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Politica | giovedì 08 novembre 2018, 08:51

Venaria, continua il duello tra Casa Pound e il sindaco: "Falcone dimettiti"

Striscione affisso nella notte dai militanti che ormai sono in aperta polemica con il primo cittadino dopo i fiori deposti per i morti della RSI (e fatti rimuovere)

Venaria, continua il duello tra Casa Pound e il sindaco: "Falcone dimettiti"

“Rubi i fiori, cancelli i commenti: Sindaco Falcone, dimettiti!”. Non conosce pause la polemica-telenovela tra Casa Pound e il primo cittadino del Movimento Cinque stelle.
Nella notte, come ormai abitudine consolidata, i militanti hanno affisso uno striscione che accusa il sindaco della città della Reggia, dopo i fatti che risalgono ormai a qualche giorno fa, quando alcuni fiori erano stati deposti al cimitero per i morti della Repubblica Sociale Italiana e l'amministrazione li aveva fatti rimuovere.
Gli stessi fiori erano poi stati messi ancora una volta e non si erano risparmiati i botta e risposta tramite social, con tanto di rischio di carte bollate.
Fino a ieri notte, quando Casa Pound è tornata in azione, attaccando lo striscione.

“Abbiamo affisso questo striscione per evidenziare la disonestà di un comportamento indegno della carica istituzionale che Falcone riveste”, spiega Gaetano Cuttaia, referente di CasaPound per Venaria Reale. “A Venaria assistiamo quotidianamente al degrado della nostra città: aggressioni nei parchi, strade dissestate, spazi lasciati all'abbandono, il soffitto della Scuola De Amicis che cade a pezzi. Ma evidentemente, invece di risolvere i problemi che ci affliggono, la priorità di questo sindaco è quella di rubare fiori ai morti, in nome di un antifascismo di cui si fa paladino.” 

“Falcone è un degno rappresentante del Movimento Cinquestelle, un partito che si sta rivelando per quello che è: il braccio istituzionale di antagonisti, Anpi e balordi dei centri sociali”, tuona Matteo Rossino, responsabile torinese del movimento della tartaruga frecciata. “Questi cultori dell'antifascismo sono arrivati a oltraggiare con gesti meschini la memoria dei morti, pur di esprimere la loro ossessione patologica per il fascismo: in fin dei conti, sono loro i veri nostalgici.”

rg

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