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Eventi | 18 luglio 2018, 07:23

Venaria come New York: dopo il Guggenheim, anche alla Reggia una mostra su moto e arte (FOTO)

“Easy Rider”, che apre al pubblico oggi, sarà allestita fino al 24 febbraio 2019. Con 50 motociclette in dialogo con quadri, foto e filmati. E c’è anche la Moto Guzzi rossa di Ligabue, insieme al suo autoritratto

Venaria come New York: dopo il Guggenheim, anche alla Reggia una mostra su moto e arte (FOTO)

La passione di Antonio Ligabue per le moto è storia nota, un aspetto del suo carattere reso celebre dallo sceneggiato Rai che esaltò il talento di Flavio Bucci, nei panni dell’artista emiliano. Ma quella motocicletta fu dipinta dallo stesso Ligabue nel quadro “Autoritratto con moto”, datato 1953, che ritrae il pittore a bordo del suo bolide. È forse questa una delle accoppiate più interessanti della mostra “Easy Rider”, che apre al pubblico oggi alla Reggia di Venaria Reale, dove sarà visitabile fino al 24 marzo 2019, e che raccoglie 50 motociclette di diverse epoche e provenienze, messe in dialogo con quadri, foto e filmati. Un lavoro certosino di ricerca messo in piedi dai tre curatori: Luca Beatrice, Stefano Fassone e Arnaldo Colasanti.

Ed è così che esplorando il percorso espositivo, che si snoda lungo la Citroniera delle Scuderie Juvarriane, ci si può imbattere nella moto di Ligabue, posizionata di fianco a quel quadro del ’53. Due pezzi simbolo del pittore di Gualtieri, che sono anche una bella fotografia di un capitolo della storia dell’arte italiana. Il senso della mostra è questo, utilizzare la motocicletta non come un oggetto, aspetto sottolineato da Luca Beatrice, ma come un modo per interpretare un periodo storico o un fenomeno. E ci sono altre opere note, come “Accelerazione = sogno” di Mario Merz e “9 mq di pozzanghere” di Pino Pascali, oppure “Rosso Guzzi e Rosso Gilera” di Alighiero Boetti, la scultura “Vejo” di Giuliano Vangi e la serie fotografica inedita di Gianni Piacentino, dal titolo “High Speed Memories”, con scatti realizzati tra il 1971 e il 1976.

È una mostra, realizzata dal Consorzio delle residenze reali sabaude con Arthemisia, che si inserisce nel programma di “allargamento” sottolineato dalla presidente del consorzio, Paola Zini, alla quale ha fatto eco il direttore, Mario Turetta, parlando di progetto “vasto”. Vasto, in effetti, come i collegamenti e le suggestioni che arrivano dalla mostra, oltre alle collaborazioni con gli enti, dal Museo dell’Automobile al Museo Nazionale del Cinema, giusto per citare i torinesi. Un’esperienza interessante sottolineata dalle istituzioni come il Comune di Venaria e la Regione Piemonte, con l’assessora Parigi che ha elogiato la forte “apertura mentale” della Reggia.

Moto e arte, insomma. Centauri che arrivano in piazza della Repubblica a bordo dei loro gioielli, poi parcheggiati nel cortile che si apre di fronte al Centro del restauro. Un approccio che fa seguito alla celebre mostra “The Art of Motocycle”, che fu ospitata vent’anni fa dal Guggenheim di New York e che, all’epoca, fu accolta con scetticismo e curiosità. “Ringraziamo i collezionisti – ha spiegato Stefano Fassone – senza i quali non sarebbe stato possibile tutto questo”. “Nel viaggio in moto – ha concluso Arnaldo Colasanti – quel che conta è convertire se stessi, la liberazione, qui, vale più della libertà”. E di liberazione, in mostra, ce n’è parecchia. 24.000 km di “liberazione” sono stati percorsi dalla Vespa di Giorgio Bettinelli, ad esempio, che ha viaggiato così da Roma a Saigon e ha raccontato tutto nei suoi libri. Ma si trovano anche rimandi a grandi opere cinematografiche, come, naturalmente, “Easy Rider” di Dennis Hopper, oppure “La grande fuga” di John Sturges, con Steve McQueen alla guida di una Triumph Bonneville simile a quella esposta a Venaria.

 

Paolo Morelli

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