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Politica | domenica 22 luglio 2018, 18:36

Rivoli, un ricordo che dai martiri del fascismo tocca le vittime nel Mediterraneo

Una cerimonia partecipata ha visto autorità e istituzioni ricordare la figura di Severino Piol e Giuseppe Neirotti. Dessì: "Tra i partigiani nessuno sarebbe contento oggi di vedere un'Italia piena d'odio"

E' un momento importante per la città di Rivoli quello che si è tenuto stamattina al Centro d'Incontro Neirotti - Piol, in quella che una volta è stata la "casa del fascio" e che ai giorni nostri è destinata a nuova vita nel ricordo di due caduti rivolesi che hanno dato grande dimostrazione di libertà ed eroismo proprio ai tempi del fascismo.

Il silenzio, il rispetto e la commozione sono stati gli ingredienti principali di questa mattinata dedicata al ricordo. La mattina del 26 luglio 1943, il giorno dopo la caduta ufficiale fascismo, Severino Piol, insieme a Giuseppe Neirotti, nel tentativo di dare l'annuncio della fine del regime, avvenuto con l'arresto di Mussolini e sostituito da generale Badoglio, si recò alla casa Littoria, dove fu ferito mortalmente dal custode della palazzina, Borcic, che impugnò la pistola poiché, disse successivamente, si era sentito minacciato. In quell'occasione perse la vita anche un altro personaggio, molto conosciuto nell'ambiente rivolese, Giuseppe Meotto.

Alla commemorazione erano presenti numerosi rivolesi, così come è stata grande anche la partecipazione delle autorità presenti come presidente del Consiglio Regionale, Nino Boeti, il sindaco Franco Dessì, assessori e consiglieri comunali, il presidente del Centro d'Incontro, Domenico Pozzato e il coro alpino.

"Severino Piol fu il primo dei fratelli a cadere, ma la forza della sua famiglia è giusto che sia ricordata nel tempo. Brigida, la madre, in quegli oscuri anni perse il marito e tutti e quattro i figli, ma non smise mai, finché in vita, di portare la sua voce e la sua testimonianza di sopravvissuta, partecipò ad ogni manifestazione fino al commovente incontro con il padre dei fratelli Cervi", ha detto Pozzato.

"Non è solo un appuntamento dell'agenda politica, ma è un appuntamento del cuore", ha sottolineato Nino Boeti, ricordando che il 2018 è un anno molto importante per la memoria, che non va mai dimenticata, soprattutto in questo periodo storico che sembra sempre più assomigliare ad anni già visti, anni già sofferti.

Nel 2018 si commemorano i 100 anni dalla fine della Prima Guerra Mondiale, ma si ricorda anche l'80esimo anniversario della promulgazione delle leggi razziali, volute e sostenute da Mussolini, che Boeti ha definito "una delle più grandi vergogne italiane". Questo secolo però è stato anche l'inizio di un grande cambiamento: 70anni fa nacque la Costituzione italiana in cui padri fondatori e moltissime donne, tra cui solo 21 elette, pensarono di mettere nero su bianco tutti gli ideali e le speranze per un'Italia migliore, a misura di dignità d'uomo, affinché il ventennio passato sia una storia da non ripetere. Boeti ha concluso il suo intervento pensando ai giorni nostri, sostenendo che il ricordo è tale solo se portato avanti e sempre attualizzato,"Nelson Mandela nel 1994 ci ha dato una grande lezione di democrazia, dopo la fine della dominazione dei "bianchi", si era interrogato che punizione potesse essere data a quelle persone che negli anni avevano torturato, schiavizzato e ucciso la popolazione locale in nome di una legittimità razziale. Mandela non scelse la via della vendetta, ma istituì il Tribunale del Perdono". La giustizia quindi doveva diventare perdono alimentandosi d'amore, ed è grazie a questo amore che si evitò lo scatenarsi della guerra civile.

A conclusione di questo raccoglimento il sindaco Franco Dessì ha ribaditoche "i partigiani non sarebbero orgogliosi oggi di vedere un'Italia piena d'odio e nuovamente spaventata dal diverso, dall'altro". E ha aggiunto: "Sono sicuro che non ci sarebbe stato nessun uomo che avrebbe permesso che esseri innocenti morissero in mare poiché rei di essere di diversa nazionalità" e ha ricordato come molti partigiani dell'epoca aprivano le loro case, senza essere mai vinti dal timore, a chiunque fosse in difficoltà offrendo riparo e cibo  mettendo in pericolo non solo la propria vita ma anche quella della loro famiglia in nome di una libertà che oggi sembra essere dimenticata.

Virginia De Meo

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