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Cronaca | 12 luglio 2019, 13:31

Dopo il taglio del nastro arriva il primo appuntamento con la Cappella Mandina di Grugliasco

Il presidente della Cojtà, Colognese: “Portare a nuova vita questo tesoro del passato restituendolo alla comunità è il modo migliore di dargli luce perché significa farlo diventare un punto di riferimento e d’incontro per tutti”

Dopo il taglio del nastro arriva il primo appuntamento con la Cappella Mandina di Grugliasco

Dopo il taglio del nastro due settimane fa e 440.000 euro per restaurarla, la Cappella Mandina di Grugliasco torna a rivivere ed apre le porte grazie alla Cojtà Gruliascheisa che, insieme alle associazioni “Cascine aperte onlus” e “Gerbido in festa”, ha vinto il bando pubblico proponendo una programmazione che domani, dalle 16 alle 19, darà avvio ad un lungo calendario d’iniziative che contribuiranno a restituire alla collettività questo patrimonio ritrovato di fine Seicento facendolo rivivere sul territorio.

“Portare a nuova vita questo tesoro del passato restituendolo alla comunità – spiega il presidente della Cojtà Andrea Colognese – è il modo migliore di dargli luce perché significa farlo diventare un punto di riferimento e d’incontro per tutti in grado d’ospitare eventi culturali di qualunque genere”.

Domani si comincia con delle visite guidate alla scoperta della storia del sito: la Cappella Mandina è immersa in una realtà ancora rurale capace di creare un’atmosfera d’altri tempi, un’oasi di pace e tranquillità. La Mandina è una zona formata da una casa padronale, da un’ampia cascina e, separata da una stradina campestre, dalla Cappella di gusto guariniano; la proprietà conserva il nome di Giovanni Pietro Mandina, mercante e fornitore dell’esercito regio, che l’acquistò nel 1741 e l’ampliò facendo erigere la Cappella intitolata alla SS.ma Vergine, a san Pietro apostolo e a san Giacomo Maggiore. L’aspetto quasi monastico della casa padronale si deve forse ai canonici di san Giovanni di Torino che acquistarono la Mandina nel 1765. Requisita come bene ecclesiastico dal governo rivoluzionario francese, la Mandina venne rilevata poco prima del 1804 da Gianbattista Domenico Nigra, esponente di una nota famiglia torinese di banchieri. Nel 1918 il complesso venne acquistato dagli attuali proprietari.

“Il restauro è una delle tappe – dice l’assessora alla Cultura Emanuela Guarino – del percorso culturale per ricucire il territorio restituendogli un bene comune d’interesse collettivo: è preservandone la ricchezza che la città intende tutelarlo per regalarsi un futuro”.

Dopo le visite guidate ci sarà l’esibizione degli sbandieratori e musici del Gerbido ed un brindisi finale chiuderà il primo appuntamento di un percorso mirato a conferire nuova linfa vitale a questo tesoro del passato. L’ingresso è libero e gratuito e per accedere ad ulteriori informazioni occorre scrivere all'indirizzo cojtà@libero.it.

Massimo Bondì

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