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| venerdì 15 giugno 2018, 07:00

Parafrasi del calcio moderno

Come quella del Var, capace di sospendere emozioni, cori e applausi, in attesa del responso.

Parafrasi del calcio moderno

Simon Kuper, autore di ‘Football Against The Enemy’ (“Calcio contro il nemico"), sostiene che ‘il calcio è un gioco, ma anche un fenomeno sociale. Quando miliardi di persone si preoccupano di un gioco, esso cessa di essere solo un gioco’.
Verità innegabile.
La trasmutazione è ormai avvenuta e ce ne siamo accorti non solo per il venire meno della giovinezza, ma perché aspettare i giocatori fuori dagli allenamenti per condividere autografi e foto, scavalcare i muraglioni della Curva per entrarvi senza biglietto, accendere torce e fumogeni all’ingresso delle squadre in campo, correre a casa per assistere a Novantesimo minuto, sono ormai ricordi di un Calcio pionieristico che non c’è più.
La realtà è spasmodica: un miscuglio di leggi e normative che disciplinano, regolano e limitano l’attività del tifoso. Tifare è ormai sinonimo di rigidi compartimenti atti a regolamentare l’afflusso, la permanenza e lo sfollamento dallo Stadio.
Prima ancora di portare una bandiera in Curva, occorre consultare gli appositi regolamenti, attenendosi a standard e misure imposte. L’autorizzazione dei ‘formati eccezionali’, ovvero al di sopra delle misure consentite, è subordinata ad apposita domanda, vagliata e autorizzata da Questura e Società calcistica.
Le sciarpe devono essere ‘politicamente corrette’, così come è inibito l’ingresso di maglie, felpe, spille e cappellini di gruppi i cui striscioni con tanto di nome apposto, risultano diffidati. L’acquirente occasionale del merchandising è avvertito: si compra a proprio rischio e pericolo e, in caso di Gruppo in ‘black list’, la t-shirt acquistata fuori dai cancelli può essere utilizzarla come pigiama, non di sicuro allo Stadio.
L’accendino in tasca trovato nella perquisizione all’ingresso, è di fatto l’oggetto del reato’, secondo la teoria per cui il suo lancio dalle gradinate può essere molto più dannoso del Motorola prima generazione, solo perché sprovvisto di Sim card. Potere della tecnologia.
Come quella del Var, capace di sospendere emozioni, cori e applausi, in attesa del responso. Spesso sbagliato, peraltro. E sorge il dubbio: è più accettabile una decisione arbitrale, seppure errata, presa nel contesto del gioco, o quella decretata dopo un’attenta e approfondita analisi video del replay dell’azione?
Se la decisione, frutto della razionalità e delle sensazioni percepite nell’attimo fugace possono essere oggetto di accuse arbitrarie, che dire a seguito di consultazione a video e conferma della decisione errata?
Se poi moviolisti, commentatori e opinionisti si prodigano in algoritmi mentali per motivare l’ingiustificabile, siamo di fronte non alla morte del Calcio, ma all’eclissi dello stesso.
Simili a folle smaniose in attesa del manifestarsi dell’eclissi anulare, spesso rimaniamo attoniti in attesa del gioco, auspicandolo spoglio delle sovrastrutture che lo rendono fenomeno sociale.
Per un Calcio, d’antan, di cui rimarremo perennemente innamorati. Perché, parafrasando Francesco Caramagna, se chiedi agli uomini come sia vestita la sposa, ti diranno ‘di bianco’. Di un gol in uno stadio, ti descriveranno persino il fruscio dell’erba e il sibilo del pallone nell’aria.

Beppe Franzo

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