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Economia e lavoro | 12 marzo 2019, 09:27

Esplode il caso Blutec: ai domiciliari i vertici dell'azienda, accusati di malversazione ai danni dello Stato

L'azienda ha tre stabilimenti anche a Rivoli, Beinasco e Asti, dove lavorano circa 300 persone. Basso (Uilm): "Preoccupazione per i dipendenti"

Esplode il caso Blutec: ai domiciliari i vertici dell'azienda, accusati di malversazione ai danni dello Stato

Sembra essere esplosa, la bomba-Blutec. Dopo i sinistri scricchiolii delle ultime settimane, che avevano messo in allarme sia i sindacati che il mondo della politica, questa mattina è stata la Guardia di Finanza a fare il proprio ingresso in scena all'interno della vicenda che riguarda una delle maggiori aziende dell'indotto auto (anche torinese).

Blutec in Piemonte ha stabilimenti a Rivoli, Beinasco e Asti. Ma le radici della vicenda affondano a Termini Imerese, storico ex stabilimento Fiat che ha sperato nel rilancio, tramite il nuovo marchio. E addirittura il vicepremier Luigi Di Maio aveva fatto visita sul posto, per cercare di vederci chiaro in una situazione in cui, negli ultimi tempi, i ritardi nei pagamenti dei salari erano stati piuttosto diffusi. 

Da qui gli appelli dei rappresentanti dei lavoratori, ma anche dei parlamentari (tra cui la deputata grillina piemontese, Jessica Costanzo, che fa parte anche della Commissione lavoro). Ma alle prime ore della mattina di oggi negli uffici dell'azienda sono arrivate la notifiche di arresti domiciliari per i vertici. E l'intera società - con sede proprio a Rivoli - è stata sequestrata.

Le accuse nei confronti di Roberto Ginatta e Cosimo Di Cursi sono di malversazione ai danni dello Stato. Per loro, anche un provvedimento di interdizione della durata di 12 mesi. Sotto sequestro anche beni per oltre 16,5 milioni di euro.

“Le vicende giudiziarie che coinvolgono la Blutec sono un ulteriore segnale negativo di una situazione che appariva compromessa già da mesi”. Così Dario Basso, segretario generale della Uilm di Torino, in merito alle notizie di oggi che riguardano l’azienda. “La Uilm di Torino – dice Basso – esprime preoccupazione per la sorta degli oltre 300 lavoratori impiegati nei siti di Rivoli, Beinasco e Asti e auspica che vengano messe in atto tutte le misure a tutela dell’occupazione”.

E da Fim, il segretario torinese Claudio Chiarle aggiunge: "Dopo l'intervento della GdF e gli arresti dei vertici Blutec abbiamo chiesto un incontro al Mise. L'azienda ha fatto sapere che l'attività prosegue. È un film già visto con la vicenda Rossignolo che purtroppo si ripete quando le mission produttive non sono chiare e le sostenibilità finanziarie sono deboli". 
La domanda di incontro al ministero è stata inoltrata da Fim insieme a Uilm e Fiom, in un documento a firma dei rispettivi rappresentanti Uliano, Ficco e De Palma. 

E anche dal mondo della politica arrivano reazioni. "In questi mesi siamo sempre stati al fianco dei lavoratori della Blutec, che impiega oltre 300 lavoratori in Piemonte. L'obiettivo del Governo, fin dall'inizio, è stato quello di prorogare la cassa integrazione per il 2019 e dare tempo all'azienda di rilanciarsi con un nuovo piano industriale per salvaguardare tutti i lavoratori. Purtroppo oggi capiamo il perché dei tanti ritardi e dei mancati investimenti da parte dell'azienda: l'arresto dei vertici conferma tutte le perplessità di questi mesi. Per questo la decisione del ministro Di Maio di contattare l'amministratore giudiziario per salvaguardare tutti i livelli occupazionali rappresenta il primo e fondamentale passaggio per tutelare i lavoratori, le vere vittime di questa storia, che questo Governo non abbandonerà". Così in una nota Jessica Costanzo, portavoce del MoVimento 5 Stelle in commissione Lavoro alla Camera.

redazione

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