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Economia e lavoro | 22 aprile 2019, 06:40

Ecco come cambiano i metodi di investimento degli italiani

Gli italiani nel campo degli investimenti sono stati sempre particolarmente cauti per proteggere il risparmio e non esporsi a inutili rischi

Ecco come cambiano i metodi di investimento degli italiani

Gli italiani nel campo degli investimenti sono stati sempre particolarmente cauti per proteggere il risparmio e non esporsi a inutili rischi. Negli ultimi tempi l’economia globale è entrata in una fase di stallo che ha fatto diminuire la fiducia nei mercati e allontanato gli investitori orientandoli su beni rifugio e depositi a bassa redditività ma esenti da rischi. La battaglia commerciale tra UsaEuropa Cina, la Brexit, la crisi in Libia e il sostanziale rallentamento delle economie più forti nel mondo induce i mercati ad essere cauti e potrebbe acuirsi la corsa all’oro dei mercati verso questo bene rifugio che ha più volte rappresentato l’ancora di salvezza degli operatori finanziari.

Gli italiani negli ultimi anni hanno modificato in modo sostanziale la scelta dei prodotti finanziari dove investire i propri soldi a vantaggio di sistemi più redditizi o abbandonando forme d’investimento, come i titoli di stato, sempre meno affidabili e redditivi. Nel corso degli ultimi 10 anni gli investimenti in obbligazioni e titoli di stato sono calati del 62%, segno che quella fiducia che ha accompagnato le famiglie negli anni del boom economico ha perso la sua spinta propulsiva e si è rivolta verso altre soluzioni.

Nel complesso investimento e risparmio sono cresciuti del 25% ma il dato potrebbe essere falsato dalla grande quantità di conti correnti che sono stati aperti tra il 2011 ed il 2013 dopo gli obblighi a pensionati ed altri lavoratori dipendenti imposti dal governo Monti. I dati significativi sono quelli che riguardano prodotti ad alto rischio come le azioni dove la crescita dal 2013 è stata solo del 7% mentre dal 2008 è del 33%. Questi dati potrebbero far pensare che questo tipo di investimento è in crescita mentre gode di una crescita fisiologica e non di fiducia; difatti gli italiani hanno spostato il loro interesse in massa sui fondi comuni che in dieci anni sono cresciuti del 212% portando da 160 a più di 500 miliardi gli investimenti per questa tipologia di prodotto, abbastanza sicuro e con una buona redditività.

Secondo blogfinanza.com che spiega come investire oggi in borsa in questa guida, i fondi comuni sono un prodotto finanziario che ha avuto larga diffusione. I motivi alla base di questa propensione vanno ricercati nell’equilibrio che riescono a garantire nel tempo senza essere esposti a fluttuazioni dannose. Questa tipologia di investimento tende a diversificare il portafoglio del cliente per tenerlo ancorato il meno possibile dalla fortuna di un singolo pacchetto azionario, titolo o valuta; inoltre sia le società che le operazioni che le stesse portano avanti sono costantemente monitorate e controllate dalla Consob e dalla Banca d’Italia.

I prodotti finanziari più scelti dagli italiani, però, sono quelli assicurativi che, sebbene siano cresciuti “solo” del 71% rispetto al 2008, si sono attestati al primo posto nella speciale classifica degli investimenti di casa nostra. Il valore complessivo degli investimenti nei prodotti assicurativi ha raggiunto i 1000 miliardi e un quarto del totale degli investimenti nel nostro paese a fronte di una quota che nel 2018 rappresentava il 18% del totale.

I dati analizzati fanno anche tramontare una falsa convinzione sulla tendenza tutta italiana di affidarsi a prodotti postali e bancari a basso rendimento ma solidi e sicuri. I vecchi depositi perdono il 14% degli investimenti e si allontanano sempre di più dalle preferenze delle famiglie che grazie a principi, strategie e regole che nel corso degli anni si sono evolute e raffinate hanno permesso un’analisi congiunta e corretta della tolleranza del rischio e degli obiettivi di guadagno. Le conoscenze finanziare sono aumentate e hanno permesso al nostro sistema di evolversi da un sistema “conservativo” come quello degli anni ’90 ad un mercato molto più propenso al rischio.

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