/ Economia e lavoro

Che tempo fa

Cerca nel web

Economia e lavoro | lunedì 08 ottobre 2018, 11:24

FCA, a Mirafiori e Grugliasco produzione giù del 31 e del 23,3%. Fim: "Si parta con gli investimenti 2018-2022" (VIDEO)

Il dato complessivo alla fine del terzo trimestre cala del 3,6% in tutti gli stabilimenti italiani. Uliano: "Ci preoccupa soprattutto l'universo Maserati"

FCA, a Mirafiori e Grugliasco produzione giù del 31 e del 23,3%. Fim: "Si parta con gli investimenti 2018-2022" (VIDEO)

Scricchiolii sinistri per l'automotive torinese, dopo nove mesi 2018 che su scala nazionale hanno fatto segnare un -3,6% per la produzione FCA.

Un dato che è andato ad aggravare il -2,5% del giro di boa e che peraltro gode dell'effetto contrappeso di Melfi, che da solo cresce del 13,1% e che ha volumi tali da limitare un effetto che altrimenti sarebbe ben peggiore. Ma complessivamente siamo si fronte a una novità, visto che dal 2012 in poi si era sempre registrato un crescendo, con un 2017 particolarmente vivace. "Ora però questo dato ti preoccupa - commenta Ferdinando Uliano, segretario nazionale di Fim CISL - e ribadiamo che è necessario partire con gli investimenti in tempi brevi. L'attesa ha rallentato e spostato l'asse temporale di quanto previsto e oggi, con i cambi al vertice di FCA e la fase si assestamento, non ci sono più alibi per non implementare il piano industriale".

E a preoccupare, oltre a Pomigliano d'arco, ci sono proprio Mirafiori e Grugliasco. Nei due stabilimenti torinesi, infatti, il calo della produzione è stato rispettivamente del 31% e del 23,3%. Un calo diffuso tra Levante, Quattro Porte e Ghibli. "E anche a livello occupazionale si è registrato un calo, pur non avendo mai raggiungo la piena occupazione in precedenza, con situazioni di ammortizzatori sociali che vanno ad aumentare, laddove non si esauriscono. Le nostre stime dicono che la percentuale dei lavoratori coinvolti è salita dall'8 all'11%. E anche se non siamo più nelle condizioni del 2014, quando la percentuale era del 27, la tendenza è preoccupante".

Tornando alla produzione, più che la fine della MiTo, preoccupano i volumi in calo di Maserati. E Torino condivide questi timori con i colleghi di Modena. "Gli annunci sono iniziati a febbraio 2017 - dice Uliano - ma poi si è sempre posticipato di tre mesi in tre mesi, ma ora è necessario avere chiarezza sulla data di partenza degli investimenti. Altrimenti si rischiano effetti ancora più pesanti sull'occupazione".

Una situazione delicata: "Il piano precedente parlava di prima occupazione e pieni volumi, ma il 2018 annuncia cali di produzione sul 2017 e aumento degli ammortizzatori sociali - conclude il segretario nazionale Fim CISL - ma anche se alcuni fattori sono legati ad andamenti di mercato, è necessario aprire un confronto con il Gruppo, puntuale, incontrando l'ad Mike Manley e il nuovo responsabile Emea, Pietro Gorlier".

Incognite anche sul fronte delle motorizzazioni, tra fine del diesel e nuove modalità di propulsione. "L'orizzonte temporale è fissato al 2021, ma siamo di fronte a un fenomeno di accelerazione e i provvedimenti previsti in Europa non aiutano, anche per quanto riguarda l'indotto, non solo di FCA. Ridurre le emissioni ci trova assolutamente d'accordo, ma bisogna evitare ripercussioni severe sull'occupazione nel metalmeccanico e nell'automotive"

Infine Magneti Marelli: "Siamo per lo spin off, che mette in sicurezza stabilimenti e occupazione, mentre ci preoccupano eventuali trattative e vendite a un terzo soggetto perché non ci sarebbero le stesse certezze sulle garanzie".

Massimiliano Sciullo

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore