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| 14 febbraio 2019, 12:08

Segnale Rai, il Piemonte drizza le antenne, ma restano ancora grandi zone d'ombra: uno su 5 resta con la TV spenta

In alcune aree le trasmissioni non raggiungono addirittura un residente su due. Boeti: "Incomprensibile e insopportabile che dopo tanti anni questo argomento sia ancora sul tavolo"

Segnale Rai, il Piemonte drizza le antenne, ma restano ancora grandi zone d'ombra: uno su 5 resta con la TV spenta

Sembra un tema vecchio e già sentito. Ma quel che è certo è che continua a vedersi poco. Nel senso del segnale Rai, che nonostante i progressi tecnologici, il segnale digitale, le parabole e tutto il resto, ci sono ancora tanti piemontesi - troppi - che nel 2019 non vedono ancora le trasmissioni Rai. Tra comuni montani e collinari, la percentuale di chi non riesce a vedere la TV è del 19%. Va lievemente meglio (13%) nei Comuni "parzialmente Montani". Lo dice l'indagine del Corecom, che ormai dal 2013 tiene sotto controllo questo argomento.  E le prospettive non incoraggiano, visto che la tendenza vede le frequenze sempre più indirizzate all'uso di smartphone, piuttosto che alle trasmissioni televisive.

"Trovo incomprensibile che dopo tanti anni una questione così sia ancora sul tappeto - commenta Nino Boeti, presidente del Consiglio Regionale - ed è ovvio che la gente si lamenti, visto che la televisione è strumento di informazione per i cittadini, ma anche una compagnia per le persone più anziane, che vivono in zone isolate. Servono ipotesi e soluzioni. Visto che siamo nell'epoca che grazie a Facebook io posso parlare con mia zia in Australia".

"È una delle facce di quel problema più ampio che impone di trovare uniformità tra territori metropolitani e aree più isolate, così come i trasporti o la sanità - dice Alberto Avetta, sindaco di Fossano Canavese e presidente Anci -. Ed è davvero Incomprensibile. Ci sono anche situazioni in cui si vede la Rai, ma magari il Tgr della Lombardia. E verso chi ha investito la propria vita e i propri affetti in aree disagiate compie un ruolo sociale importante e abbiamo il dovere di avere una attenzione particolare nei loro confronti, abbiamo dei doveri in più".

Attualmente in Piemonte gli impianti di diffusione del segnale nazionale gestiti dalla Rai sono 28, cui se ne aggiungono altri 110 per il segnale regionale. Altri 159 sono gestiti da Comuni e Unione di Comuni.

Alcune delle situazioni più gravi riguardano la valle di Lanzo (20%) e la Valsusa, dove il segnale Rai è un mistero per il 26% degli abitanti. Ma si sale addirittura al 32% tra i Comuni dell'alta Langa, al 41% tra i Comuni del Monviso, fino al clamoroso 58% della Valle Elvo. Numeri che fanno sembrare quasi dei privilegiati i Comuni dell'Ossola e il loro misero 2%. Non confortanti invece neanche le situazioni del Monregalese (16% senza segnale) e del Cebano (13%).

"Non ci siamo inventati che la tv non si vede, non è certo una fissazione di questo o quel Sindaco. È un problema che, unito a quello della telefonia mobile, dimostra la fragilità delle politiche di investimento dei grandi operatori, a partire da Rai e da Tim. Non investono e lasciano scoperte intere porzioni di territorio alpino e appenninico. Ci ha sorpresi molto, stamani, nel convegno promosso a Torino dal Corecom, sentire dai vertici di RaiWay che tutto funziona benissimo e che i dati per i quali 600mila piemontesi non vedono i canali Rai non sono realistici. In realtà, va pure peggio. Di giorno in giorno la situazione peggiora e a farne le spese è chi vive nelle valli". Così Roberto Colombero, membro della Giunta Uncem, Sindaco di Canosio e Presidente dell'Unione montana Valle Maira.

È stato molto incisivo l'intervento di stamani in via Alfieri, Sala Viglione, nel denunciare i disservizi. "Si superano solo con investimenti - ha detto Colombero - fatti d'intesa con gli Enti locali. Tim e Rai hanno garantito un servizio solo in alcune aree del Piemonte, e dell'Italia, quelle a più alta densità di popolazione. Nelle valli, non fosse stato per le Comunità montane, oggi Unioni montane, con grandi investimenti in ripetitori, la situazione sarebbe ancor più drammatica. Va detto che noi il Tgr, ad esempio, lo apprezziamo, è a noi vicino e vogliamo vedere quello del Piemonte, non quello della Lombardia o della Campania. Va anche ricordato che vi sono operatori privati del settore televisivo locale che investono loro risorse per garantire capillarità di ricezione. Non sembra così invece per i big player, come Rai e Tim. Il dialogo con gli Enti locali, con Uncem, si costruisce solo a fronte di impegni. Chiari e concreti. Investimenti, in un accordo che evita di dire 'tutto va bene, vi state sbagliando'. Le difficoltà che abbiamo nel vedere la tv e a telefonare con i cellulari sono evidenti. La politica regionale e nazionale deve intervenire subito, non rimanga in un angolo a guardare schermi 4K cubettosi o senza segnale...".

Massimiliano Sciullo

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