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Eventi | 13 giugno 2019, 18:10

Il divino secondo David LaChapelle illumina Venaria di sacro e profano [FOTO]

La mostra "Atti Divini", nella Citroniera delle Scuderie Juvarriane, espone 70 opere del fotografo statunitense fino al 6 gennaio 2020

Foto: Caption © David LaChapelle

Foto: Caption © David LaChapelle

"Ho bisogno del contatto con la natura, perché mi ci trovo molto bene. Vorrei che le mie fotografie comunicassero la grande confusione che viviamo oggi nel mondo. E che tutti si sentissero collegati da questa magia che è l'arte". Così David LaChapelle ha salutato il pubblico della Reggia di Venaria presentando gli "Atti Divini" che compongono la sua personale.

Settanta opere di grandi e grandissimi formati, tra le più significative dei vari periodi della sua carriera. Nato nel 1963 nel Connecticut, si trasferì a New York all'età di 17 anni, dopo aver frequentato diversi corsi di pittura e sviluppato una personalissima tecnica fotografica, con cui i negativi venivano dipinti a mano prima di essere utilizzati. Assunto da Andy Wharol per l'Interview Magazine, fece ben presto parlare di sé per la sua straordinaria padronanza del colore, la fantasia compositiva delle narrazioni e uno sguardo che andava ben oltre gli schemi tradizionali. 

Il percorso espositivo, all'interno della suggestiva Citroniera delle Scuderie Juvarriane, fino al 6 gennaio 2020, mette bene in luce il climax visivo rivoluzionario dell'artista, testimoniando la profonda rappresentazione dell'umanità che può conduce dentro la natura ma anche contro di essa, fino a far emergere una nuova espressione artistica ambientata in un paradiso colorato.

"Ospitare LaChapelle - ha dichiarato Paola Zini, presidente del Consorzio delle Residenze Reali Sabaude - è la giusta interpretazione dello spirito che sta vivendo ora la Reggia, come luogo della contemporaneità. Una grande residenza sabauda in cui convivono tanti linguaggi diversi".

La mostra presenta i lavori più iconici che hanno contribuito a far diventare LaChapelle uno degli artisti più influenti al mondo, emblematico per la capacità di narrarsi e raccontarsi attraverso la fotografia e in relazione con le manifestazioni più significative della civiltà occidentale, dal Rinascimento al contemporaneo ed oltre.

Tra le opere più significative, certamente Rape of Africa (2009) che ritrova Naomi Campbell come una Venere di Botticelli ambientata nelle miniere d’oro dell'Africa e Showtime at the Apocalypse (2013), un ritratto della famiglia Kardashian che rappresenta non solo la famiglia stessa, ma le nostre paure, le ossessioni e i desideri che vi si riflettono.

Sono in mostra anche le vivaci ed elettrizzanti serie Land SCAPE (2013) e Gas(2013), progetti di nature morte in cui LaChapelle riunisce oggetti trovati per creare raffinerie di petrolio e le loro stazioni di servizio interconnesse e poi presentarle come reliquie in una terra bonificata dalla natura.

Al centro del percorso espositivo troviamo Deluge (2007) in cui LaChapelle rende contemporaneo l’affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina. A seguire lavori come Awakened (2007) e Seismic Shift (2012) rivelano scene legate alla divinità nel mondo moderno.

Questa mostra, Atti Divini presenta per la prima volta alcune opere inedite della nuova serie di LaChapelle New World (2017-2019) che rappresenta lo stupore dell’artista per il sublime e la ricerca della spiritualità in scene di utopia tropicale.

Curata da Denis Curti e Reiner Opoku, con il progetto allestitivo di Giovanni Tironi, la mostra è organizzata da Civita Mostre e Musei con il Consorzio delle Residenze Reali Sabaude, in collaborazione con Lavazza.

"Per me gli atti divini si ritrovano nelle cose più semplici - ha commentato LaChapelle -, come una passeggiata in un bosco, una qualsiasi gentilezza, un pensiero. Finita questa esperienza, tornerò nella mia giungla". 

Manuela Marascio

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