-cardine del Festival del Giornalismo alimentare che si è celebrato a Torino nella sua edizione 2020 solo pochi giorni fa. "Ci prepariamo a un periodo in cui la dieta non sarà di certo sana, almeno stando a quello che si è potuto vedere in questi giorni andando a fare la spesa", commenta Massimiliano Borgia, ideatore e direttore del Festival. "E francamente su alcune scelte sono rimasto anche stupito".

A sparire dagli scaffali, infatti, sono stati prodotti a lunga conservazione (a volte lunghissima) come pasta, passata di pomodoro, tonno e legumi in scatola. "Ma anche il latte - dice Borgia - così come il sale. Ecco, sul sale sono stupito: andiamo sempre di più verso un'alimentazione senza o con poco sale, non capisco perché la gente ne abbia fatto scorta. Lo zucchero invece non è stato quasi toccato. Ma è piuttosto inspiegabile pure la farina: è chiaro che si tratta di un alimento essenziale, ma quasi nessuno ormai, tranne qualche mamma o nonna, è in grado davvero di realizzare cibi partendo dalla farina. Tutto ormai si fa con basi già preparate. E poi mancano i forni adatti, in casa: con quelli standard, al massimo, ci si può fare i biscotti".

Discorso a parte meritano verdura e carne. "E' vero che sono alimenti che si consumano in fretta, ma che alla peggio si possono conservare nel surgelatore. Però se sono sparite anche tante insalate e formaggi freschi, in questo caso il rischio che li si debba buttare via è alto. Un rischio che si moltiplica per i ristoranti: loro devono per forza avere robuste scorte di fresco, ma se si conferma il calo di questi giorni, proprio a causa dei timori da Coronavirus, allora saranno davvero costretti a buttare via molto cibo. Una risposta attendibile potremo averla solo tra qualche settimana, osservando la raccolta differenziata dei rifiuti e in particolare dell'umido".

L'altro aspetto in gioco, invece, riguarda l'alimentazione in sé. "Non si possono mangiare solo scatolette e cibi a lunga conservazione per troppo tempo, altrimenti ne va di mezzo la dieta delle persone - ammonisce Borgia -. Non sarà un'alimentazione sana, questo è sicuro. Questo è forse il momento in cui le istituzioni per prime dovrebbero fornire indicazioni precise su cosa comprare e in quali modalità consumarle, soprattutto con le scuole chiuse e tante persone a casa".

Massimiliano Sciullo

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