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| 17 marzo 2019, 16:00

"Siamo teatranti e sul palco facciamo politica": le donne di Almateatro festeggiano 25 anni

Una fitta rassegna di eventi e spettacoli celebrerà l'anniversario della compagnia fino a maggio. Gabriella Bordin: "Qui trova espressione la parola femminile che si batte per i diritti"

"Siamo teatranti e sul palco facciamo politica": le donne di Almateatro festeggiano 25 anni

Italiano imperfetto, umanità autentica, radici profonde ben ancorate al suolo. E poi sogni, lotte, forza di volontà e cose, tante, da dire a gran voce. Di questa pasta sono fatte le donne di Almateatro, da 25 anni narratrici di storie nella nostra multietnica società torinese. Un percorso tutto al femminile partito nel 1993 all’interno del Centro Interculturale Alma Mater, volto a costruire relazioni e scambi tra differenti appartenenze, dare spazio in scena ad altre lingue, contrastare il razzismo. Un’esperienza che col tempo ha coinvolto le comunità migranti della città come attori principali, cavalcando dinamiche e mutamenti storici.

Quando abbiamo cominciato – racconta la regista Gabriella Bordinil nostro intento era soprattutto quello di sostenere le donne tramite l’arte, perché la condizione femminile non doveva essere relegata solo all’ambito sociale o lavorativo. Eravamo delle semplici teatranti, si pensava che l’esperimento si sarebbe concluso lì, sul nascere. E invece l’abbiamo portato avanti, dando forma a una realtà all’epoca unica in Italia”.

Un amore per la scena, quello di Gabriella, nato da ragazza, ai tempi in cui Torino veniva travolta da boom economico, immigrazione meridionale, contestazione sessantottina, anni di piombo, lotte in fabbrica. E poi il femminismo, la controcultura, il teatro che voleva essere la via alternativa alla comunicazione corrente, farsi mezzo di contrasto e denuncia. “All’inizio eravamo un gruppo di circa venticinque donne. Il fatto di salire sul palco e recitare nella loro lingua le faceva sentire realmente protagoniste. Si narravano episodi autobiografici, attinti dalla vita di ciascuna, fino a quando il registro non è cambiato del tutto. Volevamo andare oltre”.

Un approccio all’arte drammatica affiorante dalla ricchezza della trasmissione orale, in gran parte intrisa di epos migratorio, mai retorica né didascalica. Un continuo farsi e disfarsi della parola-testimonianza, seguendo il mutamento del reale nel quotidiano. “Il gruppo negli anni si è stabilizzato – spiega Gabriella – e, a seconda degli spettacoli, il lavoro portato avanti è stato differente. Abbiamo sviluppato un nostro metodo e una peculiare cifra stilistica, completando spesso la drammaturgia con ricerche e azioni corali”.

Attingendo al vastissimo repertorio della compagnia – ora composta da Adriana Calero, Enza Levatè, Suad Omar, Elena Ruzza, Vesna Scepanovic, Maria Abebù Viarengo e Flor Vidaurre –, emergono opere che tracciano l’evoluzione del rapporto donna-arte così come Almateatro l'ha sempre inteso.

Dagli esordi con Righibè (1994), partitura di ricordi ed emozioni dalle origini lontane – Africa, Sud America, Filippine, oltre a diverse regioni italiane – a Storie sommerse (1998), frutto della ricerca 1492: Percorsi, migrazioni e storie curata dalla stessa Gabriella Bordin e Rosanna Rabezzana, con la collaborazione di Rita Artuffo. Fino ad arrivare a Scarti (2004), ambientato in una discarica urbana, dove di continuo vengono rovesciate valanghe e tre esistenze si incontrano: tre donne che, per motivi diversi, si trovano a loro volta a essere “scartate” dal mondo di fuori. E, ancora, tra gli ultimi lavori, La giovine Italia (2016), nato nell'ambito del bando MigrArti promosso dal MIBACT per riflettere sul rinnovamento culturale della società contemporanea, in particolare il rapporto tra prime e seconde generazioni di madri e figlie.

Non siamo professioniste, ma il nostro lavoro è un atto politico”, afferma Gabriella. “Partecipando al Festival delle Migrazioni, ad esempio, ci siamo rese conto di quanto poco si conoscesse la realtà migratoria a Torino. Si parla di migranti come se fossimo ancora negli anni Novanta, ma la società si è evoluta. Per questo è importante dare spazio alle donne in un contesto artistico come il nostro. Facendo teatro tutte hanno modo di esprimersi, comunicare pensieri e opinioni, mentre altrove non potrebbero. In questo noi difendiamo i diritti della donna e ci battiamo per essi: raccontando il vissuto, la discriminazione nella società”.

Per celebrare questo quarto di secolo, Almateatro ha elaborato un ricchissimo programma di appuntamenti e incontri da febbraio a maggio. Eventi pensati per ricordare quanto realizzato nel passato ma anche, e soprattutto, per ridefinire l’attuale contesto di lotta, in nome di un cambiamento culturale più che mai necessario in questo periodo storico.

Il prossimo sarò nella sede originaria da cui tutto è cominciato: mercoledì 20 marzo Alma Mater (via Norberto Rosa 13/a) dalle ore 17 ospiterà la proiezione del documentario su Righibé, al suo debutto al Teatro Adua di Torino nel 1994, e, a seguire la presentazione del libro di Erika Bernacchi Femminismo interculturale. Una sfida possibile? L'esperienza delle associazioni interculturali di donne in Italia. Inoltre, fino al 19 marzo è possibile visitare la mostra allestita alla Casa del Quartiere di San Salvario sui 25 anni della compagnia.

Il programma completo è disponibile al sito: www.almateatro.it

Manuela Marascio

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